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Superficialmente un folletto
Profondamente le bottiglie d'acqua sullo sfondo
Socialmente ed esteticamente fuorisede
“ «Come va come va quando sei arrivato che si fa in città?» badava a ripetere lo zio. Giovancarlo rispose qualcosa di sommario. La zia chiese notizia di alcuni parenti; i parenti godevano ottima salute, ma essa stette ad ascoltare le risposte del giovane come se fossero particolari della loro morte, colla solita compassionante tenerezza. Ancora qualcuno chiese notizia dell'Università e così, esauriti subito tutti i possibili argomenti di conversazione, sopravvenne un istante di silenzio. Lo zio allora si schiarì la gola e, nell'intento di portare il discorso, come il suo magnanimo senso d'ospitalità esigeva, su un soggetto familiare a Giovancarlo, chiese alfine: «Ma Leopardi è buono, buono?» Voleva notizie, cioè, sul valore letterario del nominato Leopardi; sapere, ad esempio, se fosse il primo il secondo il terzo scrittore italiano, se fosse più grande del Tasso o meno, come aggiunse dopo. Naturalmente non fu soddisfatto della risposta del giovane, ma seguiva lo stesso il suo discorso con finta attenzione, mentre gli occhi gradatamente gli si impicciolivano dal sonno; la zia, senza più, dopo qualche minuto piegò la testa sul petto, come era d'altronde sua costante abitudine a quell'ora della sera, e prese anzi a ronfare un tantino. Del resto anche con quell'argomento non s'andò per le lunghe. Disperando della sua causa, lo zio si guardava le unghie sporche; il cugino chiese allora dei locali notturni della capitale, scivolando nel discorso con visibile soddisfazione le parole tabarin girl champagne; l'unica obbiezione che gli si sarebbe potuto muovere avrebbe riguardato una sua cocciuta confusione dei condizionali cogli imperfetti soggiuntivi. Laddove suo padre non confondeva che fra loro, del soggiuntivo, i vari tempi; le confusioni delle due donne vertevano invece di preferenza sui generi dei nomi; quanto al fratello della zia non parlava, ovvero barbugliava in modo del tutto incomprensibile grazie alla particolare pinguedine della sua lingua, complicata dal curioso puntiglio di non voler rifiatare se non a discorso finito, avesse a esser lungo quanto voleva, sicché a costui si poteva concedere, in fatto di flessione verbale, il più largo credito. “
Tommaso Landolfi, La pietra lunare. Scene della vita di provincia, Firenze: Vallecchi, Gennaio 1944² [1ª edizione 1939]; pp. 9-11.
Tornare alle origini
Prima di trasferirmi a Roma ho sempre pensato che casa mia non mi sarebbe mai mancata e invece... . Invece ho proprio capito che quando ti senti persa tornare nel luogo di origine, quel luogo dove sei nata, cresciuta per grande parte, quel luogo che ti ha fatto anche odiare la vita, quel luogo fatto di persone, paesaggi, orari e abitudini. Si quel luogo avete capito. Quel luogo diventa il tuo paradiso, la tua ancora di salvezza, la tua camera delle necessità. Torni a casa e trovi tutto come era, nulla è mutato ed anche i tuoi genitori sembrano non essere mai invecchiati. Tu ti senti in pace, ti senti in pace, senti che tutti i problemi sono affrontabili che non c'è nulla che possa ferirti o farti del male, che ogni cosa ha il suo tempo e che così anche tu. Sei pronto puoi affrontare di nuovo la tua vita.
Inchiostro nero su pagine bianche, Intere giornate di studio. Ma adesso azzurro, arancione e rosa Colorano l’Arno che riposa.
Il lento movimento delle sue acque Contro il rapido scatto delle lancette, Arrivati per crescere, siamo già grandi, Grandi ma ancora pieni di sogni.
Il fiume scorre con le tue emozioni, Con lo sguardo segui il suo corso, Incontri la chiesa, il ponte, il tramonto, Il sorriso di chi ti sta accanto.
E vedi le guglie puntare in alto, Come ogni persona che passa di lì, E come un velo si adagia la sera Sulla città passeggera.
La bianca e luminosa luna Dall’alto ci osserva e ricama su tela, Fili provenienti da ogni parte del mondo Cuciti insieme nel suono della sera.
La sera ha il suono di voci confuse, Ti parla in più lingue e ti offre da bere, Ha il gusto di una birra fresca, l’odore della sigaretta Tra le labbra umide di chi ti aspetta.
La sera puoi anche toccarla, è pietra grigia e calda. Siediti lì con le gambe scoperte, Senti il calore che ti abbraccia forte.
Così è il saluto del giorno concluso, Puoi farne esperienza con tutti i tuoi sensi. Ti accompagnerà fino all’ultima sera Nella città passeggera.
Una foglia d’alloro per ogni tuo amico, E per quella persona speciale. Poi una lasciala al vento, Cullata dal fiume saprà galleggiare.
La strada si apre, è il momento di andare. Saluta la Torre, l’Arno e la Luna, Io ti auguro buona fortuna.
©
lofi bolo girl di @uky_moo
Apppassionato e acceso il dibattito sul taglio dei parlamentari intrattenuto tra fuorisede su due fazioni diametralmente opposte che si conclude con un: "E gomungue borgoddio, Sì o No viva sembre la feiga"
Buongiorno fantastico mondo di Tumblr! È arrivato il momento di sistemare casa, che è diventata un casino immenso. Ci riuscirò o rimanderò tutto a domani?
Scopriamolo insieme nella prossima puntata