Una birra per sportivi con loghi di squadre di calcio e non solo, questa Bombeer prodotta da Birra Castello: morbida e fresca, da compagnia.
Bombeer x Inter (Fabbrica in Pedavena per Bombeer Srl)

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Una birra per sportivi con loghi di squadre di calcio e non solo, questa Bombeer prodotta da Birra Castello: morbida e fresca, da compagnia.
Bombeer x Inter (Fabbrica in Pedavena per Bombeer Srl)
Elisabetta Canalis parla per la prima volta: «Separata ma non divorziata, vivo un nuovo amore in punta di piedi» «Chi mi sta vicino ha saputo capire il momento delicato che stavo attraversando», Elisabetta Canalis per la prima volta parla della sofferta separazione dal marito Brian Perri e della sua nuova avventura accanto al campione mondiale di kick... Continua a leggere.. https://www.eva3000.com/elisabetta-canalis-parla-per-la-prima-volta-separata-ma-non-divorziata-vivo-un-nuovo-amore-in-punta-di-piedi/?feed_id=2862&_unique_id=658f0ffa8da45
@christianvieri & @costy_caracciolo Outside @armani During Milan Fashion Week S/S 2020 . . . . #armani #giorgioarmani #ArmaniStars #bobovieri #christianvieri #costanzacaracciolo #milanfashionweek #milanofashionweek #mfw #fashionblog #fashionblogger #fashiondaily #fashiondiaries #fashiongirl #fashionista #fashionlover #fashionphotography #fashionpost #outfitoftheday #instafashion #look #styleblog #ootd #outfit #streetstyle #stylish #womensfashion #streetwear #streetphotography (presso Milan, Italy) https://www.instagram.com/p/B8ZvXzbormU/?igshid=jkn9jf0nfa46
@novaracalcio1908 VS @acmonza #Selfie da veri BOMBER con @christianvieri ———————————————————— #calcio #novara #monza #bobovieri #bomber #chiamarsibomber #nuara #novaravsmonza #smile #provinciadinovara #amazing #picoftheday #photography #italy #italianboy #amazing #followme (presso Stadio Silvio Piola) https://www.instagram.com/p/B7OtlWkibm2/?igshid=9hsfpx1kksf3
Da un lato uno dei calciatori che hanno fatto la storia, dall’altro @n.ventola 😜👍 • • • • • • #solodorinogiteinbarca #bomber #seriea #ventola #bobovieri #bobosummercup (presso Dorino gite in barca) https://www.instagram.com/p/B0y44OSCxa5/?igshid=1s8p8uwjlg7y6
Fare strame
Non abito in una casa enorme, addirittura da qualche stanza si possono scorgere l'interno e il mobilio di un'altra. La abito settimanalmente, seguendo riti ben precisi a seconda degli impegni: se torno tardi, se torno presto, se torno dopo cena, se torno dopo l'allenamento. La settimana trascorre così. Abito e occupo alcune stanze di casa mia con una densità di spazio e tempo più densa a seconda del giorno della settimana in cui mi trovo, svolgendo mansioni e attività che "vanno fatte". Il giovedì, però, sposto il computer dallo studio, stanza nella quale lavoro e scrivo quotidianamente (o perlomeno cerco di farlo), alla sala da pranzo. Il motivo è semplice, si sta avvicinando il weekend e quindi anche la casa e la sua abitabilità si stravolge, per quanto riguarda regole e indicazioni. So che dal venerdì sera alla domenica pomeriggio occuperò, assieme a mia moglie, prevalentemente cucina e salotto, quindi traslo ciò che mi serve in quelle aree. Il primo concerto a cui andai da solo era nel parcheggio del Filaforum di Assago. Presi il treno con alcuni miei compagni di classe dell’epoca, era una domenica mattina di sole, era giugno. Avevo diciassette anni ed ero un ragazzo. Arrivammo a Milano Centrale e ci perdemmo alla ricerca del pullman che ci avrebbe portato in periferia. Io indossavo una maglietta di un gruppo che avrei visto quel giorno, chiesta in prestito apposta ad un mio compagno di classe che non aveva potuto essere dei nostri, qual giorno. Pantaloni corti con le tasche laterali, scarpe alte, da ginnastica, che avevo usato durante la preparazione atletica quell’anno, soldi contati. Raggiungemmo il parcheggio dove era stato allestito il palco, un gruppo stava già suonando. I punk tiravano calci alle bottiglie di vetro lasciate per terra, bevevano vino in cartone seduti sui muretti e facevano la fila per andare in bagno al bar dell’Autogrill all’interno del Filaforum. Urlavano, parlavano ad alta voce, erano vestiti di nero, erano tutti più grandi di me. Il pavimento era sudicio, si pulivano la bocca con i tovagliolini di carta strappandoli dai portatovaglioli disposti ordinatamente sul bancone dal personale. Non sapevo se ammirarli o meno, ma avrei dovuto compiere una scelta, seguita da una domanda. Era quello il mio interesse, in quel momento? Mi avrebbe accompagnato per tutta la mia vita? Christian Vieri è sempre stato un giocatore malinconico che cercato sino all’ultimo di coltivare i propri interessi. Il resto è pura facciata, una facciata che altri hanno voluto tinteggiare per lui. Malinconico come le domeniche pomeriggio al mare. Quando si svuotano i paesi di villeggiatura e la gente fatica nei bar e nei ristoranti, sforzandosi di non pensare alla strada verso casa. I padri si alzano dai tavolini grigi e luccicanti, appoggiandosi e facendosi forza con le braccia, indossando vestiti scelti apposta per essere comodi durante per il viaggio, ridendo forzatamente, pensando allo spazio delle proprie abitazioni che non hanno potuto occupare durante quei pochi giorni di tregua, occupato in loro assenza da polvere e aria di casa. Chissà cosa potrà essere successo, in loro assenza, alle piastrelle del pavimento appena lucidate dalla donna delle pulizie che fa sei ore a settimana senza però stirare i vestiti. Chissà se i bollini del supermercato saranno ancora lì dove li avevano lasciati dopo la spesa della settimana. Christian Vieri nacque a Prato e passò una stagione a Madrid, con L’Atletico, segnando un gol a partita. L’anno successivo a quella strabiliante stagione andò alla Lazio marcata Cirio e si trovò a condividere l’attacco con le personalità imponenti di Salas, Mancini e Igor Protti, mancando per un soffio, di un anno, lo Scudetto targato Nedved. Quando iniziò a giocare nell'Inter ad aspettarlo c’erano Keane, Ronaldo e Recoba, invece. Anche se scarsa di risultati, quella fu l’Inter più divertente di sempre. Vieri ne fu il principale protagonista, sempre presente.
