"La vera forza non la ottieni affrontando gli altri ma te stesso. Così tanto di te t'importerà che gli altri agli occhi tuoi niente saranno"
-Kokushibou🌙 {Walhalla}
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"La vera forza non la ottieni affrontando gli altri ma te stesso. Così tanto di te t'importerà che gli altri agli occhi tuoi niente saranno"
-Kokushibou🌙 {Walhalla}
Il lavoro filosofico è propriamente - come spesso in architettura - piuttosto un lavoro su se stessi. Sul proprio modo di vedere. Su come si vedono le cose. (E su che cosa si pretende da esse).
Ludwig Wittgenstein
💗FILOSOFIA💗
"Se si deve filosofare, si deve filosofare e se non si deve filosofare, si deve filosofare; in ogni caso dunque si deve filosofare. Se infatti la filosofia esiste, siamo certamente tenuti a filosofare, dal momento che essa esiste; se invece non esiste, anche in questo caso siamo tenuti a cercare come mai la filosofia non esiste, e cercando facciamo filosofia, dal momento che la ricerca è la causa e l'origine della filosofia."
Aristotele ~Dipinto - Platone e Aristotele da, La Scuola di Atene di Raffaello Sanzio~ Per saperne di più su Aristotele cliccare il link sotto... https://www.youtube.com/watch?v=S_Zc1SHumKU&list=PL77YfPx_TtAnTxxJ54b8kOB5VCTejTctW
Chi pensa sia necessario filosofare deve filosofare e chi pensa non si debba filosofare deve filosofare per dimostrare che non si deve filosofare; dunque si deve filosofare in ogni caso o andarsene di qui, dando l'addio alla vita, poiché tutte le altre cose sembrano essere solo chiacchiere e vaniloqui.
Aristotele (da Protreptico o Esortazione alla filosofia)
Se nessuno me lo chiede, lo so; se cerco di spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.
S. Agostino, Confessioni
Cos'è il tempo? Chi saprebbe spiegarlo in forma piana e breve? Chi saprebbe formarsene anche solo il concetto nella mente, per poi esprimerlo a parole? Eppure, quale parola più familiare e nota del tempo ritorna nelle nostre conversazioni? Quando siamo noi a parlarne, certo intendiamo, e intendiamo anche quando ne udiamo parlare altri. Cos'è dunque il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so. Questo però posso dire con fiducia di sapere: senza nulla che passi, non esisterebbe un tempo passato; senza nulla che venga, non esisterebbe un tempo futuro; senza nulla che esista, non esisterebbe un tempo presente. Due, dunque, di questi tempi, il passato e il futuro, come esistono, dal momento che il primo non è più, il secondo non è ancora? E quanto al presente, se fosse sempre presente, senza tradursi in passato, non sarebbe più tempo, ma eternità. Se dunque il presente, per essere tempo, deve tradursi in passato, come possiamo dire anche di esso che esiste, se la ragione per cui esiste è che non esisterà? Quindi non possiamo parlare con verità di esistenza del tempo, se non in quanto tende a non esistere.
Sant’Agostino, Le Confessioni
RELIGIONE BUDDISTA (parte III°)
In conclusione :
Religione o no, alla lettura del libro una cosa è certa, il buddismo viene insegnato, non che praticato, non meno diversamente come verità assoluta al pari di qualunque altra religione monoteista o no. Nelle religioni, quanto espresso dal capo spirituale non è assolutamente discutibile, quanto egli dice è inoppugnabile dato che la sua parola e quanto esprime il dio che egli rappresenta sulla terra. La sua parola è legge, infatti, poiché viene dall'alto, espressa da colui che sta al di sopra degli esseri umani che li ha creati, quindi è più saggio di loro. Il buddismo, per quanto non esprima regole da seguire, comportamenti e rigide leggi sociali e morali da rispettare, anche se divenuto uno stile di vita, non che vera e propria religione di stato, in riferimento al Tibet e al Dalai Lama che ne è capo spirituale e materiale in quanto reggente statale. Il buddista non salva la propria anima pregando, elogiando, non che sacrificando a un essere supremo ma mettendo in pratica tutta una serie di esercizi fisici e spirituali atti a permettere al soggetto di espandere la propria mente, a distaccare la propria anima da quello stato di miseria che è l’ignoranza, ovvero acquisire quella conoscenza tale da essere cosciente del proprio essere, della realtà in cui vive, distaccandosi così da quel mondo materiale che lo opprime e lo limita a essere semplice ed eternamente soggetto a un dolore senza fine, proprio per quello stato di nascita e morte cui è sottoposto l’individuo a causa della suo stato di incoscienza cui versa costantemente. In definitiva un buddista non è salvato da alcuno se non che da sé stesso, dal suo sforzo di divenire cosciente, di essere illuminato, dall'uscire dal suo stato di torpore che portava a essere incosciente del suo stesso stato di vivere una costante illusione che la vita gli metteva davanti indifferentemente dal suo stato sociale.
