Un atomo opaco.Sono io, sotto questa calotta grigia.Ogni attimo è estremamente sofferto, pare un’eternità, mai avevo vissuto così solo.In questi secondi infiniti - e qui signora Fisica, dominatrice del Tempo e dello Spazio, qui non puoi altro che sussultare, forse bestemmiando tra te e te, forse insultando quell’oltracotante di Bergson (prima di lui forse eri più certa del tuo dominio sulla totalità del tempo) e voi, uomini di scienza ragionieri delle umane passioni non potete altro che lanciarvi subito in una folle ricerca di quale reazione chimica a livello nervoso abbia causato siffatte sensazioni nel soggetto senziente che non sarei altro che io - ebbene - perdonate la divagazione, ma avevo proprio voglia di farla - ebbene^2, in questi paradossali secondi infiniti tutto cambia, io, falena impazzita sotto questa lampada di solitudine, cerco la distrazione in tutti gli oggetti, in tutti i modi.
Ma la cosa più sorprendente è il momento in cui te ne accorgi: stavo aspettando che l’acqua bollisse. Pare un comportamento abbastanza di routine. Ma non era così: stavo fissando l’acqua sul fuoco, fissavo le bollicine che piano piano salivano, le fissavo perchè erano l’unica frizzante compagnia di questa cena.
Fu così che le cose cambiarono.
Mi iniziai a stupire, a far distrarre da cose semplici, banali: il luccichio dell’acqua in bottiglia (è ancora qui che danza, un passo ad ogni battuta sulla tastiera), le fluide forme del formaggio sciolto sui tortellini [flusso di coscienza: orologi molli --> te] , un fastidioso odore nei pressi del terrazzo.
Forse è per questo che ho scritto. Ma qui rimandiamo al mio primo post.
La verità forse è un’altra però. O forse non è tutta quella lì (che, stando nella riga subito sopra pare darsi un tono saccente). [Ecco, di questo parlavo, tutto si anima, mente mia, cosa fai pur di liberarmi?]
In realtà mi sono rivolto a questo infinito papiro bianco, questo papiro bianco che si è srotolato sul mio schermo, che io sto riempiendo, senza in realtà riempirlo mai (si insomma, l’insieme Papiro non ha un massimo, e neppure un estremo superiore, e neanche un maggiorante, è una rotaia infinita) soltanto perchè non è che un altro modo per entrare in contatto con Lei, con colei che detiene le chiavi del mio cuore e della mia esistenza, di quella dama, quella dama ricciuta, che so essere l’unica capace di leggermi l’anima, capace di dipanare la matassa della mia persona. Per questo ho scritto, per aprirmi al mondo, per aprirmi a Lei.
Perchè ora posso solo questo.
Perchè questi neri caratteri, forse sfregi sul candore di un foglio, possono parlarle.
Perchè queste lettere possono farci stare insieme.
Perchè queste lettere possono farla entrare nella mia anima. E così potrà sentire il calore di quell’abbraccio che mai si scioglierà.
Le Parole ci uniscono. Nelle Parole ci si ama.