Se non abitassi completamente isolato in campagna sarei già in appannamento psichico. Negli ultimi cinque anni ho vissuto il territorio in maniera costante non solo come cittadino ma anche come lavoratore, attivista e volontario, questo mi porta ad essere il quadruplo del tempo fuori casa e non fermarmi davvero mai. Adesso comincio a far fatica a ricordare il nome del giorno che passa, non che importi davvero, in fondo ora è tempo solo mio da non dedicare a nulla e nessuno. E così riscopro sentieri fanciulleschi insieme al mio cane ricordando mio nonno e le primarie emozioni, leggo Filippo Strumia agli alberi e al cielo, come segno di graditudine, per l'ossigeno e la continua prima visione delle nuvole, raccolgo more dai rovi come in un film di Comencini, mi sdraio sulle foglie ascoltando il singolo di Bianconi dove dice che, ogni agricoltore, ha il diritto di piantare almeno un albero e sorrido. Il sole troppo caldo di marzo mi fa sentire vivo e oggi conta più di ogni altra cosa.












