good friday
nel parsifal di wagner il terzo atto comincia con il good friday spell, che è bellissimo:
parsifal, detto anche il puro folle, perché insomma è un po’ tonto però in fondo buono nell’animo... tanto per dire, appena arrivato nel regno dei cavalieri del graal prima cosa che fa è ammazzare un cigno sacro, attirandosi le reprimende dei cavalieri: ma che cosa fai, ma sei scemo, ma non sai dove siamo qui ecc.
vien fuori che il poveretto non ricorda nemmeno il proprio nome, sicché si decide di soprassedere alla malefatta e lo si fa partecipare al rito del graal - ché qui se glielo spieghiamo a parole si fa notte
la cerimonia è presieduta da amfortas, il capo dei cavalieri che è afflitto da una ferita incurabile, inflittagli tempo addietro da klingsor - il cattivo della storia – con nientedimenoche la sacra lancia (di longino, quella che ferì il costato di cristo sulla croce). solo l’arma che causò la ferita può guarirla, epperò amfortas la lancia non ce l’ha (ha solo il graal): secondo una profezia un puro folle giungerà che sarà il suo salvatore
il terzo atto, dicevo, si apre in un venerdì santo, con parsifal che torna finalmente al regno del graal dopo lunghe peripezie alla ricerca della lancia. torna vincitore, ma stanchissimo: ma per fortuna è una splendida mattina di primavera, c’è un magnifico prato fiorito, un ameno boschetto, una limpida fonte, la capanna di un eremita (il cavaliere che lo riconoscerà e lo accompagnerà alla corte di amfortas). è tutto meraviglioso come in un sogno: è l’incanto del venerdì santo, quando il mondo si rinnova e riacquista la pace, l’amore e l’innocenza originarie
in realtà wagner ci ha ricamato un po’ su, su ‘sta storia del venerdì santo, nella sua autobiografia, dove scrive:
il venerdì santo mi svegliai ed il sole splendeva per la prima volta in questa casa: il giardino era di un verde raggiante, gli uccelli cantavano e potei finalmente sedermi in terrazzo e godermi la tanto anelata pace con il suo messaggio di promessa. Pieno di questo sentimento, realizzai d’improvviso che era venerdì santo […] e di getto concepii un intero dramma, di cui buttai giù una bozza in pochi tratti di penna, dividendolo in tre atti.
successivamente sua moglie lo smentisce, ricordando che lui stesso avrebbe commentato l’episodio in questi termini:
non era affatto venerdì santo – solo un amabile spirito nella Natura mi fece pensare “ecco come un venerdì santo dovrebbe essere”




















