Il periodo natalizio, con le sue luci e l'atmosfera calda (nonostante la temperatura proibitiva), è foriero anche del terrore da acquisto: cosa regalare?
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Il periodo natalizio, con le sue luci e l'atmosfera calda (nonostante la temperatura proibitiva), è foriero anche del terrore da acquisto: cosa regalare?
L'urlo
Terzo appuntamento con la rubrica "Letteratura Espressa", rivisitata in veste grafica con il nuovo stile delle etichette: una diversa per ogni genere, con le sue caratteristiche peculiari ed i suoi pregi, proprio come le diverse tipologie di caffè che potete gustare nella vostra pausa!
Questa settimana lo scrittore "ospite" cambia, ed è Paolo Caponetto. Vi lasciamo al suo racconto Nero, profondo e cupo, che saprà sicuramente darvi una bella "svegliata"!
***
L'urlo
La giornata in cui tutto cominciò, che io ricordi, non era stata nulla di speciale. Uguale alle altre. Mi sono svegliato con il mal di testa. Ho fatto colazione e sono andato in redazione. In ufficio ho letto un paio di brevi romanzi che ho deciso di accettare e poi sono andato a pranzo. Nel ristorantino del lungomare ho mangiato un piatto di linguine allo scoglio con Roberta e abbiamo parlato di tutto e di niente. Sono tornato in redazione, ho risposto a un numero imprecisato di email e sono andato a casa.
Ho capito che qualcosa non andava quando sono sceso dalla macchina. Sentivo l'odore dell'asfalto dopo la pioggia del pomeriggio, l'umidità delle foglie dei cespugli che spuntavano dal muretto come se le stessi toccando in quel momento, e una sensazione di malessere, di disagio, è salita su dallo stomaco sino al capo.
Mi sono seduto perché cominciava a girarmi la testa. Dopo qualche minuto mi sono alzato, ho dato una sistemata al completo e ho superato il cancelletto. Poi mi sono bloccato sul viale, poco prima dei tre scalini che danno sulla porta. Ho guardato il prato a destra, il prato a sinistra e ho fissato la porta di casa. Sono rimasto fermo per venti minuti.
Dopo sono andato a sedermi al tavolino vicino al dondolo e ho fumato una sigaretta. La ricordo bene: la sigaretta più lunga della mia vita. Ne ho fumate molte altre, e solo quando il pacchetto è finito ho compreso che non riuscivo più a entrare in casa.
Ho deciso di ignorare il problema e ho pensato di andare a dormire da Roberta. Volevo chiamarla prima, ma il cellulare in giardino non prende, così ho preferito fare un'improvvisata. Naturalmente non le ho detto nulla del problema. Mi sono trincerato dietro un «mi mancavi» che puzzava di cazzata da cento metri di distanza. Lei però ha fatto finta di bersela.
Al mattino ho rifatto le stesse cose: sono andato a lavoro, poi a pranzo, poi di nuovo a lavoro e infine a casa. Ho parcheggiato la macchina e scendendo, come il giorno prima, ho sentito quella sensazione di nauseante sinestesia. E davanti la porta di casa la scena non è stata diversa.
Non me la sono sentita di tornare da Roberta, così sono salito in macchina e sono andato a comprare una tenda, un sacco a pelo, un pigiama, una vasca di plastica dove lavarmi, sapone, shampoo, spazzolino, dentifricio, una camicia, una paio di calze e un paio di mutande per il giorno dopo. Passando da una libreria ho comprato anche il libro che stavo leggendo a casa, un romanzo di Perec lasciato sul comodino con il segnalibro a pagina 120. Ho sistemato tutto sul prato e sono andato a mangiare in una trattoria dietro l'angolo.
Il mattino dopo, entrando in redazione, ho ricevuto la chiamata di mia madre. La sera prima mi aveva cercato sino a tardi, ma non le avevo risposto né a casa né al cellulare. Si era spaventata.
Per fortuna non sa nulla di Roberta. Sennò l'avrebbe chiamata, avrebbe messo in allarme anche lei e chissà come sarebbe finita.
Dico a mia madre che ho dei problemi con il telefono di casa, e che il cellulare non prende sempre bene come dovrebbe. L'ho salutata con la promessa di chiamarla la sera nel dopo cena.
Ho fatto questa vita sino a oggi, ch'è il sesto giorno di accampamento, domenica. Per tutta la giornata sono rimasto in giardino a leggere il romanzo di Perec. L'ho finito al tramonto, e subito dopo ho fatto il tentativo di entrare. Ma non ho concluso nulla. Poi ho capito che avrei fatto bene a parlane con qualcuno.
Ho chiamato Roberta e lei è venuta subito qui. Quando ha visto l'accampamento s'è messa una mano davanti alla bocca e mi ha chiesto se non fossi impazzito. Ho risposto semplicemente che non potevo entrare. Lei è rimasta davanti a me, come se non riuscisse a muoversi. Abbiamo parlato per ore. Ha tentato di farmi ragionare, s'è arrabbiata perché le ripetevo che non potevo entrare, e nel mentre la vedevo mutare atteggiamento, espressione. Rabbia, stupore, preoccupazione, paura. Dopo un'ora di discussione ha avuto uno scatto, mi ha tolto il mazzo di chiavi che portavo appeso alla cintura ed è corsa sino alla porta di casa. Ha aperto e mi ha urlato di entrare. Ma io ho cominciato a tremare. Non potevo entrare. Allora lei s'è tolta i vestiti, li ha buttati ai miei piedi ed è corsa in casa.
