Peritonite, quali sono i sintomi e come comportarsi Un dolore molto violento all’addome che costringe il malato a rimanere accovacciato su se stesso e immobile. È questo il sintomo più serio della peritonite, l’infiammazione della membrana che fa da involucro agli organi dell’addome, costituendo il rivestimento interno delle sue pareti. Che cos’è il peritoneo. Nell’ambito delle peritoniti, bisogna distinguere due forme: quelle circoscritte e quelle generalizzate. II peritoneo è una membrana sottile e trasparente, formata da due foglietti di tessuto sottile. • II primo è chiamato parietale e ricopre la parte interna della cavità addominale; il secondo è detto viscerale e avvolge gli organi situati all’interno dell’addome, fissandoli alle sue pareti per mezzo di pieghe. • In particolare, il peritoneo ricopre quasi completamente lo stomaco, il fegato, la milza, quasi tutto l’intestino, ad eccezione della parte finale, chiamata intestino retto. Ci sono due forme: quella circoscritta e la generalizzata. • Circoscritta. L’infiammazione è limitata a un settore del peritoneo e viene in qualche modo tamponata dall’azione dei sistemi di difesa iocali, circoscrivendo l’infiammazione in una zona ben precisa ed evitando così che si diffonda. • Generalizzata. In questo caso la peritonite interessa tutto il peritoneo. È sicuramente una circostanza più seria della precedente, che chiede un intervento medico-chirurgico immediato. In base alla causa che ha provocato la malattia, la peritonite si distingue in primaria e in secondaria. La primaria • Si tratta di una malattia rara ai giorni nostri ed è causata da uno stato di forte debilitazione, come può avvenire in seguito all’Aids. • Infatti, in condizioni normali, le naturali capacità di difesa del peritoneo sono notevoli e in grado di impedire lo sviluppo di tali infiammazioni. La secondaria • Le peritoniti secondarie sono più frequenti e sono la conseguenza di una complicazione di un’altra malattia presente a livello del peritoneo. Le vie di propagazione del processo infettivo possono essere dovute a: • un trauma a carico di un organo dell’addome; in questo caso, la peritonite può essere causata per contaminazione estema, per esempio in seguito a una ferita oppure alla rottura di un viscere; • la perforazione di un organo dell’addome, come lo stomaco, il duodeno o la colecisti (o cistifellea); in questi casi, può fuoriuscire un liquido in grado di diffondersi alle zone vicine e infiammare il peritoneo; • la propagazione di un’infiammazione con lo sviluppo di abbondante pus, che passa dagli organi interessati alla membrana peritoneale che li ricopre, come avviene per esempio in caso di appendicite; • in seguito a esami endoscopici o agobioptici (prelevamento di tessuto mediante aspirazione con ago) addominali, a manovre radiologiche invasive, per esempio effettuate introducendo nell’addome una piccola telecamera, oppure ad alcune complicanze di interventi chirurgici eseguiti sull’addome. Che cosa provoca Oltre che dalla caratteristica posizione del malato, che tende a stare accovacciato per sentire meno il dolore, la peritonite è caratterizzata da alcuni disturbi particolari, che permettono al medico di smascherarla con facilità. • Un forte dolore. II malato avverte un dolore all’addome, che può essere localizzato in un punto ben preciso, e indicare così qual è l’organo da cui ha avuto origine l’infezione; oppure un dolore poco definito, sordo, che potrebbe essere indice di una peritonite diffusa a tutto l’addome. • Una contrattura addominale. Si tratta di una reazione di difesa, dovuta a un inasprimento del dolore dopo la palpazione dell’addome da parte del medico. • Una volta rilasciata rapidamente la mano in prossimità della zona infiammata, il dolore diventa lancinante e l’addome tende contrarsi. • Il vomito e la nausea. Sono disturbi molto frequenti, ma che non sempre sono presenti contemporaneamente. Infatti, a volte c’è soltanto la nausea. • Il volto pallido. II malato è pallido e in alcuni casi può comparire anche sudore sul volto. • La febbre alta. Non sempre presente se c’è è alta (38-39 gradi). Essa compare più spesso in caso di appendicite mentre è assente in caso di ulcera perforata. • Altri disturbi. Se la peritonite è diffusa a tutto l’addome, il malato lamenta una sete intensa, può comparire un aumento del numero dei battiti cardiaci, la pressione del sangue