“ Si potrebbe credere che la scienza non dovrebbe essere luogo dell’ironia, perché la scienza è ricerca della verità. Più modestamente, la scienza è anche la ricerca di strumenti concettuali o materiali che ci aiutino a vivere meglio. Bene: ma la scienza nei momenti creativi, quando cioè sfonda un paradigma costituito, e comincia con fatica a costruire un’alternativa, usa l’ironia; anzi, è capace di servirsene come strumento di alta retorica, e di sottile comunicazione della novità. Non era ironico, forse, Giordano Bruno quando nella Cena de le Ceneri difendeva un universo «senza margine» contro il mondo chiuso di Aristotele? Non era ironico, a suo modo, Galileo Galilei contro coloro che si ostinavano a difendere il punto di vista geocentrico, cioè il cosmo aristotelico-tolemaico? Pure un grande scienziato, soprattutto uno scienziato creativo, è capace di ironia! Magari anche di ironia su sé stesso, cioè di autoironia. Mi è capitato di lavorare con alcuni grandi matematici; qualcuno era più portato, quando non gli garbavano certe situazioni, allo scoppio di collera; ma in altri casi – penso per esempio a un matematico del calibro di René Thom – c’era chi riusciva a essere ironico spiazzando i suoi avversari. Quando una volta qualcuno a Thom chiese: «Professore, ci parli della creatività scientifica», Thom rispose: «È più o meno come la torta alla crema». Un’uscita del genere è sottilmente ironica, perché rimette in discussione quello che si sta facendo, e ci riporta al diverso in un ambito di discorso che per il resto pare scontato. Di che volete che parlino i microbiologi? Di microbiologia. Di cosa volete che parlino i fisici? Di onde e particelle. Qualche battuta ironica può essere di aiuto. Le sapevano fare il timido Niels Bohr e l’esuberante Albert Einstein. E uno dei migliori filosofi della scienza del Novecento, Paul Feyerabend, amava l’ironia. Una delle sue più eleganti battute è la seguente: «Questa notte ho sognato Bohr: gli parlavo, lui stava a sentire i miei consigli e poi mi rispondeva tirando sbuffi della pipa in maniera piuttosto emotiva, come faceva d’abitudine». Alla domanda «Feyerabend, ha sognato anche qualcun altro?» rispose: «Sì, un sacco di gente! Per esempio, una notte ho sognato Stalin, ma mi sono ben guardato dal fare dell’ironia con lui». “
Giulio Giorello, La danza della parola. L'ironia come arma civile, Mondadori, 2019. [Libro elettronico]