Poi ha urlato. Di orrore, di paura, di sgomento. Allora sono entrato io, non so come ho fatto, e dopo pochi secondi ha urlato per la seconda e ultima volta.
L'ho messa accanto all'altro cadavere, sono uscito e ho dato fuoco alla casa.
Paolo Caponetto
Oh...tutti i nostri libri, ma tutti tutti, messi assieme pesano meno di nulla (ma nel contenuto sono voluminosi!)
Vi ricordate che oggi inizia la Rassegna della Microeditoria 2013? E che Prospero Editore è presente? E che ci sono anche i Prospero Autori con delle magliette molto, molto particolari? E allora, se lo sapete, cosa aspettate a fare un salto?
Dell'equilibrio cui badare
Guance sparute, sparite guance. O carne soda o rigonfia o semitrasparente. Una collina di volti cresciuti come fili d’erba esonerati dal verde. Ammirate pure la vista, prego, l’ingresso è gratuito fino ai giorni a venire.
La fila di gente piccola, media, stinta su un lato del tram è assorbita da cose. Sue, particolari, mediocremente urgenti. La fila di gente che siede sull’altro lato, anche. E non è da meno chi resta in piedi, che inoltre ha l’equilibrio cui badare. Facce in cerca di una superficie ove riposare gli occhi.
Una delle due file è ritmata dai capelli a fiorellini di campo del tale con ai piedi la custodia del violino, elettrizzati dall’aria, brutalmente orientati al grigio biondastro. Come se quei capelli avessero fumato per anni. Si stagliano contro il finto legno del tram. Nessun uccellino vi atterra, sui rami-capelli, ma potrebbe, molleggiando. E forse sfiderebbe il violino in una gara canora. E forse incoraggerebbe il concorrente a imitare la sua ugola, e per forza vincerebbe.
Il tale che potrebbe accogliere sulla testa il fringuello ha un aspetto così intellettuale da far impallidire chi avesse alle spalle un dottorato via l’altro. Al di là dello strumento nella custodia, che è già tutto un dire (ma potrebbe essere vuota, per la miseria), ogni lembo e ogni tessuto che lo riguardi annuncia lo spessore intellettivo del franco portatore di capigliatura elettrica, a partire dal cuoio tenero del piccolo borsone (può sembrare una barzelletta, ma in tutta onestà di un borsone piccolo si tratta); fino al colletto blu notte del cappotto, alto sul collo. E infine due Clarks autentiche o false (occorre una verifica a risposta multipla) dalla suola consumata con moderazione; ma solo la suola, o le cuciture risulterebbero svilite per dare sapor d’intelletto. E questo è quanto.
È questo quanto lo stesso uccellino di passaggio noterebbe, nel mentre si appollaierebbe verso il centro della testa, su un ramo-capello più stabile. Mica lo troverebbe. E arriverebbe poi il momento che il tale si sventolerebbe la mano al di sopra del capo, che il fringuello dalle dolci zampe sarebbe pure amorevole e tutto, ma che rimorsi verso la diramazione dei capelli. Quelle zampe lo strapperebbero un po’. E allora il fringuello ipotetico si guarda intorno in cerca di altri punti panoramici da cui osservare grattacieli in cemento dai pilastri rigorosi. È colpito in curva da un finestrino e atterra sul grembo di una donna nera, abbondante donna, su due cuscini ricoperti da morbida lana e fibra sintetica comprata a buon mercato. Lì si lascerà coccolare, senza impettirsi come gli è solito. Lì si accuccerà, in attesa del capolinea.
Lucia Grassiccia
"Anemos", il fantasy di Valentina Sagnibene, è disponibile suwww.prosperoeditore.com per il download! Vuoi dare un'occhiata alla scheda?http://www.prosperoeditore.com/anemos-detail.html
...avanti, chi non l'ha mai pensato?
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I link generazionali di Esperanza - romanzo, di Alberto Fumagalli (se ve lo siete perso, è uscito lo scorso lunedì ed è disponibile al download su www.prosperoeditore.com!)
Di nuovo parliamo del tempo, attraverso le parole di Serena Bilanceri racchiuse in "Fino alla fine dell'illusione". In esclusiva su Prospero Editore: http://www.prosperoeditore.com/fino-alla-fine-dell-illusione-detail.html
Il tempo è relativo, quello che facciamo con esso è davvero importante: quindi tutti su www.prosperoeditore.com!
Piccola presentazione del progetto 'Prospero Editore': sei un autore e non sai come pubblicare la tua opera? Sei un lettore e vuoi sostenere un progetto inedito
Passeggiare in riva al mare in questa stagione è davvero meraviglioso: si riscoprono i colori dell'acqua e della spiaggia, e l'attività insolita dei suoi abitanti più "rumorosi", di cui i versi intensi di Marco Mastromauro ci parlano. La raccolta completa, "Fraintendimenti", la trovate solo suwww.prosperoeditore.com/fraintendimenti-detail.html
Una massima folkloristica ma sempre apprezzabile (ed attualissima!). Prospero Editore e Poesia vanno a braccetto: - "Un cerchio di pietre", di Riccardo Burgazzi (http://www.prosperoeditore.com/un-cerchio-di-pietre-detail.html) - "Fino alla fine dell'illusione", di Serena Bilanceri (http://www.prosperoeditore.com/fino-alla-fine-dell-illusione-detail.html) - "Fraintendimenti" di Marco Mastromauro (http://www.prosperoeditore.com/fraintendimenti-detail.html) Avete l'imbarazzo della scelta!
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