Non è pubblicità, è propaganda. Non ti mostra un prodotto, ti vuole convincere ad averne bisogno.
seen from United States
seen from United Kingdom
seen from Indonesia
seen from Greece
seen from Mexico
seen from South Africa
seen from China
seen from Mexico
seen from China
seen from Ukraine

seen from Greece
seen from Germany
seen from United States
seen from China
seen from Australia
seen from United States
seen from United States

seen from Mexico
seen from Bangladesh
seen from China
Non è pubblicità, è propaganda. Non ti mostra un prodotto, ti vuole convincere ad averne bisogno.
Ora che tutto è iniziato
Ora che tutto è iniziato, che è diventato reale non solo nelle nostre teste, nei nostri discorsi, ma anche sugli schermi, sui social lascia addosso una sensazione simile allo straniamento.
Abbiamo iniziato questo progetto trattandolo come un semplice tentativo. Quello che sappiamo fare, le competenze acquisite nel corso di questi anni — tra giornate di lavoro e periodi di disoccupazione — difficilmente viene accolto come una vera e propria competenza, un’abilità ma semplicemente come un passatempo. L’associazione è semplice e automatica: sta al Pc, dunque sta giocando. Credenza comune qui è, infatti, quella che dà un valore solo ai lavori fisici e quanto più sono stancanti, usuranti, tanto più meritano stima. Chi non organizza la propria vita in questo modo è un ‘privilegiato’ ovvero un ‘viziato’. Persino lavori qualificati come l’avvocato o il medico specialistico, sono tutti lavori da “viziati” ovvero di gente che sta dentro un ufficio, uno studio, al caldo e per “una carta che ti scrive” o “una palpatina e due medicine prescritte, si prende tutti quei soldi”. Il punto è che questa invidia, questa rabbia è pure per certi versi comprensibile: partendo dal loro assunto, i soldi che chiede in una mezz’ora di colloquio uno specialista corrispondono a due-tre giorni di lavoro di chi invece presta lavori manuali. Questa visione ha di scoraggiante il fatto che ciò che fa loro rabbia non è il guadagnare poco lavorando troppo e in condizioni umilianti, ma che gli altri guadagnano troppo lavorando troppo poco, cioè che non si meritano quel che guadagnano perché “non fanno niente”. Far parte della seconda categoria significa dunque, non solo non avere alcun valore, ma essere visto come un “ladro”, un “nullafacente”. Figurarsi allora sviluppare delle competenze non solo non-fisiche, ma senza neanche una qualifica, una certificazione: la visione di te è quello di un buono a nulla a cui piace sprecare il proprio tempo davanti ad uno schermo.
Date queste condizioni, dunque, riuscire ad entrare nell’ottica che quello che siamo in grado di fare è un vero e proprio lavoro non era poi così scontato e semplice. Parlare poi di Edi.Po., del crowdfunding a parenti, conoscenti era quasi del tutto impossibile: non sarebbe stato accolto favorevolmente, ma anzi deriso e ridimensionato ad una semplice perdita di tempo. Vedere che sebbene sia ancora tutto un cantiere aperto abbiamo comunque suscitato interesse e avuto sostegno attraverso like, follow, reblog, addirittura attraverso una prima donazione data senza tra l’altro chiederci nessuno dei servizi che offriamo è veramente incoraggiante e vi siamo riconoscenti. Al di là, quindi, di come si concluderà questa esperienza per noi è già una vittoria avere una ulteriore conferma del fatto che l’ambiente che viviamo non è la sola realtà a cui possiamo affidarci, l’unica realtà accessibile, ma che c’è tutta una realtà più vasta fatta di persone disposte ad incoraggiare e a supportare chi vuole cambiare non solo la propria situazione ma anche quella degli altri. Ringraziamo di cuore, dunque, quanti ci stanno sostenendo.
Per chi volesse scriverci, per avere maggiori informazioni ma anche solo per chiacchierare, parlare della propria realtà, se si è trovato in una situazione simile, può farlo tranquillamente contattandoci qua su tumblr, sulla nostra pagina facebook, inviandoci un messaggio su telegram, o una mail a [email protected].
