OpenStreetMap per fermare il traffico di ghepardi
Dietro le foto patinate dei cuccioli di ghepardo sui social si nasconde un mondo oscuro. Con meno di 7.000 esemplari in natura, il ghepardo (Acinonyx jubatus) è una delle specie più minacciate al mondo, e il commercio illegale di cuccioli vivi, specialmente nel Corno d'Africa, ne sta decimando le popolazioni. I bracconieri sottraggono i piccoli alle madri mentre queste sono a caccia e li destinano al mercato del lusso come animali da compagnia esotici, a un costo che può arrivare fino a 50.000 dollari per esemplare. Tra il 2020 e il 2023, questo commercio è aumentato del 50%, rappresentando una minaccia concreta alla sopravvivenza della specie.
Ora, però, una nuova metodologia sviluppata da un team di ricerca potrebbe finalmente aiutare a monitorare e interrompere il traffico illegale di ghepardi, con un approccio innovativo a tre livelli. Gli scienziati stanno mappando non solo le rotte di traffico, ma anche le popolazioni di ghepardi non ancora documentate, combinando i modelli di distribuzione delle specie preda, l’idoneità dell’habitat e una rete di traffico basata sui dati di OpenStreetMap.
Il primo passo consiste nel localizzare le prede dei ghepardi, come gazzelle e antilopi, essenziali per la loro sopravvivenza. Per farlo, il team ha utilizzato Maxent, un metodo di apprendimento automatico, per incrociare i dati di presenza delle specie preda con variabili ambientali come clima e copertura del suolo, mappando così le aree più adatte a sostenere i ghepardi. Questo passaggio consente di identificare le zone chiave per la conservazione e, purtroppo, anche quelle più vulnerabili al bracconaggio.
Sulla base di questi dati, i ricercatori hanno sviluppato un Indice di Idoneità dell'Habitat (HSI) specifico per i ghepardi, che evidenzia le aree dove la loro sopravvivenza è maggiormente probabile. Questo modello permette di individuare le aree con le condizioni migliori per ospitare popolazioni stabili e di identificare i luoghi a rischio di traffico, favorendo interventi mirati.
Infine, è stato costruito un modello per comprendere come i trafficanti trasportano i ghepardi dalle aree di origine, spesso remote, fino ai mercati della Penisola Arabica. Integrando i dati di OpenStreetMap su strade, porti e punti di confine, i ricercatori hanno individuato le rotte terrestri e marittime più probabili e i principali punti di transito. Grazie agli strumenti di ottimizzazione delle rotte, sono stati mappati i percorsi più caldi del traffico, permettendo alle forze dell’ordine di pianificare interventi strategici nei punti di passaggio critici, come porti e confini meno sorvegliati.
Questo modello rappresenta una svolta per la conservazione, non solo perché consente di mappare e monitorare le rotte di traffico, ma anche perché ha permesso di identificare ghepardi che finora sfuggivano alle ricerche, dando a scienziati e conservazionisti un quadro più completo della situazione. Grazie a questa scoperta, abbiamo finalmente in mano un sistema che permetterà di proteggere una delle specie più iconiche dell’Africa e di offrire alle comunità locali uno strumento per difendere le proprie risorse naturali.
A Presto e Buona Scienza!
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