Disprezzo e derisione (x 2)
Oggigiorno, il bodyshaming fatto a Leopardi sia dai suoi compaesani che dai letterati fiorentini, non sarebbe neppure concepibile. Al tempo, la gente non si vergognava degli insulti fatti, ma solo di quelli subiti; l'unico tentativo possibile di far considerare loro l'errore commesso, era rispondere, letteralmente, "per le rime" (in una sorta di ciò che oggi chiamasi dissing). Specie verso la fine della sua vita, lo ha fatto in un modo caustico che non smette di deliziarmi. Ma, già ventenne, professava la propria fierezza, scrivendo che non avrebbe mai abbassato il capo di fronte al mondo, che non temeva le offese all'amor proprio, che la sua vita sarebbe stata un continuo disprezzo di disprezzi e derisione di derisioni, e che temeva soltanto ciò che gli avrebbe offeso il cuore (inteso come il suo amore verso gli altri).
Ricollegandomi alla sua professione di fierezza e noncuranza verso le offese all'amor proprio, ho interpretato l'espressione "disprezzo di disprezzi e derisione di derisioni" nel senso ch'egli avrebbe disprezzato e deriso il disprezzo e la derisione che il mondo gli avrebbe rivolto. Nel romanzo della Perilli, invece, ho trovato "copiaincollata" l'espressione di Leopardi, ma con la reiterazione di "disprezzo" e "derisione" interpretata come rafforzativo degli stessi termini e non come espressione della volontà di Leopardi di reagire a queste forme di offesa. La Perilli moltiplica il disprezzo e la derisione riversati dal mondo su Leopardi, privandolo, al contempo, della sua fiera capacità di schivarli ponendosi al di sopra di essi. Questa può sembrare una differenza d'interpretazione quasi impercettibile, ma essendo soprattutto un sintomo del pervasivo sadismo che percorre lo scritto di quest'autrice, non ha mancato di saltarmi all'occhio.










