isolarmi è la mia forma preferita di cura

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isolarmi è la mia forma preferita di cura
“Dottore, mi fa male il mondo.”
Non è un dolore preciso, non so indicarlo col dito.
Non sanguina, non si vede nelle lastre.
È più una stanchezza profonda che prende al petto la mattina e non se ne va nemmeno dormendo.
Mi fa male quando apro le notizie.
Mi fa male la fretta negli occhi della gente.
Mi fanno male le parole lanciate senza guardare e quelle non dette, che pesano molto di più.
Mi fanno male i giudizi immediati, le storie ridotte a titoli, le vite spiegate in tre righe da chi non ne ha mai attraversata una fino in fondo.
Mi fa male dover funzionare sempre.
Essere lucido.
Essere forte.
Essere all’altezza, anche nei giorni in cui vorrei solo appoggiarmi.
Mi fa male che “come stai” sia diventato un saluto e non più un luogo dove fermarsi.
Il dottore ascolta, non scrive subito.
Mi guarda come si guarda chi sta cercando casa;
poi sorride appena, non per tranquillizzarmi, ma per farmi respirare, e dice: “Non sei rotto, sei stanco. Non sei fragile, sei pieno. Non sei sbagliato: sei umano.”
Fa una pausa, quelle pause che non fanno paura, quelle che curano già.
“Stai portando troppo da troppo tempo, e nessuno dovrebbe farlo da solo.”
Si alleni a non riempire ogni vuoto.
A non aggiustare il dolore degli altri per paura del proprio.
Si alleni ad ascoltare, finché chi ha davanti non smette di difendersi.
Si alleni a non avere sempre una risposta.
A non vincere le discussioni.
A non trasformare ogni ferita in qualcosa da sistemare.
Le prescrivo empatia, da prendere prima di rispondere, prima di giudicare, prima di chiudersi.
Le prescrivo gentilezza, da praticare ogni giorno come una preghiera senza parole.
Perché non salva il mondo, ma salva le persone.
Una alla volta.
La gentilezza quotidiana, nei gesti piccoli, nei toni bassi, nelle mani che non stringono per vincere, ma per non lasciare cadere.
Riduca il rumore: le voci che urlano, le opinioni che pesano, le persone che chiedono forza ma non offrono braccia.
Si avvicini a chi sa aspettare, a chi non ha fretta di successi, a chi resta anche quando cade il silenzio.
Correre stanca.
Ti fa credere che devi arrivare.
Camminare no.
Ti ricorda che sei già vivo.
Resti in cammino, con quello che ha, con quello che è, senza chiedersi sempre quanto manca.
E se un giorno le sembrerà di non farcela, non pensi di essere debole: pensi di essere umano.
E quando sentirà che il mondo stringe e lei con lui, non si convinca di dover resistere da solo.
Nessuno guarisce isolandosi.
La cura non è diventare invincibili.
È non diventare cattivi.
Grazie dottore, allora arrivederci.
Arrivederci e buona fortuna, perché mi creda: ne avrà bisogno.
(Andrew Faber)
Ti senti solo perché non sei come appari.
“Perché le persone devono essere così sole?
Qual è il punto di tutto questo?
Milioni di persone in questo mondo, tutte bramose, che guardano agli altri per soddisfarle, ma si isolano.
Perché?
La terra è stata messa qui solo per nutrire la solitudine umana?”
— Haruki Murakami
lo sono consapevole del fatto che ho un carattere strano, che non sono la persona più aperta di questo mondo, che se m'incazzo me la prendo con tutti, che spesso mi isolo, che certe volte sono assente alla vita e alle persone, che spesso entro nel mio mondo e non lascio entrare nessuno. So che per qualche strana ragione non riesco a spiegare quello che mi succede e so anche che le persone non capirebbero. La verità è che certe volte io vorrei solo qualcuno che mi tendesse la mano e mi dicesse: "Lascia per un attimo il tuo mondo, le tue paure e tutto quello che proprio non va e vieni con me, io voglio farti entrare nel mio di mondo, io sono qui per te."
Mi mancava un momento così da isolarmi dalla realtà 🌕
~ Mi isolo perché ho il terrore di rivivere dolori già vissuti ~
-laragazzadagliocchitristi