Se mai due furono una cosa sola, certo quelli siamo noi.

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Se mai due furono una cosa sola, certo quelli siamo noi.
Le scale immobili . . . . . . . . . . . #Roma #metrob #laurentina #scalemobili #furono (presso Metro Laurentina (MB)) https://www.instagram.com/p/BrQZG8cH8tc/?utm_source=ig_tumblr_share&igshid=fvypebj68l2f
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I nostri Marò in Italia in permesso furono “rimandati” in India a dicembre 2012 dal governo Monti
Esposto alla magistratura per fare chiarezza sui responsabili appartenenti al governo Monti che hanno rimandato in India i due marò nonostante sia un Paese dove vige la pena di morte. Lo presenteranno a breve l’ex generale Fernando Termentini ed altri fan dei fucilieri del San Marco. La notizia è riportata dal quotidiano “Il giornale” che riporta anche alcuni stralci dell’esposto sostenuto anche dall’ex ministro degli Esteri del governo Monti, Giulio Terzi di Sant’Agata. I fatti del lontano febbraio di due anni fa sono avvenuti “a bordo di natante a quel momento battente bandiera italiana denominata Enrica Lexie. Avuto riguardo ai principi correnti in materia di diritto internazionale, parrebbe, quindi, pacifica la giurisdizione dello Stato italiano”. E invece i marò sono sempre trattenuti in India.
La gravità evidenziata nell’esposto redatto dall’avvocato Luca Biagi è che “Latorre e Girone furono riconsegnati all’India, che a oggi attribuisce loro ipotesi di reato punibili anche con la pena capitale in contraddizione con quanto prevede nello specifico la Costituzione italiana”. L’esposto cita una sentenza della suprema Corte che ritiene “la semplice garanzia formale della non applicazione della pena di morte atto insufficiente alla concessione dell’estradizione”. Al momento di dimettersi dal suo incarico di ministro degli Esteri, Giulio Terzi criticò aspramente il presidente del Consiglio Monti per la gestione dell’affaire Marò e in particolare per la decisione di rimandarli a Kochi al termine di un breve periodo di “vacanza” in Italia nel Natale 2012. Veramente assurdo!
IoCombatto.it
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Siria: furono i ribelli ad usare gas sarin per convincere gli Usa ad attaccare
9 apr – Non il regime di Bashar al-Assad ma i ribelli. Furono loro, secondo l’inchiesta condotta da Seymour Hersh, ad usare le armi chimiche in Siria. Una scelta maturata però altrove, in Turchia, per convincere e costringere gli Stati Uniti ad intervenire militarmente. Nella ricostruzione fatta dal giornalista americano che vinse il premio Pulitzer […] Imola Oggi
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DERIVATI KILLER: PROFUMO E MEZZA UNICREDIT A PROCESSO. PER L’ACCUSA FURONO I LORO PRODOTTI LA CAUSA DEL FALLIMENTO DI UN AZIENDA CON 430 OPERAI
L’ITALIA AVEVA UN’ECONOMIA SANA. POI SONO ARRIVATE LE BANCHE – INDAGATI GHIZZONI E PROFUMO PER IL CRAC DI “DIVANIA”, AZIENDA ROVINATA DAI DERIVATI UNICREDIT
La procura ha chiuso l’indagine sulle cause del fallimento dell’industria Divania, che dava lavoro a 430 persone e vendeva in mezzo mondo i suoi prodotti – 16 dirigenti Unicredit, tra cui Ghizzoni e l’ex Profumo, indagati per bancarotta, causata dai 203 derivati-trappola fatti firmare dalla banca e che hanno esposto l’azienda a 15 milioni di perdite…
Anticipazione dell’articolo di Paolo Biondani in edicola domani su “l’Espresso”
Un’inchiesta giudiziaria finora segreta riaccende la miccia dei derivati bancari, quei prodotti finanziari ad altissimo rischio che hanno dissestato i bilanci di migliaia di aziende private ed enti pubblici.
La Procura di Bari ha chiuso una delicata indagine, condotta con tecniche da antimafia, sulle cause del fallimento dell’industria Divania, che prima del crac dava lavoro a 430 operai e vendeva in mezzo mondo i suoi divani fabbricati in Puglia.
L’avviso di conclusione dell’istruttoria, notificato dalla Guardia di Finanza, chiama in causa 16 dirigenti di Unicredit, tra cui spiccano l’amministratore delegato Federico Ghizzoni e il suo predecessore Alessandro Profumo, oggi presidente del Monte dei Paschi.
Per i banchieri l’accusa-base è di bancarotta: Divania era un’azienda sana che, secondo i magistrati, fu mandata in rovina da Unicredit attraverso ben 203 derivati-trappola, «falsamente presentati come contratti a costo zero», che in realtà hanno esposto l’azienda a «rischi illimitati», concretizzatisi in «perdite accertate per oltre 15 milioni di euro», provocando così prima la chiusura della fabbrica e poi il fallimento, decretato nel giugno 2011.
Nell’atto d’accusa il pm Isabella Ginefra scrive di aver ricostruito l’intera catena di produzione dei derivati, dalle sedi centrali alle direzioni regionali. Al livello più alto, sempre secondo l’accusa, era personalmente Profumo a «elaborare, dirigere e coordinare le strategie di commercializzazione dei derivati alle aziende».
Ghizzoni invece è sotto indagine per la scelta finale di negare la restituzione a Divania dei profitti incamerati da Unicredit: a provare che ne era informato, è anche una dettagliatissima raccomandata (con ricevuta di ritorno) inviatagli il 5 aprile 2011 da Francesco Saverio Parisi, il titolare di Divania.
