Gorgia
Gorgia ha capito prima di noi ciò di cui facciamo espreienza prima o poi soprattutto noi, gente sensibile: la parola fotte.
Se questo vi sembra un termine troppo sintetico posso riportare le sue, di parole:
[…] Se poi fu la parola a persuaderla e a illuderle l'animo, neppure questo è difficile a scusarsi e a giustificarsi così: la parola è un gran dominatore, che con piccolissimo corpo e invisibilissimo, divinissime cose sa compiere; riesce infatti a calmar la paura, e a eliminare il dolore, e a suscitare la gioia, e ad aumentar la pietà.
Questo passo è tratto dall'encomio ad Elena, figura di grandissima risonanza classica a cui si attribuisce lo sfacelo della guerra di Troia (sento ancora l'eco della mia prof delle medie che ci urla appresso: "non lei, ma la talassocraziaaaaaaaa"). Gorgia la sottrae delicatamente dalle tenaglie dell'opinione pubblica, satura dei condizionamenti esercitati sulla coscienza collettiva, restituendole bellezza, incanto, innocenza.
In una delle quattro argomentazioni presentate a suo favore egli intinge l'inchiostro della sua penna nello spiegare il grande incantesimo e incanto della parola.
Se per la figura di Elena quello sarebbe stato solo un discorso, per lui invece era un "gioco dialettico", come egli stesso scrive. Ama parlare di sé vantandosi di riuscire a sostenere e vincere qualsiasi discorso grazie all'uso della parola.
Mentre la mia prof di filosofia spiegava questo con una dolcezza infinita negli occhi e nelle mani, io mi sono chiesta: potrò mai "essere" "sulle" parole nello stesso modo di Gorgia? Potrò mai dominarle e sceglierle con così tanta efficiente maestria? Potrò mai comporre qualcosa di così bello ed eterno?
A volte penso che tutto ciò che dico esista solo nella mia testa. Come faccio a comunicare ciò che nemmeno io so di possedere?













