"Un po' come essere in fondo al mare".
#Marcinelle
#8agosto1956

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"Un po' come essere in fondo al mare".
#Marcinelle
#8agosto1956
Rue du Vieux Moulin, Marcinelle, Hainaut.
Maurice Tillieux, 1960
8 agosto 1956
Spiegatemi la differenza
“Non dimentichiamo che Marcinelle è una tragedia dell'immigrazione, soprattutto ora che tanti vengono in Europa. Non sottostimiamo la difficoltà di gestire un tale fenomeno ma non dimentichiamo che i nostri padri e nonni erano migranti” - ministro degli Esteri Enzo Moavero, intervenuto alle celebrazioni del 62mo anniversario dell'incidente nella miniera di carbone di Marcinelle, dove persero la vita 262 minatori, di cui 136 italiani.
“Moavero manca di rispetto agli italiani. Paragonare gli italiani che sono emigrati nel mondo, a cui nessuno regalava niente né pagava pranzi e cene in albergo, ai clandestini che arrivano oggi in Italia è poco rispettoso della verità, della storia e del buon senso", dicono i capigruppo della Lega a Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo.
“Il richiamo di Moavero o è inutile o è fuorviante rispetto alla necessaria azione per impedire una invasione di clandestini che con gli emigranti italiani non c'entra nulla. Il ministro degli Esteri eviti paragoni impropri e offensivi" - attacca il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Francesco Lollobrigida.
Io chiederei ai razzisti - di cui oggi l'italico stivale abbonda - di spiegarmi la differenza tra i migranti italiani morti nell'incidente di Marcinelle, vittime del caporalato belga, e i migranti "neri" morti nell'incidente di Foggia "vittime del caporalato italiano". - commento di un tale thedayafter.
https://www.repubblica.it/politica/2018/08/08/news/marcinelle_moavero_fu_tragedia_dell_immigrazione_non_dimentichiamo_che_nostri_nonni_e_padri_erano_migranti_-203681965/
Jerry Calà invita Mattarella e Boldrini a sciacquarsi la bocca quando paragonano i morti del Mediterraneo a quelli di Marcinelle. Ha ragione: le due tragedie sono incommensurabili, quella che avviene nel Canale di Sicilia è molto peggio
(...) Hanno ragione, Calà e Salvini. In primo luogo, perché è stucchevole e pedagogico sentirsi dire che dovremmo solidarizzare coi migranti perché un tempo lo siamo stati anche noi. Come se solo una pregressa condizione di sfruttati possa muoverci a pietà per una moltitudine di disperati in fuga dall’inferno. Come quando nei telegiornali una tragedia diventa tale solo se ci sono morti italiani. Siamo nel 2017, suvvia. E poi, scusate, ma le differenze tra i nostri migranti e i migranti africani in arrivo sulle nostre coste sono talmente macroscopiche che il paragone non regge nemmeno da un punto di vista storico e fattuale. Uno: i minatori italiani di Marcinelle non scappavano da un bel nulla. In Italia non c’erano guerre civili, né carestie, né crisi economiche. Nel 1956, al contrario, eravamo alla vigilia di quello che oggi definiamo “miracolo economico italiano”, indotto dal Piano Marshall (sì, gli Stati Uniti ci aiutavano a casa nostra): nei quattro anni successivi, tra il 1957 e il 1960, per dire, la produzioni industriale italiana crebbe del 31,4% e la crescita del Pil non scese mai sotto il 5,8%. Ritmi cinesi, insomma, per il quale c’era bisogno di materie prime come il carbone. Ed è proprio per quel carbone che fu firmato il protocollo Italio-Belga, dieci anni prima, nel 1946. Noi davamo al Belgio 50mila minatori, loro ci davano combustibile per muovere la nostra industria e alimentare le nostre centrali elettriche. Noi dall’Africa ci prendiamo le materie prime e poi chiudiamo le porte ai loro migranti. Trova le differenze. Due, quindi: i migranti italiani non rischiavano la vita per raggiungere il Belgio, né pagavano gli scafisti con i risparmi di una vita, né tantomeno dovevano farlo donne e bambini. Erano maschi adulti, con un senso del sacrificio e del lavoro che noi ci sogniamo, figli di una generazione a cui dobbiamo buona parte del nostro benessere. Ma perlomeno su 50mila che raggiunsero il Belgio non ne morì nessuno, nel tragitto. Nel Canale di Sicilia, negli ultimi quindici anni, hanno perso la vita 30mila anime. Ripetetevelo nella mente: trentamila. Ci sono più cadaveri che pesci, in quel tratto di mare. (...)
Ecco, questa è una di quelle vignette di Mauro Biani che sintetizzano alla perfezione il momento storico che stiamo vivendo. Ma temo che sia tale l'imbarbarimento della nostra società, che probabilmente molti la fraintenderanno e la leggeranno in senso ristretto (l'ironia è una brutta bestia difficile da dominare, soprattutto quando si allarga la cerchia dei nostri interlocutori, come si rese conto Swift osservando le reazioni alla sua storica Modesta Proposta).
Così è probabile che, se questa acuta vignetta verrà condivisa in giro per la rete, ci saranno like che erigeranno il pollice nel verso nazionalista e patriottardo che non è di certo quello auspicato dall'autore (un po’ come quando gli capitò di essere bannato da Facebook perché venne considerato oltraggioso un suo manifesto parodistico in difesa della razza).
Panorama // 1er Juillet 2017 // Terril des Hiercheuses, Marcinelle // Agfa Click 1958 // Fuji ACROS 100