Non sono descrivibili le emozioni che ho provato a segnare una meta e ricevere il premio di Man of the match

seen from United Kingdom
seen from China
seen from Sweden

seen from United States

seen from Sweden
seen from Sweden
seen from Ecuador

seen from Australia
seen from Italy
seen from Germany

seen from United States

seen from Sweden

seen from Türkiye

seen from Germany
seen from United States

seen from United States
seen from Italy
seen from United States
seen from Malaysia

seen from United States
Non sono descrivibili le emozioni che ho provato a segnare una meta e ricevere il premio di Man of the match
Ciao babbo.
Fra pochi giorni è Natale.
Il nostro primo Natale diverso.
Quello in cui tu non sarai seduto a tavola con noi, ma dentro di noi.
Che detta così sembra quasi una frase giusta, una di quelle che aiutano a reggere.
Poi però arriva la realtà.
La sedia vuota.
E anche se nessuno lo dice, tutti la guardiamo almeno una volta.
Perché l’assenza ha sempre un posto preciso dove sedersi.
Stiamo imparando a fare i conti con questa realtà nuova e strana.
Uno spazio che non si misura in distanza, ma in parole che restano in gola.
Sei nei silenzi che arrivano troppo presto la sera.
Nei telefoni che non squillano.
Nel pensiero automatico di dire “poi glielo raccontiamo”, e subito dopo ricordarci che non funziona più così.
Il dolore vero è accorgersi di chi continui a pensare anche quando non puoi più abbracciarlo, e allora lo tieni stretto ai tuoi sogni.
La vita va avanti, dicono.
Ed è vero.
Va avanti anche quando non glielo chiedi.
Anche quando ti sembra scortese.
Va avanti senza guardarti in faccia mentre tu stai ancora cercando di capire come si respira adesso.
Ci si alza, si lavora, si ride pure.
E a volte questo ci fa sentire in colpa.
Come se la felicità fosse una mancanza di rispetto.
Come se stare bene volesse dire averti lasciato indietro.
Invece stiamo capendo una cosa, babbo.
Che non te ne sei andato per renderci tristi.
E che se oggi, ogni tanto, riusciamo ancora a stare bene, non è perché ti abbiamo dimenticato, ma perché qualcosa di te continua a vivere nel modo in cui stiamo al mondo.
Ti ritroviamo nei gesti che facciamo senza pensarci.
Nel modo in cui ascoltiamo.
Nel modo in cui stiamo zitti.
Nel modo in cui proviamo a non fare rumore quando qualcuno ha paura.
La stessa paura che avevi tu in quegli ultimi giorni dove ci siamo fatti sangue per farti sapere che eravamo lì a scorrere dentro di te.
A volte ci viene da sorridere.
Perché ci sentiamo dire frasi che sappiamo benissimo da dove arrivano.
E pensiamo: “Ecco, questa l’hai detta tu per una vita e adesso esce dalla nostra bocca.”
Non è sempre poesia.
A volte è stanchezza.
A volte è rabbia.
A volte è quella domanda semplice e feroce: “Ma perché proprio adesso?”
Ci sono giorni in cui l’assenza pesa.
Altri in cui è più leggera.
Altri ancora in cui arriva all’improvviso, come una mano sulla spalla mentre stai pensando ad altro.
Quell'istante non avvisa.
Entra quando abbassi la guardia.
Stiamo imparando che mancare non vuol dire sparire.
Che si può essere lontani e allo stesso tempo vicinissimi.
Che ci sono presenze che non hanno più bisogno del corpo per farsi sentire.
Ci sono amori che diventano più forti proprio quando smettono di poter essere dimostrati.
Ti faccio ridere.
L'altro giorno dovevo riparare la stufa e non sapevo dove mettere le mani.
Sai bene quanto sono pessimo nei lavori manuali.
Ho cercato il numero di un tecnico poi ho pensato: ma che figura ci faccio col babbo?
E allora ci ho provato.
Era solo un po' di silicone intorno a un vetro.
Prima ne ho messo troppo poco, poi troppo e basta.
Pulisci, togli metti, riprova, impreca, smadonna e riprova.
Un lavoro di mezz'ora ci ho impiegato mezza giornata.
Ma sembra che regge.
Lo so che da lì ridevi come un pazzo.
A un certo punto ti ho anche detto: “Aoh! Ma che te ridi! Qui si sta consumando una tragedia!"
Questo Natale sarà diverso.
Non peggiore.
Diverso.
Sarà fatto di ricordi che fanno male e di altri che scaldano.
Di nostalgia, sì.
Ma anche di gratitudine.
Perché averti avuto è stato un privilegio.
E perderti non cancella quello che siamo stati.
Lo rende eterno.
Se oggi sappiamo stare accanto a chi soffre, se sappiamo restare anche quando è scomodo, se proviamo a essere gentili pure quando nessuno guarda, è perché da qualche parte ci hai insegnato come si fa.
Quindi tranquillo, babbo.
Ci pensiamo noi adesso.
A tenerti vivo nelle cose piccole. In quelle che non fanno rumore.
E quando a Natale ci sederemo a tavola e per un attimo farà un po’ più freddo, sapremo tutti la stessa cosa, anche senza dirla: Che non sei più dove ti cercavamo, ma sei in ogni posto in cui manchi.
(Andrew Faber)
Il ponte e il mare
_
@ioenina
All under the Purple Banner
Since I did that Babble Model the other day I figured I should do a Babble The Brave Version as well!
Babble is owned by @snapscube!
I dedicate this doodle to the very first isekai I ever got into after listening to its opening nonstop for hours :')
Andiamo per negozi a fare le foto porno nei camerini?
E poi giretto nei negozi di intimo per scoprire che il miglior reggiseno per te è: le mie mani
Babbo, che eri un gran cacciatore di quaglie e di fagiani
Caccia via queste mosche che non mi fanno dormire
Che mi fanno arrabbiare...
🥀
Wake me up when September ends...
8th day of each month I dedicate to my father and his words of wisdom.
My father Aleksandr Kornev passed away 8th April 2021.
.
Caro papà, anche questo mese dedico l'ottavo giorno alla tua saggezza.
8 giorno del mese è dedicato a lui e alle sue parole.
Grazie papà!
.
8 числa каждого месяца я вспоминаю папу Корнева Александра Петровича и его "крылатые фразы"
Его не стало 8 апреля 2021 г.
Спасибо, папочка, за твою мудрость!
.
.
.