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FONTE:
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/litalia-aveva-uneconomia-sana-poi-sono-arrivate-le-banche-indagati-ghizzoni-e-profumo-per-74418.htm
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basta casta
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TERRE DEI FUOCHI: FURONO I VERTICI DELLA FINANZA A INSABBIARE! L’ACCUSA AI PM DI UN MARESCIALLO IN PENSIONE
Terra dei fuochi, l’ex finanziere: “Miei colleghi insabbiarono inchieste su veleni”
Giuseppe Carione, maresciallo in pensione, racconta gli sversamenti di rifiuti nei campi in provincia di Caserta. “Ora lì crescono le fragole, nessuno ha mai scavato: se i pm me lo chiedono, li accompagno sul posto”
Colpa della camorra, certo. E anche di certa imprenditoria senza scrupoli. Ma se per anni è stato possibile sversare nei campi della Terra dei Fuochi qualsiasi genere di veleno, questo è avvenuto anche grazie al silenzio di pezzi dello Stato, che dovevano controllare i luoghi e perseguire i criminali. Ma qualcuno non ha fatto il suo dovere. Lo afferma un maresciallo in pensione dellaGuardia di Finanza, che ha raccontato ai magistrati di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) una storia che fa venire i brividi. Si chiama Giuseppe Carione e per quindici anni, dal 1989 al 2004, è stato in servizio presso la compagnia di Aversa con il grado di maresciallo capo e la qualifica di verificatore fiscale.
Carione dice di aver visto sotterrare schifezze di ogni tipo nei campi tra Aversa, Lusciano e Parete, nella provincia casertana. Dice che alcuni colleghi finanzieri, tra i quali colonnelli e generali, sapevano tutto, ma hanno chiuso un occhio e non hanno indagato. Dice che su quei terreni ora ci fanno crescere le fragole. “Se i magistrati me lo chiedono, li porterò nei luoghi precisi dove scavare. Ci sono andato qualche tempo fa, nessuno ha mai scavato, una parte è desertificata, non c’è manco l’erba, in un’altra parte invece ci sono serre coltivate, vi crescono le fragole: chissà chi le ha mangiate in questi anni”. Carione è parte lesa di un procedimento penale nato dai suoi esposti contro alcuni alti ufficiali delle fiamme gialle, denunciati per presunti occultamenti di inchieste e accertamenti fiscali.
Nei mesi scorsi, tramite una memoria di tre pagine indirizzata al gip, il maresciallo ha rincarato la dose contro i suoi ex colleghi: sarebbero stati complici anche dell’avvelenamento dei terreni agricoli. Accuse tutte da verificare. Ma Carione è preciso e circostanziato. Si riferisce a fatti del 2002. Porta all’attenzione degli inquirenti un’esperienza maturata sul campo. E precisa che gli appostamenti grazie ai quali scoprì lo smaltimento illegale di rifiuti tossici nelle campagne del casertano furono compiuti grazie alle ‘imbeccate’ di colui che pochi anni dopo sarebbe diventato uno dei pentiti di camorra più ascoltati dalla magistratura campana: l’imprenditore Gaetano Vassallo, il ‘ministro dei rifiuti’ del clan Bidognetti, uno dei principali accusatori di Nicola Cosentino nel processo Eco4. Vassallo, che all’epoca si era ritagliato il ruolo di ‘informatore’ della polizia giudiziaria, mosso forse anche dallo scopo di eliminare dal mercato qualche concorrente ai suoi business, avvisò il maresciallo e l’allora comandante della compagnia di Aversa “che era in atto, in Agro, tra Aversa e Lusciano (o Parete) un grosso traffico di rifiuti pericolosi smaltiti su terreni agricoli da parte dei fratelli Roma (Elio e Generoso) di Trentola Ducenta”.
Ecco il resoconto di Carione sull’esito della soffiata, passaggio chiave della memoria al Gip: “Osservammo alcuni camion con cassoni che scaricavano su una tenuta di terreno agricolo, incolto e senza piante, grossi quantitativi di fanghi umidi di colore grigio scuro, mentre un grosso escavatore meccanico provvedeva immediatamente ad occultarli sotto terra. Tale camion entrava in una fabbrica di trattamento rifiuti con impianto industriale sita alla periferia nord di Trentola Ducenta, in provincia di Caserta, nelle immediate adiacenze della strada che porta a Ischitella ed attigua a un ristorante denominato Il Mericano. Da quel momento non ho saputo più nulla – afferma Carione – e, per quanto mi è dato sapere, non venne informata l’autorità giudiziaria. Non venne effettuato alcun sequestro di terreno agricolo, ove venivano occultati i rifiuti, né sequestratiautomezzi, né vennero effettuati arresti di individui seppure vi era la flagranza di una serie di reati ambientali, sanitari, associativi, riciclaggio e fiscali”.
Insomma, quegli sversamenti rimasero impuniti, sostiene il maresciallo, che nelle sue denunce fa nomi e cognomi dei presunti responsabili dell’insabbiamento. Per loro la Procura ha chiesto due volte l’archiviazione, il Gip sta valutando. Indagine complessa, delicata. Il pm, per proteggere l’identità degli alti ufficiali coinvolti, li ha iscritti nel registro degli indagati usando nomi fittizi. La vicenda ebbe sviluppi particolari. Carione fu improvvisamente trasferito a Ischia. Nel 2005, tre anni dopo quei misteriosi intombamenti di fanghi tra Aversa e Lusciano, i fratelli Roma furono arrestati dai carabinieri per traffico illecito di rifiuti. Oggi il maresciallo in pensione si augura che le sue segnalazioni abbiano finalmente un seguito. Undici anni dopo. Per salvare il salvabile.
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FONTE:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/29/terra-dei-fuochi-lex-finanziere-cosi-i-miei-colleghi-hanno-insabbiato-le-inchieste-sui-rifiuti-tossici/793368/
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