Una piccola scoperta - chissà - proprio mentre la ridiscesa di Haven verso le fonti di magia che hanno attraversato quel luogo, investe la Collins come un mal rovescio in pieno viso e di sorpresa, in un mare di fluire caotico che corrisponde al solito modo in cui la magia runica si mostra a chi la vuole tracciare. Questa nota di sottofondo invece è più ruggente, ribelle e spavalda al punto da mettere in difficoltà la stabilità stessa di Haven, seppure la protesi non abbia nulla a che vedere con la sensazione di perdere l'equilibrio che la giovane strega sta sperimentando.
È solo questione di un attimo il cambio che percepisce immediato, doloroso, in quel fondersi in un tutt’uno con ciò che la circonda. Letteralmente investita da quella che avverte come un’onda, quasi che la porta a serrare gli occhi già chiusi tanto da strizzarli e digrignare i denti modellando le labbra in una smorfia netta quasi dolorosa. E dietro le mani che si serrano inconsciamente e prepotentemente tanto da conficcarsi le unghie nei palmi nel tentativo di rimanere a galla in quella magia che la circonda e provando a districarsi in quei flussi che avverte. Non molla l’osso, o almeno è ciò che sta provando a fare, completamente assorta in quella pratica monopolizzante. Per quanto sia qualcosa di astratto prova a percepirne le differenze, aggrappandosi con la propria volontà a quell’unica nota stonata di sottofondo che percepisce oltre le tracce di magia runica. Qualcosa che ne compromette l’equilibrio - magico o fisico che sia - tanto da ritrovarsi a divaricare le gambe quel che basta in un movimento inconscio per bloccare il baricentro nel tentativo di non cadere e rendere vano quello sforzo compiuto fino a quel momento. La stampella viene stretta contro il proprio fianco e conficcata a terra con prepotenza quasi fosse un’ancora di salvezza non solo dalla caduta che percepisce poter arrivare da quell’instabilità, ma anche per quella traccia che vorrebbe inseguire e su cui si sta intestardendo, concentrandosi ulteriormente su di essa nel tentativo di annullare qualsiasi interferenza possa provenire da quella massiccia e dispotica della magia runica. Una traccia che seguirebbe non solo per testardaggine e per l’obiettivo di capire qualcosa in più di tutta quella faccenda, ma che l’affascina con quel sapore di ribellione e spavalderia, quel ruggito prorompente che sente incredibilmente affine.
Per quanto l'esperienza della Tracciatura sia in parte inebriante - a suo modo - e talvolta si corra il rischio di perdersi nelle sue manifestazioni, ciò che Haven percepisce come affine non tarda a rivoltarsi contro la stessa Spezzaincantesimi, almeno per quanto riguarda i modi in cui la stratificazione di tempo e residui magici si volge al cospetto dei dipendenti della Gringott. Non è più un colpo di frusta o uno schiaffo in pieno viso che mostra la vitalità di residui potenti - e neanche poi troppo datati - che hanno invaso quegli spazi, quanto un turbinio che soffoca, nel momento in cui la Collins cerca di scavare più a fondo. Non è qualcosa che può farle davvero male fisicamente, appare ovvio, ma la sensazione è quella di un turbinio che stringe la presa attorno al collo. Male puro. Sarebbe più giusto descrivere così quel che resta, almeno sino a quando non pare esserci più nulla in cui scavare.
Sopraffatta. « USCITE ORA. SUBITO! » rabbioso e ruggente con l’espressione del viso mutata dalla rabbia. Il tutto mentre aiutandosi con la bacchetta compie passi indietro per uscire dalla grotta quanto basta per poter essere almeno parzialmente abbracciata dalla luce e trovarsi in un punto - si spera - più sicuro da eventuali crolli. Solo quando i compagni saranno usciti a loro volta, ignorando completamente qualsiasi tipo di insistenza da parte dei pipistrelli che si accaniscono e provando a resistere a quell’attacco che la mano destra, abbandonata la stampella alla sua sorte, sfilerebbe la bacchetta dalla fondina assicurata in vita e ben stretta verrebbe puntata contro il muro che impedisce l’accesso al secondo ambiente della grotta. Si concentra nuovamente, sforzandosi nonostante le forze provate dalla tracciatura canalizzando la magia verso la propria bacchetta. « Bombàrda Màxima! » urla con decisione, contemporaneamente un piccolo affondo in direzione di quel muro fatto di massi accatastati, nell’intenzione di farlo crollare ed eventualmente avere libero accesso.