Aereoporto di Jakarta 22 luglio
Le prime 7 scimmie si sono ritrovate all'aeroporto di Java
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Aereoporto di Jakarta 22 luglio
Le prime 7 scimmie si sono ritrovate all'aeroporto di Java
Probolinggo 25 - 26 luglio
Probolinggo è descritta come una città di passaggio e senza particolari pregi, invece per noi è stata una piacevole sorpresa. Dopo che il nostro uomo ci ha scaricati alla stazione dei bus di Situbodo abbiamo preso al volo (di nuovo) un bus pubblico. Il viaggio è durato due ore e mezza, abbiamo avuto la fortuna di sederci esattamente sotto l'elenco delle fermate con prezzi annessi, questo ci ha permesso di sgamare subito il bigliettaio che ha cercato di farci pagare più del dovuto. Sulla scia delle botte di culo appena arrivati nella zona degli Hotel della cittadina siamo stati avvicinati da un vigile gentilissimo che ci ha riempito di preziosi consigli “I don’t do it for money, but to help you as guests in my town”. Alloggiamo all'Hotel Paramita, semplice ma pulito (200mila idr a camera). Il vigile benefattore ci ha anche consigliato un ristorantino per mangiare piatti locali a due passi dal nostro alloggio al quale non abbiamo mancato di far visita. Il posto proponeva un unico piatto, ma molto buono: una zuppa di noodles e pollo a base di jackfruit con succo di lime e sambal (salsina piccante onnipresente nella cucina indonesiana). Abbiamo anche cercato (invano) di berci una birra in qualche locale, scontrandoci con la serietà con cui viene preso il precetto islamico di non bere alcolici. La città effettivamente offre poche attrattive “classiche” ma vale la visita se siete di passaggio, almeno per il mercato coperto, per i negozietti di cestini e articoli vari (tra cui delle pratiche infradito ricavate dai copertoni delle auto) e per la disponibilità delle persone.
Consiglione: il Tourist Information Office (quello governativo) è stata una tappa indispensabile. Oltre ad averci aiutato a capire cosa fare per organizzare l'escursione al monte Bromo e come farlo in autonomia, ci ha anche messo al riparo da truffe comuni fornendoci il prezzario degli angkot locali (i pulmini da 7/8 posti tutti scassati che vengono usati per il trasporto cittadino). I tourist point governativi, al contrario di quelli gestiti dalle agenzie, si stanno rivelando degli ottimi punti di riferimento per reperire informazioni attendibili e dettagliate riguardo spostamenti, cosa da vedere e soprattutto prezzi corretti. Non buttate via i depliant che vi danno, vi serviranno per farvi valere durante le contrattazioni.
Homestay a Mantanani
14 e 15 Agosto Palau Banggi e Palau Meliangin Banggi era diventata per noi l'isola del mistero. La abbiamo scoperta sulla Lonely Planet che ne parla come di un posto poco turistico con spiaggie bianche, mare cristallino e un villaggio di pescatori, ma quando abbiamo cercato informazioni in giro abbiamo sentito di tutto. Banggi è l'isola più grande della Malesia (Borneo escluso) e si trova molto a Nord, in prossimità delle Filippine. In Sarawak nessuno ne conosceva l'esistenza, in Sabah ne sapevano tutti pochissimo. Su internet abbiamo letto di mare meraviglioso e resthouse da cui partire per giri in macchina alla scoperta di spiagge isolate o giri in barca verso le isole vicine. I numeri di telefono del resort governativo e della resthouse (uniche accomodation note dell'isola) erano fuori uso, ma la vera curiosità ci è salita quando all'ufficio turistico di KK ci hanno detto di non andarci, che non era per turisti, che ci sono correnti pericolose e coccodrilli di mare pronti a mangiarci. Dovevamo vederla con i nostri occhi. Così ci siamo imbarcati a Kudat su uno dei due Ferries che portano all'isola (20RM ore 09 e 14) e dopo poco più di un'ora siamo sbarcati su Banggi. Eravamo davvero gli unici turisti. Veniamo accolti da un villaggio di pescatori, un insieme di palafitte in legno e lamiera circondate da immondizia. Howard