seen from China

seen from United States

seen from United States
seen from Sweden
seen from China
seen from China
seen from Germany
seen from China
seen from Singapore
seen from Israel

seen from Malaysia

seen from United States

seen from United Kingdom
seen from United States

seen from Georgia
seen from United States
seen from Tunisia

seen from United States
seen from Lithuania
seen from Türkiye
(ri-)perle di bordin
bordin-line del 27 luglio 2018 Lo sgombero del campo-nomadi romano Camping river, deciso dalla sindaca Virginia Raggi dopo un incontro col ministro Salvini si può definire, secondo il noto aforisma, peggio che un crimine, un’idiozia. L’ordinanza che motiva l’atto di forza parla di “ragioni igienico-sanitarie” ma l’esito non imprevedibile della operazione consegna alla città un centinaio di persone, fra cui molti bambini e qualche neonato, che si accamperanno dove meglio potranno con materassi, fagotti e valigie. Le condizioni igienico-sanitarie loro e della città non ne avranno giovamento e certo neanche l’ordine pubblico, motivazione addotta dal ministro dell’Interno. La Polizia locale, che dipende dal Comune, assicura che tutto si è svolto in perfetto ordine senza uso di armi da fuoco di cui peraltro gli agenti non dispongono, ha sottolineato, implicitamente rivendicandole, il loro comandante. Ma qui non si vuole parlare della soluzione dell’innegabile problema dei campi, che è comunque faccenda complicata per qualsiasi amministrazione. E’ interessante la tempistica dell’operazione che si è voluta consacrare all’illegalità ignorando la scadenza fissata dalla Corte Europea, che è il vero bersaglio di una iniziativa che usa i rom come vittime mediaticamente utili. “Non sarà la Corte europea di Strasburgo a bloccare la soluzione di un problema” ha rivendicato il ministro dell’Interno. Del resto già nei giorni scorsi Salvini si era prodotto in una dichiarazione in cui auspicava la chiusura, niente meno, della Cedu. Perché questo vuole. Sgomberare il diritto alla politica e renderlo nomade. da Sette anni di Bordin Line. Massimo Bordin sul Foglio
Mi hanno fatta diventare giudice onorario della Corte Edu ⚖
La storia di Charlie ha catturato già da mesi l’attenzione di milioni di persone. La sentenza di ieri della CEDU è di quelle destinate a segnare in modo importantissimo un tema così tanto delicato. Non è facile, non lo è per i genitori e per chi (legittimamente) dà un determinato significato alla vita. Non lo è stato per i giudici, chiamati a prendere una posizione definitiva sull’argomento. È sempre molto difficile far incrociare il diritto e la morale (o, peggio, la religione). Incrociare legittimo con giusto. Eppure a volte succede; e quando capita bisogna avere il coraggio di continuare a rispondere alle responsabilità nel modo in cui ci sono state assegnate. Io questa volta non so davvero. È veramente difficile e vorrei avere la sicurezza (e la facilità) dei tanti cui sembra ovvia la soluzione (che sia l’una o l’altra).
Accesso abusivo al Conto Privato
La Fine dell'Inquisizione Fiscale: La CEDU impone il Giudice. Senza garanzie, il controllo diventa Reato. La data dell'8 gennaio 2026 segna uno spartiacque storico nel rapporto tra Fisco e cittadino. Con una sentenza che scuote le fondamenta del sistema tributario italiano, la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha decretato la fine dell'accesso indiscriminato ai conti correnti bancari.
Il messaggio di Strasburgo è netto: la lotta all’evasione fiscale non può giustificare la trasformazione della vita finanziaria dei cittadini in una "casa di vetro" priva di tutele. Senza il vaglio preventivo di un giudice, l'indagine bancaria non è più un atto amministrativo legittimo, ma una violazione dei diritti fondamentali.
L'Italia Condannata
Il caso nasce dai ricorsi di due contribuenti italiani (Ferrieri e Bonassisa), i quali hanno subito controlli invasivi sull'intera cronologia dei propri rapporti bancari. Tali controlli sono stati effettuati in base alla prassi consolidata, che permette all'Agenzia delle Entrate di accedere ai dati tramite una semplice autorizzazione interna (firmata da un direttore dell'Agenzia stessa), senza alcun controllo esterno.
La Corte ha stabilito che questa procedura viola l'Articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (diritto al rispetto della vita privata). L'accesso ai dati bancari costituisce un'ingerenza grave nella sfera privata; pertanto, non può essere lasciato alla sola discrezionalità dell'ente che effettua il controllo. Serve un ente terzo: un giudice.