Oggi riunione informale del team di Edi.Po. tra sistemi caotici e feedback complessi. 🪁🌪🪂
«Quando si pensa agli uccelli migratori ci si immagina di solito una formazione di volo molto ordinata e compatta, che solca il cielo in una lunga schiera o falange ad angolo acuto, quasi una forma d’uccello composta d’innumerevoli uccelli. Quest’immagine non vale per gli storni, o almeno per questi storni autunnali nel cielo di Roma: si tratta d’una folla aerea che sembra sempre stia per diradarsi e disperdersi, come granelli d’una polverina in sospensione in un liquido, e invece continuamente s’addensa come se da un condotto invisibile continuasse il gettito di particelle vorticanti, senza però mai arrivare a saturare la soluzione. La nuvola si dilata, nereggiante d’ali che si disegnano più nette nel cielo, segno che si stanno avvicinando. All’interno dello stormo già il signor Palomar distingue una prospettiva, dovuta al fatto che alcuni volatili se li vede già vicinissimi sopra la sua testa, altri lontani, altri più lontani ancora, e continua a scoprirne di sempre più minuscoli e puntiformi, per chilometri e chilometri, si direbbe, attribuendo alle distanze tra l’uno e l’altro una misura quasi uguale. Ma questa illusione di regolarità è traditrice, perché nulla è più difficile da valutare che la densità di distribuzione dei volatili in volo: dove la compattezza dello stormo pare stia per oscurare il cielo ecco che tra pennuto e pennuto si spalancano voragini di vuoto. Se si sofferma per qualche minuto a osservare la disposizione degli uccelli uno in rapporto all’altro, il signor Palomar si sente preso in una trama la cui continuità si estende uniforme e senza brecce, come se anche lui facesse parte di questo corpo in movimento composto di centinaia e centinaia di corpi staccati ma il cui insieme costituisce un oggetto unitario, come una nuvola o una colonna di fumo o uno zampillo, qualcosa cioè che pur nella fluidità della sostanza raggiunge una sua solidità nella forma. Ma basta che egli si metta a seguire con lo sguardo un singolo pennuto perché la dissociazione degli elementi riprenda il sopravvento ed ecco che la corrente da cui si sentiva trasportato, la rete da cui si sentiva sostenuto si dissolvono e l’effetto è quello d’una vertigine che lo prende alla bocca dello stomaco. Questo avviene per esempio quando il signor Palomar, dopo essersi persuaso che lo stormo nel suo insieme sta volando verso di lui, porta lo sguardo su un uccello che invece si sta allontanando, e da questo su un altro che s’allontana anch’esso ma in una direzione diversa, e in breve s’accorge che tutti i volatili che gli sembrava s’avvicinassero in realtà stanno fuggendo via in tutte le direzioni, come se lui si trovasse al centro d’un’esplosione. Ma gli basta volgere gli occhi verso un’altra zona del cielo ed eccoli concentrarsi laggiù, in un vortice sempre più fitto e gremito, come quando una calamita nascosta sotto un foglio attira la limatura di ferro componendo disegni che diventano ora più scuri ora più chiari e alla fine si disfano e lasciano sul foglio bianco una picchiettatura di frammenti dispersi. Finalmente una forma emerge dal confuso battere d’ali, avanza, s’addensa: è una forma circolare, come una sfera, una bolla, il fumetto di qualcuno che sta pensando a un cielo pieno d’uccelli, una valanga d’ali che rotola nell’aria e coinvolge tutti gli uccelli che volano intorno. Questa sfera costituisce nello spazio uniforme un territorio speciale, un volume in movimento entro i cui limiti — che pure si dilatano e contraggono come una superficie elastica — gli storni possono continuare a volare ognuno nella propria direzione purché non alterino la forma circolare dell’insieme.»
⸻ ITALO CALVINO, Palomar
Che poi in realtà c'è poco da ridere e tanto da incazzarsi, nemmeno piangere.