ci disse che Banggi o la ami o la odi, noi la abbiamo amata per la sua incontaminata verità. Sembra che nell'isola abitino tutti i bambini del Borneo, i suoi abitanti sono sorridenti e cordiali, ci salutano con grandi "heeeellooooo!!!" ovunque passiamo. Peccato che oltre a questo non conoscano nessun'altra parola in inglese. A fatica troviamo l'unica resthouse della città, una semplice ma carina palafitta dove alloggiamo per 53RM a doppia. In tutto il villaggio riusciamo a comunicare solo con un poliziotto in borghese che ci attacca bottone mentre cerchiamo un posto dove cenare. Trovato finalmente qualcuno che parli inglese ci togliamo qualche curiosità, come il motivo della grossa presenza di polizia e militari nell'isola. Ci viene spiegato che dopo le dispute confinarie avute due anni fa con le filippine le forze di sicurezza sono state incrementate, e si vede. A causa del poco tempo a disposizione non riusciamo a trovare nessuno che possa portarci in auto per le spiagge, ma ci accordiamo con un ragazzo della resthouse per farci portare in barca a Meliangin, un'isoletta li vicino. Non saremo riusciti a vedere le spiaggie di Banggi, ma ci siamo gustati una giornata di bel mare in questa isola dove sorge un unico resort, anonimo e in costruzione, in cui si dorme per ben 1800RM a notte... Morale: se volete fare un'esperienza in un luogo per nulla turistico, perdervi fra i ponti traballanti delle sue palafitte, cercare di comunicare con persone cordiali ma che non parlano inglese e vivere qualcosa di vero e unico, non perdetevi Banggi. Ne vale veramente la pena.
11 - 14 Agosto Tip of Borneo Il Borneo non è un posto facile da girare coi mezzi pubblici, non tutti i villaggi sono collegati tra loro e i bus sono decisamente pochi. Arriviamo quindi in Tip of Borneo grazie a un mini van accordato con il Lodge più economico (e con 10 posti liberi) che abbiamo trovato. Il Lodge si trova sulla spiaggia più vicina alla punta, 2km di striscia di sabbia bianchissima, un paesaggio da cartolina. Arriviamo al nostro alloggio che consiste in una serie di graziosi bungalow molto poco malesiani, sembra quasi di essere su un lago in Canada. Dopo due giorni in tenda non ci sembra vero di entrare in accoglienti bungalow, puliti, ordinati, con aria condizionata e bagno in camera, ma il nostro entusiasmo viene subito smorzato quando troviamo delle fresche cacche di topo sui letti. Vicino ai cuscini. Due Coco Pops apparsi nel tempo di un bagnetto in mare. Bisogna farsene una ragione: ovunque andrete, che siano guest house, ostelli o ristoranti la compagnia dei topi è compresa nel prezzo. Il trucco è non pensarci. Nonostante il wi-fi pessimo riusciamo a prenotare gli aerei per tornare sul continente, nel Borneo trovare una connessione decente è un bel problema, non a caso siamo in ritardo con i post... Chiediamo scusa... Dopo due giorni di vita da spiaggia ci separiamo: 7 scimmie tornano a Manana per fare il brevetto di diving, le 3 rimanenti si spostano, sempre lungo la solita spiaggia, al Tampat Do Aman, un'accomodation decisamente particolare, che merita assolutamente di essere sperimentata! Tampat Do Aman è difficile da definire, non è una semplice guest house, né tanto meno un resort. È una struttura viva e vitale formata da un grazioso ristorantino sulla spiaggia (il Tip Top Restorant) dove gente locale (dell'entia Rungus) cucina ottimi piatti locali e da tutta una seconda parte che si sviluppa nella giungla. A portare avanti la baracca è Howard, un simpaticissimo inglese sposato con una Rungus che mette anima e corpo nel gestire il suo piccolo regno. Con il suo pick up vi porterà dal ristorante agli alloggi nella giungla: una long house e dei bungalow in legno con docce (bellissime) e wc con fossa biologica. Qui troverete anche un altro ristorante dove fare colazione e un museo dei Rungus. Il progetto del Tampat Do Aman consiste nel sostenere la comunità Rungus attraverso la valorizzazione dei loro