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#Eleventy Jacket, #Altea Scarf, #Mazzarelli Shirt, #Ghezzi Pochette, #Jacobcohen Jeans, #Eleventy Belt, #Eleventy Gilet, #Hogan Shoes !
È molto abusata la definizione di verità al cinema. Per me uno dei più grandi cineasti di finzione, Fellini… no volevo dire Rossellini, ma anche Fellini. Rossellini forse è il più interessato al concetto di verità, ma è anche quello che ne parla meno o in modo più trascurato e trasandato, pur essendo una persona molto acuta. Sa che la verità non è neanche l’ultimo inganno, la verità è il primo inganno. Ma puoi anche metterci al posto l’occhio: affidare all’occhio la verità vuol dire affidare la verità al primo e più forte degli inganni, cioè l’occhio che è più forte, perché ti fa sembrare…no, non ti fa sembrare, è il mondo come lo tocchi, come lo vedi, e quindi ti affidi a una cosa inaffidabile al massimo, e allora se è inaffidabile al massimo che ti importa del digitale? Al limite il punto formalmente è: c’è una forma di desiderio simile quando ti trovi di fronte al problema-digitale in un film, ovvero la forma della bulimia di volerlo comunque vedere. Finché c’è un film da vedere vuol dire che siamo ancora vivi, poi invece siamo inghiottiti dalla indifferenza, dalla differenza tra un fantasma e l’altro. Il cinema ha spesso questa funzione proiettiva, prima proiettiva e poi protettiva, nel senso che protegge dall’essere tutto uguale, siamo destinati o provenienti dal cinema, siamo destinati a provenire da dove siamo già provenuti. Diciamo che probabilmente il cinema è la cosa che ancora ci dà la sensazione di essere vivi.
Enrico Ghezzi, da un’intervista su Quinlan.it
October 1987 Mondo Uomo photos Fabrizio Ferri
giaccone in pelle nera con profili in marmotta di Ghezzi. K-Way di Colmar, pantaloni in nylon di Lotto