sono in fila in cassa da tigotà, la cassiera è una donna della mia età, serve una signora con la faccia da stronza che sta facendo storie per uno sconto non passato di non so che cosa, la cassiera sospira impercettibilmente, sorride alla signora, poi passa alla prossima cliente, quella davanti a me, si muove come una specie di automa sgonfio, penso, ma chi sono io per pensare a questo, ci penso perché guardo la cassiera e vedo me, mi chiedo se sono anche io così visto da fuori mentre lavoro, poi divento un po’ triste perché sono finito dove sono finito, a fare un lavoro che non vorrei fare, è il mio turno, sovrappensiero cerco di essere un cliente efficiente e veloce, la cassiera mi chiede se voglio una busta, io rispondo “arrivederla, e buon lavoro”.
una gaffe, pensavo già al saluto, lei resta impassibile, pago, le ripeto “buon lavoro” ma lei neanche mi guarda e passa al prossimo cliente. sono uscito dal negozio in questo stato emotivo: sereno. fino a qualche tempo fa una gaffe simile, e il fatto di essere ignorato, mi avrebbe abbattuto, avrei pensato di essere un coglione, avrei ingigantito tutto, oggi no. questo lavoro non è quello che vorrei fare ma mi ha insegnato questo: a reagire in modo impassibile. (a questo si aggiunga il periodo di solitudine e profonda indifferenza verso ogni cosa, ma facciamo finta di no) mi sono confuso, capita a tutti. e la cassiera forse era stanca, o non mi avrà sentito, o non le andava di ridere alla mia gaffe. non importa.

















