Il sindaco Bandelli ci tiene a quel tratto longobardo, tanto che lui proprio quelle cose di Roma non le manda giù.
Che si fatica qui, che sfaticati là, che quello di strapparelungoibordi parla come quei politici là sul telegiornale del primo e che lui non lo capisce.
E allora nel cinema all'aperto, da luglio a settembre, sul porfido nuovo di Piazza Giobetti (che era un parente alla lontana della moglie, cavaliere del lavoro), si proiettano solo pellicole longobarde.
Ruralità post-fascista, baby boom e cabriolet di importazione brianzola. Una produzione di revisionismo grana e polenta del morosetto della figlia.
E mentre scorrono inutili le immagini di "Strappare Longobardi", è tutto un frugare in penultima fila, con quei due assatanati della Lorella e del Peppe detto "il rana" per quella voce gracidante. La Lorella è la figlia del Bandelli, la cognata del regista, che per l'occasione si è messa tutta in ghingheri con una gonna portafoglio che svolazzava solo a guardarla.
Comoda per il rana, che le gracidava sul collo mentre inzuppava.
E dietro, come sempre, il Mariello, che guardava e si palpottava.
Così l'apoteosi cinematografica di una partita di briscola si trasforma lenta da un cappotto di noia ad uno scrosciare si succhi sulla poltroncina della Lorella, che il buon Mariello lapperebbe volentieri se non fosse per lo scrosciar dell'applauso di regime.
Scuote la testa la Bibliotecaria che ancora odora delle sue letture intense e pensa che un giorno vedrà un film vero, mentre il suo animo mastica lento il guardare le mani tra le gambe della Lorella e la sera sublima il rosicare muto tra le parole della Merini, desiderosa di assaggiare lo sperma.
Il suo sperma bevuto dalle mie labbra
era la comunione con la terra.
Bevevo con la mia magnifica esultanza
guardando i suoi occhi neri
che fuggivano come gazzelle.
E mai coltre fu più calda e lontana
e mai fu più feroce
il piacere dentro la carne.
Ci spezzavamo in due
come il timone di una nave
che si era aperta per un lungo viaggio.
Avevamo con noi i viveri
per molti anni ancora
i baci e le speranze
e non credevamo più in Dio
perché eravamo felici.