Retake e Airbnb si danno appuntamento al Pigneto per far nascere il primo villaggio Retake: un luogo a lungo sognato dove tutti sono ben accetti tran...

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Retake e Airbnb si danno appuntamento al Pigneto per far nascere il primo villaggio Retake: un luogo a lungo sognato dove tutti sono ben accetti tran...
“I rifugiati di via Spaventa difendono Barbara e Demetrio, famiglia italiana che sta subendo uno sfratto a sorpresa. "Siamo tutti in emergenza abitativa, l'unica soluzione di fronte a un Comune assente e al business Stato-cooperative è unirci e lottare insieme!"
Firenze dal basso
https://www.facebook.com/firenzedalbasso/
Scrive a Nardella, poi sfratto a sorpresa. La polizia carica, la famiglia resiste barricata
http://firenzedalbasso.org/scrive-a-nardella-poi-sfratto-a-sorpresa-la-polizia-carica-la-famiglia-resiste-barricata/
Negli ultimi giorni nei magazzini del settore della logistica a Bologna c’è agitazione. Dopo anni di consolidamento, successivo alla conclusione della...
Negli ultimi giorni nei magazzini del settore della logistica a Bologna c’è agitazione. Dopo anni di consolidamento, successivo alla conclusione della...
“C’è una cosa che impedisce la nostra libertà: il lavoro; a lavorare in realtà noi siamo obbligati” Assemblea autonoma di Porto Marghera, 1969.
Pochi giorni fa, domenica, è scomparso Italo Sbrogiò. Classe 1934, operaio al Petrolchimico di Marghera. Restò sempre un operaio, conducendo una vita intera di lotta contro la condizione operaia, contro la sua miseria, per distruggerla. Per questo fu un militante comunista, con ostinazione, minacciando la storia e piegando a fini autonomi destini già scritti da altri per conto della classe operaia.
Italo Sbrogiò iniziò a lavorare alla Sacaim di Marghera il 1 aprile del 1950. Sono gli anni del dopoguerra e della colonizzazione industriale del paese che mette al lavoro nelle fabbriche una forza lavoro proveniente dai campi: giovani ragazzi catturati dal movimento di industrializzazione e dal progresso tecnico che strappa con la salarizzazione del lavoro a mondi rurali di povertà. E' un movimento violento che cela la distruzione dell'umano fino all'avvelenamento e la morte. Italo e i suoi compagni a Marghera lo sveleranno con le lotte. Dal 21 marzo del 1952 al 22 giugno del 1955, sempre sotto Sacaim lavora in Sice-Edison e dal 23 giugno di quell’anno viene assunto direttamente dalla industria chimica stessa. Per circa quarant’anni, Italo lavora come dipendente al Petrolchimico di Porto Marghera, prima in Sice-Edison e poi in Montedison, fino al pensionamento nel settembre del 1989. In questa forbice di anni le lotte, le rotture politiche in seno alle forme organizzate del movimento operaio e lo sconvolgimento di un mondo dentro una dimensione totalizzante, l'unica a contemplare un orizzonte reale di trasformazione e liberazione per l'umano, il conflitto di classe.
Nel 58, a 24 anni, con la Cgil, viene eletto nella commissione interna del Petrolchimico, mentre nel 1964 viene eletto consigliere comunale per il PCI a Venezia. Italo è però già una minaccia.Le prime lotte e poi “Potere Operaio”. Nel '67 esce dal PCI mentre nel 1969 viene espulso dalla Cgil: troppa vicinanza con il gruppo dei provocatori di Pot.Op. E con quella linea “anti-sindacale”che fece esplodere il biennio rosso a Marghera: nel 1968 le lotte sui premi di produzione, per l'aumento del salario e la diminuzione dell'orario di lavoro rivoltano il petrolchimico con scioperi, occupazioni e picchetti. Italo Sbrogiò e i suoi compagni sono fuori dalle organizzazioni ufficiali del movimento operaio ma dentro le forme nuove e autonome della classe operaia che si organizza in movimento.
Nasce in quel ciclo di lotte l'Assemblea Autonoma di Porto Marghera. Dentro la traiettoria di investimento capitalistico una nuova classe in formazione grazie alle lotte individua una dimensione radicale e di parte nel conflitto sull'uso dell'innovazione capitalistica attaccando l'insostenibilità del suo costo per la forza lavoro operaia. Il petrolchimico uccide perché il lavoro salariato e quel lavoro salariato è nocività. Le lotte contro la nocività del lavoro negli anni '70 mettono in crisi, a partire dal controllo operaio della processo produttivo, l'apparato industriale di Marghera costringendolo alla ristrutturazione prima e al parziale smantellamento poi.
