“vuoi farti un giro nella mia testa? Devi averne di coraggio.
Vuoi farti un giro nella mia testa? Il primo è in omaggio.”
Le prime due strofe di “Credo in te, la tua magia è vera”, tratto dall’album Un Luogo Sicuro de L’Orso.
Un Luogo Sicuro, ciò di cui mi sento sempre alla ricerca, un interrogativo che mi porto dietro da anni. Dov’è il mio luogo sicuro? Io lo so benissimo dov’è. E’ la sensazione di perfetta armonia tra tutto, quando tutto ha senso, imperturbabile nel suo allineamento cosmico. La cosa più difficile è trovare questo equilibrio.
Ed è proprio il mio vivere e cercare questo equilibrio nell’iperuranio che mi fotte.
Il mondo delle idee, dei concetti, delle astrazioni dove riposano le astrazioni intellettuali, dove mi nutro di speculazione, di etimologie, di complicazioni e di introspezioni.
Chiusa nella mia cameretta penso che sia questo quello che conti davvero, do un peso che a volte mi opprime. La verità è che non riesco ad essere leggera e un po’l’idea mi repelle.
Questa mattina mi sono svegliata chiedendomi da dove nasca l’istinto di autoconservazione, dato che non decidiamo noi di metterci al mondo. Mi spaventa l’arbitrarietà delle leggi di natura. Ho sentito dopo tanto tempo la difficoltà di capire il mondo, l’ansia esistenziale più pura.
Se già l’isolamento è pesante, mi sono resa conto di quanto lo sia nel mio iperuranio. E’ una doppia alienazione. Anche perché non uscendo non ho più cose pratiche in testa.
E in questa alienazione mi sento inadatta, mi sento sbagliata, come se appartenere al mondo delle idee mi rendesse un corpo estraneo alla realtà materiale sulla Terra. Mi sento sbagliata, mi sento diversa.
Vorrei essere capace di pensare di meno o perlomeno con più frivolezza. Mi sento stufa di sentirmi troppo stupida per affrontare l’immanenza e troppo intelligente nella mia trascendenza.
Vorrei saper dare il peso giusto alle cose giuste, ironico considerando che sono Bilancia ascendente Bilancia.
Forse è paura del non essere compresi o anche solo comprensibili, di non poter essere amati o apprezzati nella propria essenza. Di rimanere soli, alienati nell’iperuranio.
E il problema è che non mi basta più sapere di essere “più profonda o più riflessiva”; è tutto fine a se stesso? Cosa mi dà in più tutto questo?
Non so se ho la risposta o se arriverò mai alla risposta. Però piangendo e sfogandomi con le ragazze mi sono resa conto del sentimento ceh c’è dietro.
Dell’esaltazione nel trovare le soluzioni o anche solo nuovi problemi. E nuotare tra le costellazioni di idee, perdersi e sbalordirsi tra le stanze dei miei castelli per aria, cercare intrecci e collegamenti. Ecco c’è una soddisfazione, qualcosa di mio, unico, un proprio agio in tutto ciò che sarà anche fine a se stesso, ma in fondo tutto è fine a se stesso, no?
Forse ho bisogno di ripetere a me stessa “credo in te, la tua magia è vera” fino a quando ci crederò davvero.
Però oggi ho capito questo, che è la mia magia.