È indubbiamente il fenomeno finanziario più dibattuto dell’ultimo decennio, che in breve tempo è riuscito a passare da una semplice idea a u
«Ciò che forse sfugge ai più è lo stretto legame che esiste tra la criptovaluta e il consumo di energia elettrica. Per meglio capire questa relazione, occorre però fornire alcuni dettagli sul “mining” (estrazione) dei bitcoin. Il mining di bitcoin è il processo mediante il quale vengono immessi in circolazione nuovi bitcoin; è anche il modo in cui le nuove transazioni vengono confermate dalla rete e una componente critica del mantenimento e dello sviluppo del registro blockchain. Il “mining” viene eseguito utilizzando hardware sofisticato che risolve un problema di matematica computazionale estremamente complesso. Ogni volta che il sistema completa un’operazione o una parte di essa, la rete crea una certa frazione di bitcoin nuovi che viene accreditata al miner, ovvero il possessore del computer dedicato al mining (una sorta di “rimborso spese con margine di guadagno”). Subito dopo il lancio di Bitcoin, l’estrazione avveniva su computer desktop con normali unità di elaborazione centrale (CPU), ma il processo risultava estremamente lento a causa delle complessità computazionali richieste. Ora la criptovaluta viene generata utilizzando grandi pool di mining sparsi in molte aree geografiche; i “minatori” di bitcoin aggregano sistemi di mining che consumano enormi quantità di elettricità per estrarre la criptovaluta. Il bitcoin mining – infatti – è stato progettato dai creatori delle criptovalute in modo da diventare sempre più complesso con il passare del tempo, affinché l’aumento della valuta disponibile nel mercato sia proporzionale al suo valore e alla difficoltà di reperibilità (in questo caso anche di produzione). Dai singoli computer iniziali, si è passati oggi a delle vere e proprie “farm” realizzate da intere batterie di server con grande capacità computazionale e quindi con forte richiesta di energia elettrica per il funzionamento e il raffreddamento. Per questo motivo il bitcoin mining si è visto sempre più relegato a paesi il cui clima, le caratteristiche geopolitiche e il costo dell’elettricità agevolano l’estrazione di criptovalute, ad esempio le zone rurali della Cina, gli Stati Uniti o l’Islanda. In quest’ultimo paese l’energia elettrica costa pochissimo e il clima molto freddo consente ai miner di risparmiare sul raffreddamento dei grossi impianti di mining, che lavorando a pieno ritmo 24 ore su 24 tendono a surriscaldarsi facilmente. Nei Paesi in cui l’elettricità viene generata utilizzando combustibili fossili, l’estrazione di bitcoin è considerata dannosa per l’ambiente. Di conseguenza, molti minatori di bitcoin hanno spostato le operazioni in luoghi con fonti di energia rinnovabili per ridurre l’impatto di bitcoin sui cambiamenti climatici. È difficile misurare esattamente quanta energia consuma il mining di bitcoin, ma una nuova analisi del New York Times ha condiviso alcuni dati sbalorditivi:
L’estrazione di bitcoin consuma circa 91 terawattora di elettricità all’anno.
Si tratta di un consumo annuo di elettricità superiore a quello di tutta la Finlandia, che è un paese di 5,5 milioni di persone.
Si tratta di quasi lo 0,5% di tutto il consumo di elettricità in tutto il mondo, e un salto di 10 volte rispetto a soli cinque anni fa.
È circa la stessa quantità di elettricità consumata ogni anno nello stato di Washington e più di un terzo dell’elettricità utilizzata per il raffreddamento residenziale negli Stati Uniti ogni anno.
Per la generazione di un singolo bitcoin sono necessari circa 2000 kWh (pari a circa 2 mesi di consumo di un’utenza domestica), con un’emissione di 978 kg di CO2 e circa 309 grammi di rifiuti elettronici. Da dove derivano i rifiuti elettronici? La continua ricerca di aumento dell’efficienza energetica (costi) dei server di mining determina che quelli più vecchi diventino inevitabilmente obsoleti su base regolare. I dispositivi di mining meno efficienti saranno in breve tempo estromessi dal mercato, poiché semplicemente non possono competere con le macchine più nuove (più efficienti in termini di costi). Per i server dedicati al mining non esiste un impiego al di là del singolo compito per cui sono stati creati, il che si traduce immediatamente nella generazione di rifiuti elettronici.»
☝ REMINDER DI SERVIZIO 👇
È ancora viva (e chi c'ammazza!) la nostra iniziativa di crowdfunding per servizi editoriali: qui per saperne di più, per donare e per contattarci, o supportaci sui social per non farci sentire soli! 🤝
Comunque visto che è natale anche questi saranno ben accolti. 🍫
Noi tre in questi giorni, a turno. 🤗