Il tema del rifiuto del lavoro è guadagnato sempre dentro un conflitto interno al rapporto di capitale, nell'attacco al profitto e per la conquista di possibilità per l'umano. C'é scienza e progresso solo se questa è scienza e progresso per Noi, per la nostra parte nel suo movimento di emancipazione dal comando sul lavoro; altrimenti è ciò che ci sfrutta e uccide in fabbrica e fuori; altrimenti c'è solo il movimento che ristabilisce il comando sul lavoro e le condizioni della nostra subalternità. “Bisogna imporre la logica operaia secondo la quale bisogna inventare tante macchine da ridurre sempre più il tempo di lavoro fino a farlo in tendenza scomparire. A questo punto parlare di socialismo non è più possibile, il socialismo è quello che c’è in Russia, una nuova organizzazione del lavoro, ma gli operai non vogliono questo, gli operai vogliono lavorare sempre meno, fino a far sparire ogni forma di costrizione effettiva al lavoro”.
La liberazione umana dal lavoro salariato e dal rapporto di capitale è condizione di ogni emancipazione politica. Italo Sbrogiò, tra gli altri, pose da militante questo tema, nelle lotte, guardando sempre alla possibilità di liberazione dell'umano dentro possibilità più ampie, collettive, di organizzazione, di divenire-classe, di comunismo. “Italo – scrive Devi Sacchetto nell'introduzione al suo ultimo libro “La fiaba di una città industriale” - e con lui tutti coloro che non hanno abiurato, è l’erede di una lunga storia, quella del farsi classe, che si contrappone alla riduzione a mera forza lavoro salariata o non salariata. Una storia attuale, più che mai”.
Un volano per l'economia. Un'occasione per la crescita. Sono i concetti espressi riguardo al terremoto, con una leggerezza che trasuda un cinismo inaccettabile, da Bruno Vespa e dal ministro Graziano Delrio in un nauseante siparietto durante la puntata del 25 agosto di Porta a Porta. Gioire per il fatto che L'Aquila sia ad anni di distanza “il più grande cantiere di Europa”, sottolineare i vantaggi per le imprese edili di quanto successo nel rietino, è prova definitiva, se ce ne fosse stato bisogno, di un atteggiamento strutturale delle istituzioni verso questo tipo di eventi che non è confinabile alla coppia Bertolaso/Berlusconi e alle loro new town, bensì è pratica fondante delle politiche di governo di ogni colore e tipo. Più di 250 morti e paesi completamente distrutti o devastati in parti enormi sono così ricondotti ad un'ottica contabile, da PIL, con uno sguardo gioioso al profitto generato dalla tragedia che non risuona così lontano dalle risate dell'imprenditore aquilano Piscicelli nelle ore seguenti al dramma abruzzese del 2009. I dati sulle potenzialità per l'economia - e per le aziende che vinceranno gli appalti - della ricostruzione di Amatrice, Accumuli e delle altre località colpite dal terremoto a sole 48 ore dai fatti riescono così ad oscurare le responsabilità collettive di un sistema politico che porta a subire ancora centinaia di morti in terremoti che potrebbero essere gestiti in maniera molto migliore, come dimostra l'esempio di Norcia. Chissà se per Delrio anche il crollo della scuola Capranica di Amatrice, inaugurata nel 2012 nel non-rispetto totale di alcuna norma anti-sismica e crollata 4 (quattro!) anni dopo - fortunatamente nella pausa estiva - costituirà un'opportunità di ripresa. C'è chi piange, come la famiglia Scafidi, ancora i propri cari in scuole pericolanti mentre il governo lancia progetti come la Buona Scuola utili solo a formare nuovi lavoratori giovani e docili per le imprese. Del resto quando, finalmente, si smette di piangere e si passa ad un'azione concreta di denuncia e rottura nei nostri luoghi di esistenza, esponenti del governo e della Protezione Civile attaccano in tutti i modi possibili le raccolte autorganizzate sui territori. La colpa delle quali è essersi dimostrate in grado di portare un livello di solidarietà inaudito per quantità di beni raccolti, mettendo in mostra la potenza e le possibilità dell'autorganizzazione sociale. Evidentemente nei due euro degli sms si nascondono le potenzialità di business della shock economy che ben abbiamo conosciuto in anni e anni di tragedie che si ripropongono senza soste. Del resto, avevamo lasciato solo qualche mese fa un altro pezzo di cuore nella tragedia ferroviaria di Andria, sottolineando anche in quel caso come non esistano fatalità quando manca un programma serio di investimenti in opere utili e di messa in sicurezza delle infrastrutture già esistenti e dei territori. Ancora una volta mettere in collegamento i nostri morti e i loro profitti è un esercizio minimo per capire chi si augura e lucra su simili tragedie e chi invece si batte a suo modo affinchè queste non avvengano più.
