I valori in cui credevano i partigiani
Dopodiché potemmo raggiungere i bistrot della vicina Villafranca accompagnati da due soldati inglesi.
Nei giorni successivi ci portarono nei pressi dell'aeroporto di Nizza.
In un capannone erano accatastate una quantità notevole di mitragliatrici italiane Breda nuove e imballate. Evidentemente preda di guerra dell'avanzata alleata su Nizza nell'agosto del '44.
Ma perché non le avevano fornite a noi già l'anno prima?
Prelevammo armi, viveri, vestiario e materiale sanitario.
Al Petit Rocher predisponemmo tutto sulla banchina per stivare il carico sul motoscafo che ci avrebbe riportato a Vallecrosia.
Dovemmo imbarcare anche due agenti di Ventimiglia, (Paolo Loi e un altro che non ricordo), che avevano seguito un corso di sabotatori imparando a maneggiare l'esplosivo al plastico.
Per far posto ai due sabotatori, lasciammo a terra i viveri e il vestiario imbarcando solo le armi e i medicinali, contro la volontà degli ufficiali inglesi.
Ricevemmo la direttiva di annullare lo sbarco se non avessimo avvistato da terra il segnale di riconoscimento.
Arrivati al largo di Vallecrosia, nessun segnale, ma Girò mise ugualmente in acqua i due canotti e disse che, per maggior sicurezza, saremmo approdati nel tratto di spiaggia davanti alla sua abitazione.
Era meno sorvegliato dai fascisti perché ... minato.
Come "maggior sicurezza" non era male!
Ma Girò conosceva il posizionamento delle mine. Il canotto con i due sabotatori approdò sulla spiaggia più verso Bordighera, forse non si fidavano a seguirei o volevano mantenersi una probabilità di fuga in caso fossimo stati accolti dai nazifascisti.
Solo più tardi ci vennero incontro camminando sulla battigia per paura delle mine. Per un attimo tememmo si trattasse di una pattuglia nemica.
Con estrema cautela Girò (n.d.r.: Pietro Gerolamo Marcenaro) ci guidò nel sentiero minato fino a casa sua.
Portammo le armi a Negi come le altre volte, rifornendo le brigate Garibaldine.
Il 25 aprile 1945 avevo da poco compiuto 20 anni!
La guerra, lo sfollamento, i bombardamenti con le loro vittime, l'insicurezza quotidiana e il periodo della Resistenza avevano completamente trasformato il ragazzo di 5 anni prima.
Maturai delle idee che a distanza di 60 anni, nonostante l'inarrestabile corso della storia con i suoi cambiamenti sociali, economici, politici e lo sviluppo tecnologico e scientifico, ritengo essere ancora fondamentali per la convivenza umana.
Furono idee di diritti: la Libertà che è sacra ma che non va mai separata dalla Giustizia e dalla Dignità.
Sono tre diritti che non vanno mai disgiunti, l'uno non esiste senza gli altri.
Vorrei che le stesse idee si radicassero nella mente dei giovani di oggi e che maturassero in essi attraverso il dialogo e il rispetto reciproco, non attraverso gli eventi drammatici e violenti che caratterizzarono la gioventù della mia
generazione.
Ogni conflitto inevitabilmente porta con sé quegli orrori che io e altri patimmo e subimmo.
Testimonianza di Renato "Plancia" Dorgia in GRUPPO SBARCHI VALLECROSIA, di Giuseppe "Mac" Fiorucci