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‘L’intolleranza
è rabbia
mal
espressa.’
- Victor Fidelio
#intolleranza #rabbia
#mal #espressa
#orizzonti #aperti
#emozione #emotion
Dell'equilibrio cui badare
Guance sparute, sparite guance. O carne soda o rigonfia o semitrasparente. Una collina di volti cresciuti come fili d’erba esonerati dal verde. Ammirate pure la vista, prego, l’ingresso è gratuito fino ai giorni a venire.
La fila di gente piccola, media, stinta su un lato del tram è assorbita da cose. Sue, particolari, mediocremente urgenti. La fila di gente che siede sull’altro lato, anche. E non è da meno chi resta in piedi, che inoltre ha l’equilibrio cui badare. Facce in cerca di una superficie ove riposare gli occhi.
Una delle due file è ritmata dai capelli a fiorellini di campo del tale con ai piedi la custodia del violino, elettrizzati dall’aria, brutalmente orientati al grigio biondastro. Come se quei capelli avessero fumato per anni. Si stagliano contro il finto legno del tram. Nessun uccellino vi atterra, sui rami-capelli, ma potrebbe, molleggiando. E forse sfiderebbe il violino in una gara canora. E forse incoraggerebbe il concorrente a imitare la sua ugola, e per forza vincerebbe.
Il tale che potrebbe accogliere sulla testa il fringuello ha un aspetto così intellettuale da far impallidire chi avesse alle spalle un dottorato via l’altro. Al di là dello strumento nella custodia, che è già tutto un dire (ma potrebbe essere vuota, per la miseria), ogni lembo e ogni tessuto che lo riguardi annuncia lo spessore intellettivo del franco portatore di capigliatura elettrica, a partire dal cuoio tenero del piccolo borsone (può sembrare una barzelletta, ma in tutta onestà di un borsone piccolo si tratta); fino al colletto blu notte del cappotto, alto sul collo. E infine due Clarks autentiche o false (occorre una verifica a risposta multipla) dalla suola consumata con moderazione; ma solo la suola, o le cuciture risulterebbero svilite per dare sapor d’intelletto. E questo è quanto.
È questo quanto lo stesso uccellino di passaggio noterebbe, nel mentre si appollaierebbe verso il centro della testa, su un ramo-capello più stabile. Mica lo troverebbe. E arriverebbe poi il momento che il tale si sventolerebbe la mano al di sopra del capo, che il fringuello dalle dolci zampe sarebbe pure amorevole e tutto, ma che rimorsi verso la diramazione dei capelli. Quelle zampe lo strapperebbero un po’. E allora il fringuello ipotetico si guarda intorno in cerca di altri punti panoramici da cui osservare grattacieli in cemento dai pilastri rigorosi. È colpito in curva da un finestrino e atterra sul grembo di una donna nera, abbondante donna, su due cuscini ricoperti da morbida lana e fibra sintetica comprata a buon mercato. Lì si lascerà coccolare, senza impettirsi come gli è solito. Lì si accuccerà, in attesa del capolinea.
Lucia Grassiccia