Yo, que tantos hombres he sido, no he sido nunca aquel en cuyo abrazo desfallecía Matilde Urbach.
Jorge Luis Borges, Le Regret d'Héraclite. Gaspar Camerarius, en Deliciae Poetarum Borussiae, VII, 16.
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Yo, que tantos hombres he sido, no he sido nunca aquel en cuyo abrazo desfallecía Matilde Urbach.
Jorge Luis Borges, Le Regret d'Héraclite. Gaspar Camerarius, en Deliciae Poetarum Borussiae, VII, 16.
POEMA_070_UNA SECUENCIA #secuencia #poema #versos #pareado #distico #dodecasilabos #dodecasílabo #endecasilabo #decasilabo #decasílabo #eneasílabo #octosilabos #octosílabos #octosilabo #octosílabo #verso #escrito #manuscrito #noche #derroche #rumbo #amor #sueños (en General Rodríguez) https://www.instagram.com/p/CCzhSUpFEI8/?igshid=1jgw6u0b1mva6
Somos robôs ligados na autodestruição, só sabemos nos machucar e machucar os outros.
Jotace
Eu perdi sim e bati feio a cara no chão, mas me levantei e hoje estou mais forte disposto a cair de novo.
Jotace.
Imagina um lindo céu azul sobre um mar transparente e as ondas batendo muito de leve nas pontas dos seus dedos. É simplesmente isso que eu vejo e sinto quando olho nos seus olhos.
Jotace
... e chi lo sa se questa cosa che si chiama vita sia solo il sogno della materia non più assopita?
Infinitesima parentesi ove la coscienza squarcia, ad un tratto, un'incommensurabile indolenza?
Miliardi d'anni e d'anni luce del nostro Universo e in esso un breve guizzo di al più un secolo, disperso?
Io credo, invece, che la vita vada sempre a crescere, che il nascere è morire ed il morire un altro nascere;
e un 'occasione non raccolta una notte d'inverno non sia un tesoro perduto, per sempre, in eterno.
Io vivere vorrei addormentato entro il dolce rumore della vita.
Sandro Penna
Elegia ©
Ché mi cerchi, me misera, chiamando vago? Son monca ovunque, ormai. Da dare nulla e da dire non ho! Da tempi innumeri qua nessun vidi. Qual deviazione t’ha portato a me? Guarda, guarda il tuo sviato tabù! Buono l’oblio! Buona la notte! Buono pure il reo fato! Cacciate, infami, questa infangata viltà! Per una piccola mancanza ai piedi, grande lo scotto occorsemi; ed un tale stato mi fissa così. Ma tu chi sei? Sprezzo, qui ti portò? Fùggiti. Niente sei, e sarai tu per me; mia sarò io servitù. Sto qui in un angolo oppressa del mondo, ferma fremendo d’angusto gelo, priva d’albergo…perché?! Perché le belle han sempre pene? Forse frigido è il bello? Forse real bellezza senza costumi s’avrà? Donna sono, ma non femmina facile. Cenci or che tengo unici miei salvati, part’è di chi mi godé; parte però trapassata e perita in tempi moderni. Principesse, ora ai piè da capo vestite mai più. Or s’apparecchiano in gigli e gioiuzze, risi e belletto, vestitini invitanti, - evoè, evoè, rococò! - voglion lodare. E coi loro lombi svelti sin troppo gridano giungono godono, tutto da sé! È, del resto, natura lor voler essere. Io invece elessi capi mai sazi di me; capi che, adatti a mie forme distinte, davano filo, esistettero quindi. Oggi il buon gusto cambiò. Il mio difetto, sol adesso infame, fu celebrato, coronato, elogiato, secoli e secoli or son. Amanti antichi ebbermi; a lor l’armi diedi e l’amore. Belli eran bellicosi: molti si mosser più in là. Mesti e festosi, forti e infin morti ritmi. Perduti per sempre, stufi e marci di chi li finì. Giacquero, e con essi fu l’oblio, specie se il mio; non i buoni novelli l’ebbero in lor volontà. Mascherati in cattivi i buoni, misero sotto silenzio me e le mie spoglie illustri; chi mi scoprì più non v’è. Questo perché nessun più mi comprende! Voi con le vostre involute favelle siete sol fumo, al falò. Avete ancora giovane lignaggio: esagero allora pregandovi a serbare magne virtù e gioventù egualmente a me pure? In questa forma, sì, da poter in- genti convivere sotto uno stesso buon Re. Un sogno forse, ma sperare è gratis. E spero, e sogno che un bel fante mi prenda sua, dicendomi “Sì”… Abbiami in cura, ed io saprò i desii tutti svezzare suoi; e di noi formati mai si dimentichino.