territori, che possono essere visitati e scoperti con i tour organizzati da guide locali. Noi abbiamo partecipato alla Mangrove River Cruise, un tour in barca gestito da Jackie, un ragazzo Rungus che conosce ogni millimetro della foresta di mangrovie. Con un po' di fortuna siamo riusciti a vedere dei macachi e delle lontre, oltre a moltissimi martin pescatori a caccia di prede. L'obiettivo di Howard e dei suoi collaboratori è dimostrare che attraverso un turismo responsabile e attento all'eco-sostenibilità è possibile contribuire alla conservazione dell'ambiente e delle comunità che lo abitano. Consigliamo assolutamente di alloggiarci o anche solo di passare per una buona cena o per fare due chiacchiere con Howard e curiosare tra i vari servizi che è pronto ad offrirvi. Prezzo in Longhouse (camere doppie matrimoniali o con letti a castello): 43RM a persona, e attenzione, controllate bene la zanzariera che circonda il vostro letto, a volte le sorprese si possono trovare dentro anziché fuori... Abbiamo avuto una lotta con un ragno di dimensioni discrete per il luogo, tremende per noi milanesi, che aveva deciso di passare la notte in uno dei nostri letti.
07 - 11 Agosto Kota Kinabalu e Manana Un aereo della MASwings ci porta dal piccolissimo aeroporto di Mulu fino a Kota Kinabalu, la nostra prima tappa nel Sabah. KK è una cittadina viva e ospitale, oltre ad essere l'ennesimo buon punto di partenza da utilizzare come base per visitare i dintorni. La si gira tranquillamente a piedi e oltre ai suoi grandi centri commerciali (tra cui vi consigliamo di evitare il Suria Sabah, un gigantesco palazzo di vetro abbastanza kitsch con aria condizionata a meno venti gradi e pieno di negozi di grandi marchi globalizzati) offre dei mercati locali davvero interessanti. La via principale è Jalan Gaya, dove troverete una vasta scelta di Guest House e che la Domenica si anima con un lungo mercato. Carino, ma niente a confronto dei grandi mercati che troverete sul lungo mare. Prima fra tutti il mercato notturno del pesce, dove vi consigliamo di cenare, scegliete la bancarella con i pesci più freschi e fateveli cucinare alla griglia. Più avanti sulla stessa strada troverete dei grandi mercati coperti con una vasta scelta di frutta, pesce e vestiti. Vale la pena visitarli e perdersi fra i loro claustrofobici banchetti. Partendo dal centro e camminando sul lungo mare trovete in ordine: mercato del pesce (in funzione solo la sera), mercato della frutta, mercato del pesce diurno, mercato dell'artigianato (o almeno così dicono, a noi la merce non è parsa così artigianale) e infine un mercato più generico con cibi di ogni tipo. Tramite un ufficio turistico organizziamo il nostro primo soggiorno su un'isola, o almeno così pensavamo... Ci parlano di tale Manana Island, dove un cinese tiene un resort che ospita solo 20 persone su una spiaggia cristallina con possibilità di fare snorkeling, diving, eccetera. Un piccolo paradiso. Grazie a Google però scopriamo che Manana non è un'isola, ma una baia accessibile solo in barca dove sorge una spiaggetta totalmente isolata in cui effettivamente un malese di origine cinese tiene un resort. Nonostante il posto sia pieno ci comprano delle tende e ci ospitano in un camping arrangiato sotto una tettoia. Spiaggetta piccola, bungalow molto belli, amache, un posto da sogni. Peccato che arriviamo subito dopo un tifone (il più forte da 7 anni a questa parte) e il famoso mare cristallino di Manana è sporco e torbido. L'acqua è piena di meduse invisibili e non si riesce a vedere niente. L'unico ristorante che c'è è molto carino, ma la cucina è decisamente scarsa e costosa rispetto ai posti dove abbiamo mangiato fino ad ora. Dopo due giorni di relax totale e due notti in tende con materassi che non riescono a contenere i più alti fra noi, decidiamo di arrenderci al tifone e all'acqua che migliora con lentezza e partiamo alla volta del Tip Of Borneo. Destinazione Kudat, poi si vedrà.
