" Forse oggi, in questi brutti tempi che corrono, bisogna dire che si parla troppo; era quello che pensavamo; e le troppe parole (pro, contro, su questo, su quello) diventano un rumore indistinto e assordante di fondo, che non cessa mai, dove una persona annega: la televisione fatta di chiacchiere, dei conduttori, dei tanti opinionisti, che Dio li maledica, questi chiacchieroni che predicono anche il futuro e non ci prendono mai; le zuffe dei politici, che Dio li maledica altrettanto, questi burattini faziosi chiusi dentro le loro ideologie; i telegiornali continui sugli infiniti canali, come fossimo sempre sull’orlo dell’irreparabile, e i telegiornali fossero bollettini di un disastro perpetuo: il clima, la pandemia, lo scioglimento dei ghiacci, la deforestazione e tutti questi allarmi di moda, che poi passano, come il buco nell’ozono, che sembrava la fine del mondo ma poi è passato e non se ne parla più. E la musica! continua, ossessiva, nei bar, nei ristoranti, in taxi. E poi internet, che è il regno diabolico delle fesserie sotto forma di informazione, ma su cavolate, che intasano la mente, sommergono, rendono tutto importantissimo, sia una guerra che una crema per la depilazione; un massacro di civili o gli inestetismi della cellulite; una strage di terroristi con centinaia di morti o le tette rifatte di una valletta, o, dicevo io, peggio ancora, le ultime parole di lady Diana, che solo a sentirle mi viene da impiccarmi a una trave, no! lady Diana no! tra tutte le idiozie che ci riversano addosso lady Diana è la più debilitante, sconfortante, assieme agli amori dei vip e di tutti i reali vivi od estinti. "
Ermanno Cavazzoni, Storia di un'amicizia, Quodlibet (collana Compagni Extra), 2026¹; pp. 38-39.









