Le piante che ornano di festoni il mandala vengono chiamate con il nome collettivo di «effimere di primavera». Questa denominazione rimanda al loro splendore meteorico e alla rapidità con cui sfioriscono al sole estivo, ma il nome cela la loro segreta longevità sotterranea. Queste piante crescono da depositi interrati, alcune da fusti nascosti detti rizomi, altre da bulbi o tuberi. Ogni anno, le piante sviluppano foglie e fiori, poi tornano a un tranquillo stato di quiescenza. La spinta dei fiori che premono per uscire ad annusare la fresca aria primaverile è quindi alimentata dalle sostanze di riserva accumulate dall’anno precedente. Solo dopo che le piante hanno messo le foglie, la fotosintesi interviene con incentivi al loro bilancio. Questa strategia le aiuta a resistere nel mondo soffocato e assetato di luce del mandala. Alcuni di questi fusti possono essere vecchi di cent’anni; strisciando lentamente attraverso il piano della foresta, sono cresciuti in orizzontale di pochi centimetri all’anno. Queste piante sopravvivono grazie ai nutrienti accumulati nell’arco delle poche settimane di sole primaverile.Una volta distese le foglie, le piante effimere assorbono la luce del sole e l’anidride carbonica a una velocità folle. Gli stomi, attraverso cui le piante respirano, sono completamente aperti. Le foglie sono imbottite di enzimi pronti a trarre molecole nutrienti dall’aria. Di tutte le piante della foresta, queste sono le amanti del fast food: mangiano alla svelta, cercando di finire il pasto prima che gli alberi impediscano il passaggio della luce. Le piante effimere hanno bisogno del sole pieno per sostenere la loro ghiottoneria. I loro corpi eccitati e su di giri non sopportano l’ombra.