Rach 3
Serata memorabile ieri al Teatro Accademia di Conegliano, dove l'Orchestra Sinfonica dell'Accademia Musicale Naonis di Pordenone ha accompagnato la giovane e bravissima pianista Chiara Bleve nel Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Sergej Rachmaninov, ovvero il famoso Rach 3. Una composizione che ho profondamente amato fin dal primo ascolto su CD, avvenuto ormai qualche decennio fa...
Chiara è una pianista che a soli 19 anni ha già un curriculum che a leggerlo tutto ci si impiegherebbe forse più dei 45 minuti della durata dei tre movimenti che compongono l'opera.
Un concerto, scritto nel 1909, famoso per essere tecnicamente estremo, considerato uno dei più difficili in assoluto, eseguito da Chiara con precisione, velocità, estremo controllo ed espressività, facendo sembrare facile ciò che è oggettivamente molto difficile. Vladimir Horowitz, uno dei più celebri interpreti del Rach 3, lo definì "L'Everest dei concerti per pianoforte". Non a caso è uno dei brani con il maggior numero di registrazioni in assoluto, la prima nel 1930 con solista proprio Horowitz. Al contempo, alcuni dei più grandi pianisti del XX secolo non vollero mai eseguirlo.
Ma non è solo virtuosistico: il Rach 3 è un concerto che muove qualcosa dentro, è una musica che in taluni momenti fa tendere tutti i muscoli anche a chi è seduto comodamente in platea, così come fa trattenere loro il fiato e sudare le mani. E fa sentire il cuore battere in una zona intermedia fra il petto e il cervello.
Questo concerto è anche l'asse portante di Shine, un bellissimo film del 1996, che guardo e riguardo periodicamente con estremo piacere. Il protagonista, il pianista David Helfgott (interpretato dal premio Oscar Geoffrey Rush) è ossessionato –come suo padre– proprio dal Rach 3.
Tornando a ieri sera, il Maestro Giancarlo Guarino, direttore dell'orchestra, ha in principio illustrato brevemente i brani che avrebbe di lì a poco diretto: prima l'Ouverture de Il Pipistrello di Johann Strauss II, e poi il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 di Rachmaninov, raccontando qualche aneddoto interessante e divertente. Come la dedica di Rachmaninov a Josef Hofmann, suo grande amico, che però non volle mai eseguire il concerto in pubblico... forse perché troppo difficile per un pianista con mani piccole come le sue, almeno se confrontate con le celebri gigantesche mani di Sergej. Curiosamente, Chiara Bleve non mi è sembrata per nulla avere mani grandi, probabilmente non più di quelle di Hofmann. Ma forse ha avuto più coraggio.
Il Maestro ha poi parlato delle due esecuzioni del 1910 a New York con Rachmaninov stesso al piano e, nella seconda, il grande Gustav Mahler a dirigere, affermando che la registrazione audio non sia mai arrivata fino a noi perché si danneggiò... anche se devo ammettere che questa storia, con annesso ritrovamento e possibile futura riparazione, assomiglia molto a un terribile pesce d'Aprile.
Ad ogni modo, dopo un'esecuzione fenomenale e il perfetto finale scintillante del Rach 3, sarei stato lieto di spellarmi le mani con 92 minuti di applausi. E invece Chiara Bleve si è seduta di nuovo al piano e ha eseguito pure il Momento musicale n. 5 Op. 16 di Rachmaninov -che ha commosso anche una violinista- e a seguire il Preludio n. 24 Op. 28 di Chopin.
Due pezzi "rilassanti", per rallentare i battiti cardiaci dopo la tempesta appena conclusa.
Ho già detto "Serata memorabile"?












