Giulia ma che cazzo fai
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Giulia ma che cazzo fai
Il regalo di Natale da parte di netflix, grazie Rick per essere sempre il solito genio maledetto. Ad un minuto dall'inizio stavo già morendo
Come il rumore di una frana, improvviso poi silenzio poi di nuovo ancora, come un richiamo del Cielo alla Terra
mostrarsi nelle loro vere forme, la Terra dilatata accogliente, il cielo cupo e sconvolto sversare su di Lei la furia l'impeto come due amanti
Forse la vita adulta è questo. Capire una volta per tutte che la tristezza non andrà via. E non poterlo dire a nessuno. E che non c'è persona o cosa al mondo che te la potrà togliere. Né il successo lavorativo temporaneo, né la storia di una notte. Puoi avere tutto o non avere niente.
Tu dovrai essere quello che ti guarda le spalle.
Andare sempre avanti.
E fingere che vada tutto bene.
Alla fine della giornata, da solo. Che tu abbia fatto molto o non abbia fatto niente.
Tristezza è bere in un bar vuoto una birra d'importazione guardando attraverso il bicchiere nulla in particolare. E i cantanti con le loro lacrimose ballatine vomitevoli, dalle quali neanche lì trovi scampo, non sono certo d'aiuto.
Tristezza è camminare per le strade deserte del tuo paese, passare tra le case lungo i viali come se stessi attraversando un diorama, tanto irreale è il silenzio.
La tristezza ti tende agguati agli angoli di quelle strade, ti aspetta quando torni a casa, è sul volto delle persone con le quali condividi la tua vita, quando capisci che non avete più niente da dirvi.
È un cane nero che ringhia e ti guarda con aria minacciosa.
Sono le deboli parole che riverso su questo foglio.
È il continuo ritornare sui miei passi, cercare di volta in volta di mettere meglio a fuoco qualcosa senza mai riuscirci del tutto.
Forse è l'alcol che parla. Ah, se solo potessimo dare la colpa delle nostre leggerezze alle sostanze!
(se così fosse, perché le prendi?)
Sono un negativo che nessuno si è preso il disturbo di portare a sviluppare.
Come chi fa il jiǎnzhǐ, tento di togliere pezzi dalla carta per creare una forma. Lavoro per sottrazione.
Visto che vi piacciono le citazioni, ve ne passo una.
«Scrivere non provoca tormento, ma nasce dal tormento.»
era dolce il modo in cui mi stringevi ieri sera
Ieri sera...
A letto, spengo il tablet dopo aver letto un po' e mi accingo a dormire anche io come mia moglie, accanto. Solo che lei è raffreddata, il respiro da pesante che era, diventa un deciso russare. La chiamo e niente. Provo a darle una spintarella col gomito e niente. Le rifilo un calcetto e niente. Vado con una spallata e niente. Bestemmio, recito una messa nera e niente. Le pratico un massaggio shiatsu e niente. Una mossa di wrestling e niente. Mi rassegno ad avere quel fastidioso "ronf ronf" nelle orecchie per tutta la notte e inizio a pensare a quanto sarà difficile prendere sonno quando, dall'altra parte della casa, Bruce emette un flebile miagolio, appena udibile. Mia moglie si alza di scatto, gli occhi spalancati.
-Bruce, amore, che c'è? Tutto bene? Vieni qui dalla mamma, su!-
Io intanto prendo appunti: la prossima volta, mi dico, miagola anche tu. E comunque voglio rinascere gatto.
Calmami.
E lo sai che non sono una grande amante dei baci ma in questo momento vorrei uno di quei tuoi baci dolci in cui mi tieni il viso fra le mani e mi baci piano come se temessi di rompermi. Poi sdraiarci a letto nella penombra in silenzio, occhi negli occhi come ieri sera, e io che mi perdo nel verde perfetto delle tue iridi. Poi chiudi gli occhi e mi tieni stretta e riaprendoli e incontrando i miei non riesci a trattenerti dal dirmi ti amo, esattamente come non lo so fare io.
Friday night
Mi sono avvicinato al tizio che se ne stava lì davanti all'ingresso con l'aria di essere qualcuno di importante e non soltanto un povero coglione come tanti messo a far selezione all'entrata di un locale. Gli ho chiesto che gente ci fosse dentro e mi ha risposto, ammiccando, che c'era "gente a posto". Ok, mi son detto, il luogo giusto per uno come me, troppo giovane per starsene tappato in casa ma troppo vecchio per andare nella prima discoteca che incontra. Ho aspettato pazientemente il mio turno fumando un paio di sigarette, poi quando lo stronzo ha ritenuto giunto il mio momento, sono entrato. La "gente a posto" era un agglomerato eterogeneo di persone obiettivamente in là con gli anni, donne di mezza età vestite come diciottenni e uomini dai trentacinque in su. Ho individuato il bar e ho pensato che il modo migliore per spendere i venti sacchi che avevo messo a budget per la serata fosse di spararmi un paio di Vodka-Redbull ed ho provveduto. Cazzo, però, troppi soldi per non arrivare nemmeno ad esser brillo! Ho tentato un paio di abbordaggi sfoggiando il mio miglior accento americano, qualche volta funziona ma ieri proprio non voleva saperne. Così, ne ho approfittato per guardarmi attorno e prendere appunti mentali sulla fauna che avevo davanti. Arzilli cinquantenni con spalle larghe, tipi orgogliosamente calvi, donne strizzate in abiti troppo stretti, altre con la mercanzia in fiera evidenza. Dio, ho pensato, quanto è facile scrivere sugli esseri umani, sulla loro miseria, sulla pochezza delle loro vite. Molto più complicato sarebbe invece scrivere di un cane. Sono uscito dopo un'ora circa, ho fumato un'altra sigaretta e mi sono detto ok, a rimorchiare proverò un'altra volta, ora è tempo di rimettersi al lavoro.