Nel buddismo, non che gli dei non siano menzionati ma non sono compresi nella salvezza dell’anima, da quallo che ho letto, per quella gente, altro non sono che essere superiori, questo si ma nulla di più o di meno di esseri viventi che patiscono allo stesso modo di un comune essere umano. Creature che a quanto pare non sono esenti degli stessi cicli di vita, ovvero non sono immuni a nascita e morte.
Ciò che accomuna il buddismo alle altre religioni, ovvero quella espressività totalitaria di verità assolutistica cui si chiude ogni culto e permea ogni fedele nel suo modo di vivere la propria esistenza, non che di esprimere il proprio pensiero. Alla fin fine è sempre la stessa ragione, ovvero non tanto l’insegnare, nel condividere ciò che si ha appreso, nel trasmettere tutta quella conoscenza acquisita nel corso delle proprio vita da esperienze vissute ma del definire tale sapere come unico modo per raggiungere quello stato di beatitudine, ovvero il NIRVANA. Come se oltre quell'orizzonte che quel limite di quel pensiero filosofico e non, non esistesse altro che il nulla, come se il vuoto assoluto permea tutta quella conoscenza di cui loro sono divenuti consapevoli.
Da un passo del libro del BUDDHA che ho letto: <<se venisse da me un uomo intelligente, non malizioso, non finto, un uomo dritto, e io lo istruissi e gli esponessi l’insegnamento… egli stesso vedrà che così davvero ci si libera interamente dai vincoli, dai vincoli dell’ignoranza>>.
La frase sopra evidenziata, mi suggerisce che questa linea di pensiero è molto comune nelle religioni, mi rammentano un passo del vangelo in cui il cristo si esprime all’incirca con queste approssimative parole -il concetto, comunque, è esatto- : <<io sono la via, chi mi seguirà vivrà in eterno>>; ed anche:<< voi siete come le tralci della vite, se vi staccate da essa non dare frutto>>.
In poche parole, loro e soltanto loro sono verità, ed è proprio in questo che si esprime quella impronta di assolutismo che tutte le religioni sono, quel dispotismo che non concede ad altre idee di emergere, di essere espresse soprattutto, per tale motivo io le definisco ideologie malate, filosofie senza senso ma soprattutto corrotte, dato che non permette a nessun altra di confrontarsi con essa e quindi di evolvere con qualunque idea, pensiero che sia.
D'altronde tutte le religioni hanno sempre una risposta a tutto, ed è proprio questo che le rende tali, ovvero verità assolute e non più filosofie cui discutere, il buddismo al pari di qualunque altra religione, come ho già detto e ripetuto nello scritto, non è da meno di una qualunque altra religione praticata al mondo da altri esseri umani.
Philosophia
Come mi è capitato di dire più volte, l’umanità propone e chissà quale entità superiore dispone. Saltato il piano editoriale della settimana scorsa per infortunio del nano, durante una partita, pronto soccorso e fisioterapia. Chiarita la mia sparizione, volevo condividere una lettura che mi ha interessato perché pone un quesito importante: “Si può insegnare la filosofia?” e aggiungo io “a…
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