Il Cortocircuito Normativo
Fino ad oggi, la normativa italiana (in particolare l'art. 51 d.P.R. n. 633/1972 e l'art. 32 d.P.R. n. 600/1973) ha permesso all'Amministrazione finanziaria di operare in un regime di autoreferenzialità.
Il problema strutturale evidenziato dalla CEDU è duplice:
- Mancanza di indipendenza: L'ufficio che ordina l'indagine è lo stesso che ne valuta la legittimità. - Assenza di tutela immediata: Il cittadino non ha strumenti per opporsi all'accesso nel momento in cui avviene, potendo difendersi solo a posteriori, e solo se l'indagine sfocia in un avviso di accertamento e ne abbia la capacità economica. Illegittimità Amministrativa e Profilo Penale
La sentenza apre uno scenario inquietante che va oltre il diritto tributario. Se l'accesso ai conti correnti privo di autorizzazione giudiziaria è una violazione dei diritti umani, l'operato dei funzionari che persistono in pratiche arbitrarie o non adeguatamente motivate esce dal perimetro della legittimità amministrativa per entrare, potenzialmente, in quello del Codice Penale.
Analizzando le modalità con cui spesso vengono attivati questi controlli — in assenza di indizi concreti e basandosi su criteri discrezionali — emergono profili di reato che non possono più essere ignorati.
1. Abuso d’Ufficio e di Potere
Nel momento in cui un funzionario o un dirigente autorizza un accesso ai conti senza una motivazione solida, verificabile e, ora, vagliata da un giudice, sta esercitando un potere in modo arbitrario. L'assenza di un filtro terzo permette di utilizzare lo strumento dell'accertamento non per fini di giustizia fiscale, ma per arrecare un danno ingiusto al cittadino o per procurare un vantaggio indebito (statistico o di budget) all'ufficio. La discrezionalità senza controllo diventa, per definizione, abuso.
2. Collusione e Corruzione Impropria
Il sistema attuale, privo di supervisione giudiziaria preventiva, presta il fianco a distorsioni gravissime. La possibilità di decidere "chi controllare" e "chi ignorare" senza doverne rendere conto a un magistrato crea il terreno fertile per la collusione.
I controlli possono essere usati come armi:
- Per colpire: accertamenti mirati verso "nemici" politici, personali o commerciali. - Per proteggere: l'omissione sistematica di controlli verso soggetti "amici" o appartenenti a determinate cerchie di potere.Senza un giudice che verifichi l'equità e la fondatezza dell'indagine, l'azione amministrativa rischia di degradare in favoreggiamento o ritorsione.
3. Concussione
La minaccia, anche velata, di un controllo bancario invasivo ("posso vedere tutto quello che hai fatto negli ultimi anni") pone il cittadino in uno stato di soggezione psicologica. Se utilizzata per ottenere vantaggi o per indurre il contribuente a comportamenti non dovuti, questa leva configura il reato di concussione. Il funzionario pubblico abusa della sua qualità per costringere il cittadino a subire una violazione della privacy non necessaria.
4. Atti Persecutori (Stalking Istituzionale)
È forse il profilo più allarmante. Quando i controlli sono reiterati, ossessivi, sproporzionati rispetto all'eventuale irregolarità (es. acquisire anni di estratti conto per cercare scostamenti minimi) o effettuati "a tappeto" su un singolo soggetto senza tregua, si configura una vera e propria persecuzione.
La sentenza CEDU evidenzia come tali pratiche generino ansia e un senso di impotenza nel cittadino. Se l'azione dell'ente non è giustificata da esigenze probatorie concrete, ma mira a logorare il contribuente, si entra nella fattispecie degli atti persecutori: una molestia continuata che altera le abitudini di vita e crea un perdurante stato di paura.
Serve una Riforma Immediata
L'Italia non può più nascondersi dietro la scusa della lotta all'evasione per legittimare metodi da stato di polizia tributaria. La sentenza CEDU impone un cambio di paradigma:
- Autorizzazione del Giudice: Ogni accesso bancario deve essere vagliato da un'autorità terza. - Motivazione: Non bastano sospetti generici, servono indizi concreti. - Proporzionalità: L'indagine deve essere limitata a quanto strettamente necessario.
Finché il legislatore non interverrà, ogni accesso ai conti effettuato con le vecchie modalità sarà non solo illegittimo, ma esporrà i funzionari responsabili al rischio di denunce penali per i reati sopra descritti. La "zona franca" è chiusa.
“Questo articolo ha beneficiato dell’assistenza di Gemini, un modello linguistico AI”