"Più che una crisi attraversiamo un grande vuoto (chaos questo significa). Crisi è il contrasto disordinato tra elementi decifrabili nel loro contenuto e nel loro senso. In essa, insieme a frammenti e rovine del passato, è possibile assumere orientamenti e indirizzi diversi, che tuttavia esistono e si esprimono. La crisi ha sempre, per così dire, un valore costituente. Per usare una metafora giudiziaria, che è più di una semplice metafora: la crisi manifesta il momento del Giudizio; le parti si presentano, prendono la parola e, nel caso giudiziario la Corte, nel caso della storia il più forte giudica, emette la sentenza. Ma chi oggi prende la parola? Dove si pronuncia una parola dotata di senso, coerente in sé, espressione di una fondata strategia? Ogni possibile sede paragonabile, pur in modo assolutamente improprio, a un Tribunale è stata spazzata via ben prima delle tragedie degli ultimi anni. Oggi afferriamo soltanto la volontà di potenza o di sopravvivenza dei grandi spazi imperiali, ma sfugge in toto la recta intentio, l’intenzione precisa che dovrebbe muoverli (anche alla guerra): quale Nomos intendete costituire? Quale nuovo Ordine stabilire (anche magari imponendolo)? Avete valutato le conseguenze del vostro agire? Insomma, potenze sì, ma costituenti nessuna. Nei periodi di crisi un vecchio Ordine viene “giudicato” da nuove forze emergenti. Una forma decrepita si avvia al proprio superamento attraverso la lotta tra soggetti dotati anch’essi di forma. Proprio la presenza di tali soggetti sembra oggi impossibile intravvedere. È un rimescolio tra idee e visioni di un tempo con pulsioni, velleità, irrealistiche pretese, che appaiono e scompaiono nel teatro universale della comunicazione e informazione. Le parole perdono ogni nesso col loro significato; si inizia dicendo: basta che funzionino, cioè che convincano. Ma convincano a che? Le parole semplicemente demagogiche hanno breve vita – possiamo però inventarne di sempre nuove, all’infinito.
Tutte uguali nella loro assenza di forma, e tutte in guerra tra loro. Così diciamo guerra ciò che più nulla ha a che fare con l’ordine della guerra di un tempo, che si distingueva con chiarezza da terrorismo. Le guerre attuali hanno tutte un aspetto apertamente, dichiaratamente terroristico. Riguardano anzitutto popolazioni civili da terrorizzare, non eserciti, non Stati nemici. Non è la lotta per determinare un nuovo ius belli, ma la distruzione di ogni precedente. Al posto di quest’ultimo, il vuoto, dove ciascuna potenza è libera di sguazzare come vuole.
Tutte uguali nella loro assenza di forma, e tutte in guerra tra loro. Così diciamo guerra ciò che più nulla ha a che fare con l’ordine della guerra di un tempo, che si distingueva con chiarezza da terrorismo. Le guerre attuali hanno tutte un aspetto apertamente, dichiaratamente terroristico. Riguardano anzitutto popolazioni civili da terrorizzare, non eserciti, non Stati nemici. Non è la lotta per determinare un nuovo ius belli, ma la distruzione di ogni precedente. Al posto di quest’ultimo, il vuoto, dove ciascuna potenza è libera di sguazzare come vuole.