(per dire)
Se magari la smettessimo di valutare il valore di un’opera o produzione artistica in base al suo decennio di appartenenza, anziché concentrarci sulle peculiarità delle singole espressioni e dei relativi autori ed esecutori.
Come se le decadi non fossero un vago contenitore di stili, istanze e talenti eterogenei, anche se influenzati un comune contesto sociopolitico, culturale ed estetico. Come se la penultima cifra di un anno potesse, da sola, indicare con esattezza un contenuto dal valore sempre coerente, univoco e scevro da evoluzioni - o regressioni - al suo interno.
Persino gli artisti stessi sono spesso artefici di contenuti sfaccettati e disomogenei, derivanti da differenti esigenze e volontà espressive, alterni stati psichici ed emotivi, diversi momenti di maturità personale o di capacità tecnica… e via così, con la stessa difficoltà che si trova nel descrivere le persone tutte, così sempre uguali a loro stesse eppure eterne fonti di sorprese, di grandi aspettative per enormi delusioni, o viceversa.
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