La incontrai la prima volta il 15 febbraio.
Avevo deciso di fare una passeggiata vicino a casa per prendere un po' d'aria. Faceva abbastanza freddo e le nuvole sembravano portare pioggia. Non sono una persona alla quale piace stare all'aria aperta, ma le cose nella mia vita non andavano alla grande. Avevo bisogno di aria e di rinfrescarmi le idee. Quando arrivai al parco mi misi a sedere su una panchina. Osservavo il lago. Era bello essere lì, non pensare a niente. Il tempo sembrava essersi fermato in quell'istante.
Iniziò a gocciolare, e la pioggia mi piaceva. Sembrava che portasse via tutto lo sporco del mondo, persino i miei problemi, anche se non era così. Nel momento in cui cominciai a pensare di dover tornare a casa si avvicinò una ragazza. Aveva i capelli legati. Una felpa grigia e dei jeans. Il viso era sporco dal mascara. Sembrava avesse appena smesso di piangere. Si mise a sedere sulla mia stessa panchina e siamo state in silenzio per molto tempo. Non sono una persona che entra in relazione subito con gli altri, ma non sapevo nemmeno cosa dire in particolare. Avrei potuto iniziare a lamentarmi del tempo per cominciare un discorso, ma mi sentivo stupida. Non avevo nemmeno intenzione di alzarmi e andarmene. Chi lascerebbe una persona da sola mentre piange e per di più mentre piove? Ho pensato che se fossimo rimaste lì ancora per molto saremmo tornate a casa tutte e due raffreddate fino ai piedi. Così aprìì l'ombrello che mi ero portata via per sicurezza. D'istinto lo misi in mezzo in modo da coprire anche lei. Se ne accorse. Mi guardò e mi disse con un filo di voce - Grazie -.
Io le feci il sorriso più sincero che mi venisse, ma non era semplice. Più la guardavo e più mi sembrava di essere io quella strana. Lei aprì il pacchetto di sigarette e me ne diede una. Le feci un cenno per ringraziarla e la accesi.
Continuo solo su richiesta.