Adidas Kampung Già prima di partire per la Malesia avevamo sentito parlare delle mitiche Adidas Kampung, scarpe di sola gomma che si trovano unicamente in Borneo e che sono diventate celebri grazie alle performance dei locali che le indossavano nella tradizionale corsa annua sul monte Kinabalu. Questa è una breve e pratica guida al loro acquisto e consumo. Innanzitutto non sono vere Adidas ma sono state chiamate così per via della loro lontana somiglianza a un modello originale, sono composte unicamente da gomma a parte le stringhe e la loro qualità è spesso infima. Le taglie che abbiamo visto vanno dal 37 al 42, chi scrive porta un 44 in Italia e la taglia 42 gli andava benissimo, se avete un piede più grosso non troverete un modello adatto a voi o, se esiste, noi non lo abbiamo visto. Si trovano solo bianche o nere (consigliamo il bianco che diventa meno incandescente quando si è sotto il sole), i modelli sono moltissimi e alcuni al posto delle (quattro...) strisce Adidas, hanno un puma stilizzato o un simbolo simile alla Nike. Tutti i modelli hanno dei tacchetti che le rendono ideali per inerpicarsi sul fango e ne abbiamo visti due diversi tipi: quelli a semisfera che noi sconsigliamo perché dopo una lunga camminata, quando ci si trova ad appoggiare i piedi sul duro, la pianta del piede ne risente e inoltre hanno bucato alcune nostre calze; oppure quelli piatti di forma ovale, i quali ci sono sembrati decisamente più comodi. Nonostante la varietà di modelli nessuno copre le caviglie, quindi quando camminate su sentieri impervi dovete stare attenti a eventuali slogature. Quando, in un qualsiasi negozio che vende scarpe in un mercato del Sabah o del Sarawak, chiederete di farvi vedere le Adidas Kampung controllatene la qualità, ne troverete molte con difetti di fabbrica, sopratutto tra le "cuciture" e nei passanti delle stringhe che tendono a strapparsi facilmente. I prezzi variano da 8,50RM a 10,50RM al paio, se dovete andare al Gunung Mulu National Park vi conviene comprarle prima, li ne possiedono solo un modello nero non dei migliori e con i tacchetti a semisfera, spesso mancano alcune taglie e le fanno pagare 15RM. Perché comprare le Kampung? Sono tutto sommato resistenti e sono particolarmente adatte per camminare sui letti dei fiumi (magari vi capita di spingere una barca come è successo a noi), sul fango e sulle rocce, il che le rende particolarmente versatili. Le sanguisughe non riescono a entrare nella scarpa e inoltre, questo è uno degli aspetti principali, si asciugano in un batter d'occhio. Da queste parti piove spesso, ci sono molte zone fangose, molte pozzanghere oppure capita di guadare dei fiumi che magari il giorno prima non esistevano. In queste condizioni i nostri confortevoli scarponcini da montagna si bagnano e non avete alcuna speranza che nella giungla questi si possano asciugare, rendendo il vostro piede una palude costante. P.s. Le Kampung, a parte quando dovete spingere una barca in un fiume, si portano con le calze, altrimenti la vescica è assicurata. P.p.s. Alcuni fanno dei buchini col coltello sul lato delle scarpe per aiutare la fuoriuscita dell'acqua.
Come disse Ace Ventura, pipi pipi strellu strellu