Questo è un post contorto perché parla delle volte in cui ci si sente fuori luogo. Davvero fuori luogo, totalmente. E non per vantarti, non per dirlo così a cazzo, tanto per vivere l’adrenalina degli esclusi. Fuori luogo dovunque. Fuori luogo con chiunque. Quell’inquietudine radicata e bastarda. Roba che a Fernando Pessoa gli lascia l’amaro in bocca.
Oggi si è più fortunati perché ti puoi leggere la storiella degli Indaco, dei Venusiani o di vattelappesca, e tirartela persino un po’.
Mi sento fuori luogo, diverso dagli altri perché sono speciale.
In realtà non è che sei diverso, sei solo disintegrato, non-integrato in te stesso, e anche se non lo vedi, hai ciò che ti serve al momento che ti serve.
Questo se non sei uno zombi sei arrivato a capirlo.
Sta di fatto che fuori luogo è quel luogo dove ti senti a casa, ma ancora non hai potuto ospitare nessuno.
Perciò arredala, coccolati, e sappi che lì fuori ce ne sono a milioni coi tuoi stessi sguardi emotivi.
Gente che vede il mondo e dice “che c’entro io con questo?”
Anche se alla fine di questo si tratta. Di come osservi il mondo e di come osservi te stesso dentro il mondo.
Comprendilo, e non ti fregherà più molto di darti una categoria e definire quante persone ne fanno parte.
Perché sei sempre tu che vuoi fare parte di qualcosa.
Liberati, a cominciare da te.












