Se avessi un carattere facile, vivrei una vita normale.
Lucrezia Beha
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Se avessi un carattere facile, vivrei una vita normale.
Lucrezia Beha
🎶🎵🎤💞
Melodia di giugno
(Fabrizio Moro)
Guardami, adesso sono fragile
E non trovo la ragione per comprendere
Che la felicità non è distante quanto sembra
In certi attimi che passano da qui
Immagino che tu
Sappia comprendermi
Le cose che vanno non torneranno mai
Tra quelle che hai perso, qualcosa troverai
Per un momento ricordami
O giù di lì, o giù di lì
I giorni di giugno, ora passano, ora passano così, na, na, na-na, na
Le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini
E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini
E poi capire che
Non ho che te
Non ho che te
La, la-la-la, la-la-la, la-la-la
La, la-la-la, la-la-la
I giorni di giugno, ora passano, ora passano così
Le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini
E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini
E poi capire che
Non ho che te
Non ho che te
Le origini dell'inquietudine
"Un'antica leggenda narra che le anime abbiano origine nelle profondità insondabili dell'universo, là dove la materia si contrae e si concentra fino al limite estremo, generando esplosioni colossali che nessun occhio ha mai visto, e che scagliano frammenti vivi in ogni direzione. Ogni frammento custodisce una scintilla di vita: incorporea, complessa, unica. Questi frammenti, come semi di un'origine comune, sono destinati ad abitare qualcosa o qualcuno, ma prima intraprendono un lungo viaggio attraverso lo spazio e il tempo, seguendo traiettorie sconosciute, guidate solo da una forza invisibile. Durante il loro vagare, perdono quasi del tutto la memoria di ciò che erano, ma non la loro essenza. Le anime generate dalla stessa esplosione rimangono legate da un vincolo indissolubile, che va oltre ogni comprensione umana. Continuano a mantenere un legame eterno: non importa quanto si allontanino, quanto cambino velocità o quanto diverse siano le loro destinazioni, rimarranno connesse per sempre. Quando questi frammenti vivi giungono sulla Terra, liberano la loro energia vitale al momento dell’impatto. Questa "vita" va a risiedere nel primo essere umano che sta venendo alla luce, oppure rimane legata a un luogo, animandolo con una presenza speciale. Ma cosa accade quando i pezzi di un frammento della stessa origine giungono nello stesso luogo, anche a distanza di anni? Si cercheranno. Non possono evitarlo. Attraverso il tempo e lo spazio, continueranno a influenzarsi reciprocamente, spinti da un richiamo profondo che non conosce riposo. Quando queste anime si ritrovano, accade qualcosa di straordinario: si riconoscono, senza bisogno di parole, e in quel momento riaffiora la memoria di quell'evento magnifico e devastante che le ha create. L'evento noi lo chiamiamo amore, i frammenti che si ritrovano anime gemelle. È come se, per un istante, il mistero della loro origine fosse di nuovo vivido e tangibile. E se una delle anime non avesse "preso" un corpo, ma un luogo? In quel caso, l’anima incarnata potrebbe avvertire un senso di completezza, di casa, di appartenenza mai provato prima. Arrivata lì, non desidererà più andare altrove. Ma non sempre queste anime riescono a trovarsi. Talvolta si perdono per sempre, vagando in un'esistenza inquieta, tormentate da un vuoto che non riescono a colmare, come se una parte essenziale di loro mancasse sempre, anche quando materialmente parlando sembrino avere tutto. E così, le loro vite saranno segnate da una ricerca incessante, un desiderio indefinibile, una tensione verso qualcosa che sfugge alla ragione. Solo l’incontro può placare questa sete, solo il ricongiungimento può riportare l’equilibrio. Perché ogni frammento, ogni anima, non desidera altro che tornare alla sua origine, alla scintilla da cui tutto è iniziato."
Non è vero che si narra... ho detto una bugia. È inventato di pura e sana pianta: un mio vaneggiamento partorito nel mentre cercavo un perché a certe situazioni e a certe sensazioni, dopo pranzo, davanti ad un caffè e un Antonino con le mani in fronte. E kest è.
P.S. Se qualcuno è arrivato a leggere quaggiù (uanm 'e giott che pacienz!) e se lo stesse chiedendo... no, non mi drogo. Purtroppo.
Pensieri che riaffiorano costantemente e non ci abbandoneranno mai.
Sollevo la serranda e affacciandomi vedo questo ragazzo con la maglietta rossa che sentendo il rumore alza la testa. Ci si guarda con curiosità stanca, ognuno per motivi propri come ombre più presenti di noi; tuttavia ci si fa da specchio. Camminando poco più avanti si ferma sedendosi su un muretto, io guardo altrove, ma mi ricordo.
Dei tempi in cui giravo a tarda notte per starmene da sola. Di quando non volevo tornare, perché avevo un tetto, ma non era casa. E lo riguardo e vorrei sapere che gli frulla in testa, perché è serio e fissa i pensieri. Perché so che si prova.
Chiudendo la finestra rialza il viso verso di me, osservo questa culla che ho sempre dato alla tristezza. Il suo capacissimo scavare nel sottile, la sua abitudine di irretire il superficiale. Perché magari lui sta solo in un dopo sbornia e io c'ho visto dentro l'inizio di buone domande. Quelle che ti fai quando stai di merda, per capirci.
Quelle che ti scuotono le cellule.
A volte si torna su battaglie silenti, attraverso qualcuno. A ricordarci. A non sottovalutare mai le coincidenze, che spesso vengono a trovarti per vedere a che punto stai col tuo cammino.
Quando ti scopri risolto, anche per una briciola rispetto a ciò che eri solo un anno prima... Festeggiati.
(pubblico ora ma l'ho scritto ieri notte)
Mi metto a scrivere memorie su memorie per reprimere la voglia insoddisfabile di pormi dubbi irrisolvibili, circondato da un deserto di inquietudini.