fonte: infoaut.org art. del 26-08-2016
L' offensiva è scattata nella notte di ieri, via mare e con raid aerei.
Ieri notte è avvenuto un nuovo durissimo bombardamento contro Gaza, il più duro dal 2014. L' esercito israeliano, muovendosi via mare e via aerea, ha aperto una nuova fase di terrore e morte contro la popolazione che vive nella Striscia, prendendo come pretesto ufficiale il lancio di un razzo dai territori palestinesi che peraltro non ha sortito alcun effetto.
Circa cinquanta raid aerei e tiri di artiglieria serrati si sono dati a partire dalla nottata, riportando lo scontro e l'embargo imposti unilateralmente a livelli altissimi, a culmine di una crescita della ritorsione repressiva contro i palestinesi sempre più intensa e costante negli ultimi mesi. Non si contano difatti gli eccidi arbitrari e le detenzioni a danni di civili palestinesi delle ultime settimane.
Mentre si acuiscono i dispositivi legislativi israeliani che tendono a criminalizzare financo i più piccoli, con la possibilità di tradurli in carcere se sospettati di “terrorismo”, lo stato sionista cerca di avanzare per la prima volta pure lungo il fronte di Hebron, laddove vuole installare altri suoi avamposti di controllo e repressione totale.
Europa, Stati Uniti e amici di Israele intanto soprassiedono come da copione alla gravità dell'operazione bellica effettuata dall' esercito di Netanyahu, mentre nelle settimane scorse, attraverso molti dispositivi mediatici, hanno usato il rifiuto di tendere la mano di un judoka egiziano a quello israeliano alle Olimpiadi di Rio come forma di agit-prop contro una “demonizzazione” dello Stato di Israele da parte del mondo arabo, narrazione fuorviante ma che ben si incastra nella creazione di un immaginario occidentale a dir poco tollerante e ossequioso rispetto all' atteggiamento nazista nei Territori Occupati.
[eventuali aggiornamenti nelle prossime ore]
V: Parlando con le persone, ti rendi subito conto della differenza tra coloro che intendono realmente riprendersi la propria vita in mano rispetto a quelli più interessati a forme classiche della politica. La gente come noi pensa che il movimento è già cominciato, mentre gli altri stanno sempre lì ad aspettare che inizi. Dicono "aspettate prima dobbiamo avere una buona immagine sui media, dobbiamo guadagnare in credibilità, essere più numerosi…”. Noi, invece, preferiamo costruire momenti in cui il capitalismo, la polizia, non hanno posto. Se inizi ad agire ora, la gente verrà. Y: Non crediamo alla rivoluzione come qualcosa che deve arrivare, la rivoluzione la fai ogni giorno, nel quotidiano. Non bisogna mica aspettare che la gente esca per strada, così, spontaneamente. V: In ogni caso il “gran giorno” non esiste! Si tratta di aprire spazi, creare relazioni in cui il denaro e i valori della società capitalista non hanno banco, come alla Zad7. L: Poi ovviamente è impossibile aprire spazi in cui il capitalismo non abbia spazio in assoluto: come ti vesti, quello che mangi, siamo noi stessi impregnati di tutto questo, le scarpe che compriamo basta che ci guardiamo i piedi… Sarà difficile cambiare.
Compagn* di MILI-Paris
Un dialogo invocato da govani compagn* che vogliono e devono essere ascoltat*
E anche a coloro che dicono di non essere toccati dalle mobilitazioni, puoi comunque dir loro “in ogni caso la tua vita è una merda, è decisa da chi sta in alto, dai padroni, dai ricchi.. da poche persone che – loro – hanno il potere e i mezzi... voi invece dovrete lavorare e guadagnare poco” e nessun liceale può essere d’accordo con una cosa così... Non è come con gli adulti che hanno già la testa piena di queste cose.
Lucie, MILI-Paris