L’Unione Europea ha finito per dare manforte alla repressione in nome della ‘stabilità’, ed ora si trova a spalleggiare un regime le cui azioni destabilizzano il proprio Paese e minano gli obiettivi della politica estera europea. Aggiungendo al danno la beffa, per il regime egiziano l’unica speranza di trovar un po’ di consenso fra la popolazione è di lanciarsi in accuse assurde quanto farsesche contro sia i difensori dei diritti umani che contro i suoi stessi ‘alleati’ europei accusandoli di voler destabilizzare l’Egitto e che difendere i diritti umani e la democrazia così cari all’Ue è una forma di terrorismo. Ecco perché gli arresti del personale EIPR sono epitomo del vicolo cieco nel quale si ritrova l’Europa: da un lato proclama l’importanza dei suoi ‘valori fondamentali’, ma dall’altro ha finito per sostenere la repressione proprio di quei valori. E nella ricerca della stabilità, della sicurezza, dello sviluppo e della democrazia, ha finito per produrre insicurezza, instabilità, impoverimento, e repressione.
All’Europa piace la dittatura egiziana














