Dieci minuti
Quel giorno pioveva forte, rispecchiava pienamente come si sentiva: colma di pensieri ed emozioni contrastanti.
Da circa un'ora aveva appreso che non vi era via d'uscita:la sabbia della vita stava scorrendo troppo in fretta nella sua clessidra. Sarebbe arrivato il momento prima di quello che si sarebbe aspettata e contro ogni previsione medica precedente,ora non restava che decidere come finire.
Decise che mancavano 10 minuti, quei minuti anche se lei non sarebbe stata lì sarebbero rimasti in eterno ricordandola, sorrise riprendendo a camminare lungo la via semideserta di case e strade che si intrecciavano.
Di fronte a sé incrociò una vecchina che trasportava il peso del suo corpo ricurvo coperta dalla sua veste stinta e coperta unicamente da un violaceo scialle di lana e da un giornale sul capo; le si avvicinò coprendola con il proprio ombrello assicurandosi che fosse riparata a dovere.
"Grazie piccina" le vecchietta mostró il ritratto rugoso e sdentato che celava la sua gioventù accettando l'ombrello che la giovane le protendeva.
Era passato un minuto, "meno nove" pensò la ragazza proseguendo il suo cammino.
Dopo circa una ventina di secondi un triciclo andò dritto dritto contro di lei che prontamente afferrò un riccioluto bambino di 3 anni dal viso spruzzato di lentiggini.
Il piccolo piangeva spaventato per l'impatto con la ragazza, così lei risollevò la vettura del piccolo e asciugando amorevolmente il suo visino con un fazzoletto morbido e profumato di lavanda lo applicò con cura sul ginocchio sbucciato rimettendolo in sella nello stesso istante in cui giungeva una donna vestita d'eleganza e conducente al seguito un passeggino imperlato dalla pioggia, che ringraziandola riprese con sé il figlio proseguendo per il loro cammino, mentre la piccola scimmietta lentigginosa sventolava la manina in cenno di saluto.
"Meno otto" appuntò mentalmente.
Passò attraverso un verde viale alberato dove il ticchettio incessante della pioggia andava a formare bizzarre costellazioni gocciolanti sul suo cappotto ambrato.
Mentre procedeva ciacchettante tra le pozzanghere che le infangavano gli stivaletti scamosciati osservava con curiosità gli abitanti del parco e le loro attività ed il suo sguardo si soffermò su un senzatetto acciambellato sulla sua panchina, il quale teneva tra le mani nodose ed incallite un caldo e soffice batuffolo dal musetto umido. Notò che erano entrambi tremanti e che i loro stomaci affamati brontolavano in risposta al vento tagliente che si era andato ad aggiungere allo scrosciare della pioggia.
Gli si avvicinò sfilandosi il cappotto per avvolgere i due sfortunati, successivamente si ripiegò su sé stessa rovistando all'interno del suo zaino finché infine trovò ciò che stava cercando: una busta contenente un panino con prosciutto, una mela, dei biscotti ed una bottiglietta d'acqua. Protese questa piccola ancora di salvezza all'uomo che allungo tremante la mano commosso dalla sua bontà e benedicendone la vita.
"Meno sette" sottrasse dal suo conteggio camminando.
Uscendo dal parco il vento era calato e la pioggia da fitta si faceva più merlettata.
Dirigendosi verso la periferia della città giunsero al suo orecchio una voce alterata e indelicata contro un pianto sommesso, finché avvicinandosi,mano a mano, a queste voci vide una figura piangente che cercava di riappropriarsi della propria cartella ed un bulletto che correva in tondo come un grasso tacchino ondeggiando lo zaino rubato.
Acquattandosi alle sue spalle, favorevole l'effetto sorpresa,la ragazza riuscì a mandare il ragazzo a gambe all'aria lanciando lo zaino al suo proprietario che ancora con il moccio al naso si rialzò correndo nella direzione opposta.
"Meno sei" sospirò la ragazza soffiando sulle mani arrossate dal freddo.
Ormai era quasi arrivata al limitare della città dove un uomo nero come la pece, vestito con una pesante tuta da lavoro usciva da una fabbrica anch'essa annerita con volto atterrito.
"Sta cercando qualcosa signore?" gli chiese.
"Sì ragazza, ho perso la busta contente la paga del mese,come farò a sfamare la mia famiglia?"
La ragazza si mise anch'essa a cercare la busta e finalmente la trovò incastrata nella grata di un tombino. Tempestivamente introdusse la mano e l'estrasse porgendola al suo proprietario.
"La ringrazio" le disse mostrando un sorriso bianco in netto contrasto con la sua ombra scura.
"Meno cinque"
Fatti pochi passi un gattino nero attraversò di filato il suo cammino nascondendosi dietro un albero e seguito poco dopo da un grosso cane, la ragazza prese in grembo il gattino allontanandosi e tenendo lontano il cane con l'utilizzo di un ramo trovato poco distante, andando a depositarlo dinanzi all'orfanotrofio cittadino,dove un gruppetto di bambini stava rientrando all'interno dell'edificio, ma rallentó deliziato alla vista del cucciolo ed accogliendolo tra loro.
"Meno quattro"sussurrò tornando sui suoi passi.
Era ormai arrivata alla stazione ferroviaria,"sarebbe un buon modo andare via potrei andare al mare" pensò ma poi scosse la testa entrando nella stazione e raggiungendo i vari binari.
"1,2,3,4,5,6,7,8,9,10" contó come cantilenando.
"Meno tre"
Si avvicinò ad un binario deserto tranne che per due ragazzi seduti sul bordo.
"Sta arrivando il treno ti prego togliti di lì" supplicava un ragazzo ad una fanciulla sempre più in bilico sul binario
"No ormai ho deciso non ne vale la pena" la ragazza aveva il volto rigato dal pianto,mentre la pioggia era cessata.
Le sì avvicinò pian piano anch'essa
Il ragazzo era sempre più disperato e parlava in modo concitato e sconfusionato cercando di dissuaderla
"Meno due" la ragazza osservava l'orologio della stazione
"ARRIVA!"
"Meno uno"
Un fischio...un arcobaleno...poi nulla.
Sul binario giaceva il corpo di una ragazza, sul bordo del binario, in salvo tra le braccia di un ragazzo, un altro corpo.
Una vita, per una vita,zero,punto di non ritorno.
-umi-no-onnanoko (@umi-no-onnanoko )
