Perché Vieri è stato un giocatore capace di occupare lo spazio. Come quando spostiamo gli oggetti da una stanza all’altra, come quando ci muoviamo per la prima volta in un ambiente che poi avremmo iniziato a frequentare assiduamente. Che fosse andando a recuperare un gol calciando dalla linea di fondo oppure di coscia dopo un rimpallo durante un Derby di Milano quando a Milano erano ancora gli anni della nebbia, andando a festeggiare con Ventola sotto gli occhi impassibili di Cúper. Oppure che fosse al Vélodrome di Marsiglia, lanciato da Del Piero verso la porta della Norvegia, Christian ha sempre avuto la forza di crearsi lo spazio vitale. Nel calcio come nella vita, quella vita che ci è sempre sembrata così spensierata ma che in realtà è stata molto più vicina alle nostre di quanto avessimo potuto immaginare. Se Vieri, a livello internazionale, non sia considerato uno tra i più grandi centravanti di sempre, forse, è a causa forse di questa sua attitudine scapata e spensierata. Non da campione, non da uomo. Credo invece che il motivo sia da ricercare, invece, in quel maledetto Mondiale del 2002, in Corea del Sud. Segna una doppietta facile all’Ecuador, ci illude contro la Croazia e poi, agli ottavi, segna su calcio d’angolo contro i padroni di casa, dopo aver sgomitato alquanto con i due centrali orientali, che salivano troppo verso la linea del centrocampo. Zittisce il pubblico, con il dito davanti alla bocca. Shhh, la palla è entrata, avete visto, padroni di casa? Sembrava andare tutto bene, sembravamo quasi ai quarti, ma poi avvenne quello che tutti sappiamo. Per Christian, fu l’ultima partita disputata in un Mondiale. Aveva giocato nel 1998 ma non prese parte della vittoriosa spedizione in Germania nel 2002: Lippi non lo convoca, nonostante le cose all’Inter non stessero andando poi così tragicamente. Se Vieri non avesse sfruttato la sua inottemperanza, in campo come fuori, non ce lo ricorderemmo forse nemmeno noi, nella mischia di tutti centravanti che abbiano giocato nei nostri campionati. Non è mai stato un giocatore giudicabile sulla qualità ma sulla quantità. Sempre presente, sempre lì, sempre in bilico tra la scelta di correre e quella di difendere il fortino. Vieri ci insegna dare importanza alle domande sul quando e il quanto, non sul dove o il come: ha viaggiato tanto, d’altronde, sin da bambino: i luoghi non hanno importanza per un centravanti come lui, forse l’ultimo centravanti alla italiana che abbiamo avuto. Segnò un gol di destro, nell’arsura di Marsiglia, a sbrogliare una partita che non si degnava di voler acquisire importanza, facendo strame della difesa norvegese avanzando con un passo innato, inseguendo una palla dalle retrovie che ad alcuni sembrava troppo lenta e ad altri smisuratamente veloce. Un gol di destro coronato da una delle esultanze più magiche di tutta la Nazionale Italiana di Calcio, che si va mettere alla pari assieme a quelle due, le più conosciute, di quando vinse i Mondiali nell’82 e nel 2006: lui e Del Piero a guardarsi negli occhi con le gambe incrociate. Un’inottemperanza che l’avrebbe accompagnato per tutta la vita.
Con il grande Alvaro Recoba , campione di solidarietà #bobosummercup #bobovieri #hernancrespo #inter #francescapiccinini #giuliaarena #missitalia #alvarorecoba (presso Marina di Ragusa)
Thanks @christianvieriofficial #bomberone #numberone #bobovieri #miamibeach🌴 #oceandrive #usa2k18🇺🇸 (presso Miami Beach, Florida)