diminuisce, si può avere stitichezza. Dove ha origine l’infezione. Vediamo da quali organi è provocata la peritonite: • L’appendicite. È la situazione più frequente ed è la conseguenza del peggioramento dell’infiammazione di un prolungamento che parte dall’intestino cieco, detta appendice. • I batteri che si trovano nell’intestino si depositano lungo le sue pareti, provocando la formazione di pus, che si deposita nei tessuti più vicini, causando la peritonite. Quella da appendicite può essere circoscritta o diffusa, se libera il suo liquido nell’addome in seguito a perforazione. • I diverticoli. Sono piccole estroflessioni della mucosa dell’intestino, simili a dita di guanti, che si formano in seguito a un cedimento della sua parete per un eccesso della pressione all’interno dell’addome. Queste formazioni, in seguito all’accumulo di scorie nel loro interno, possono infiammarsi e rompersi, diffondendo l’infiammazione al peritoneo. Si tratta di un disturbo che compare più di frequente dopo i 50 anni. • Pancreas. In caso di malattia molto seria di questa ghiandola dell’apparato digerente, si può avere la distruzione del pancreas, con conseguente uscita delle sue secrezioni che danno luogo a una peritonite. • La cistifellea. Anche l’infiammazione della vescichetta che raccoglie la bile, la colecisti, per esempio a causa di un calcolo che ostacola il passaggio della bile all’intestino, può provocare complicazioni, con produzione e raccolta di pus al suo interno. In questi casi, si può avere la perforazione della colecisti e la fuoriuscita della bile, con conseguente peritonite. • I genitali femminili. Anche un’infiammazione trascurata dei genitali femminili interni, per esempio alle ovaie, oppure una gravidanza extrauterina (fuori dall’utero), può degenerare e provocare una peritonite. Come riconoscerla da soli Prima di chiamare il medico, si può fare da soli a casa un test, per sapere se i sintomi sono dovuti alla peritonite e, quindi, chiamare subito il medico. • È sufficiente misurare la temperatura rettale, poi la temperatura ascellare (quella rettale è sempre più alta) e sottrarre i due valori. • Se la differenza tra le due cifre non supera il mezzo grado o un grado centigrado, nella maggior parte dei casi non si tratta di peritonite acuta e si può curare con gli antibiotici (su indicazione del medico). • Quando, invece, la temperatura rettale è superiore di due gradi rispetto a quella ascellare, è necessario chiamare d’urgenza il medico. In attesa del medico La prima cosa da fare per ridurre l’infiammazione e l’intensità del dolore è applicare una borsa del ghiaccio sull’addome. Possono anche bastare dei panni bagnati in acqua fredda. Il freddo permette di bloccare una peritonite localizzata che potenzialmente potrebbe estendersi a tutto l’addome. • Tenere la persona a digiuno, soprattutto nel caso di nausea e vomito. • Possono essere utili anche antinfiammatori, per ridurre l’intensità del dolore, ma solo dietro prescrizione del medico. Prima di prendere qualunque farmaco è bene sentire il parere del medico Le cure disponibili Nella maggior parte dei casi, la cura della peritonite è di tipo chirurgico in anestesia generale. • L’intervento consiste nell’asportare la causa che ha.provocato l’infiammazione del peritoneo. Di conseguenza si opererà quell’organo che, ammalandosi, ha causato l’infiammazione.• I giorni di degenza variano in base alla serietà, al tipo di peritonite e di intervento da effettuare. In ogni caso sono compresi tra i 4 e i 18 giorni. Gli esami per riconoscerla La diagnosi di peritonite comincia con un colloquio con il medico, che serve per capire meglio quando sono iniziati i sintomi e la loro serietà. Poi, si passa alla visita vera e propria. Comprende l’auscultazione e la palpazione, che permettono di far conoscere le caratteristiche del disturbo. • Infine, il malato viene sottoposto ad alcuni esami del sangue, in particolare l’emocromo con la conta dei globuli bianchi (in quanto, se il loro valore risulta più elevato della norma, significa che è in corso un’infiammazione), ed esami radiologici, come l’ecografìa dell’addome, utile per individuare meglio la zona infiammata. • Un altro esame molto utile è la radiografia dell’addome senza mezzo di contrasto, in quanto l’uso del bario potrebbe causare problemi successivi. • http://twitter.com/LaNostraSalute • http://lanostrasalute.tumblr.com