ieri ricorreva il quarantennale dell’omicidio dell’avvocato giorgio ambrosoli, ucciso da un sicario al soldo del banchiere michele sindona, dopo essersi occupato per un certo tempo della liquidazione della banca dello stesso sindona. su radio radicale ho sentito che lo si commemorava in senato con due interventi di fine seduta e un minuto di silenzio.
due giorni prima, martedì sera a radio carcere, sempre su radio radicale, riccardo arena intervistava, quale vittima di un pesante errore giudiziario, l’avvocato milanese giuseppe melzi, “che, fra le altre cose, è stato uno dei difensori storici delle vittime della criminalità bancaria consumata dalla banca di sindona e dal banco ambrosiano“: queste le parole introduttive di arena.
al di là della bizzarra coincidenza, la storia di melzi è ancor più bizzarra anzichenò, ed è narrata nei dettagli da lui stesso nella puntata del 9 luglio 2019 di radio carcere, reperibile ad esempio qui
in breve, riprendendo le parole di arena, “melzi è stato accusato di gravi reati come l'impiego di denaro di provenienza illecita con l' aggravante della mafiosità; [...] per circa tre mesi è stato detenuto nel carcere di San Vittore di Milano, poi per quasi un anno è stato gli arresti domiciliari e, [...] per tre anni e due mesi, è stato anche sospeso dall'attività professionale. dopo un'odissea giudiziaria durata ben quindici anni alla fine è stato assolto”.
dopodiché comincia l’intervista che rievoca le bizzarrie più bizzarre, per esempio: la carcerazione preventiva comminata con motivazione pretestuosa anzichenò; l’impossibilità materiale per l’indagato di visionare gli atti prima dell’interrogatorio di garanzia; l’utilizzo spregiudicato di intercettazioni telefoniche ingiustificate; la ripetizione da capo di una seconda indagine richiesta da altra procura cui il fascicolo viene deferito, dopo un certo tempo, per competenza territoriale; la mancata comunicazione della conclusione (con assoluzione) del processo al diretto interessato e/o alla difesa; per non parlare del trattamento riservato all’indagato dai mezzi di comunicazione, ecc. ecc.
ma una chicca, da tutta la puntata che dura circa mezz’ora, la riporto anche qui. nel corso di uno degli interrogatori del pubblico ministero, l’indagato - durante una pausa e in momentanea assenza dei suoi difensori - si sente dire:
“avvocato, lei non ha ancora capito che se non mi dice [...] tutto quello che sa io butto via la chiave”
arena allora interviene: “io ricordo ai nostri ascoltatori che il codice di procedura penale prevede che il pubblico ministero raccolga elementi probatori utili sia a sostenere l'accusa in giudizio sia a favore dell'indagato”
e melzi riprende: “e in effetti, quando i difensori tornarono nella stanza del giudice, io dissi “giudice, metta a verbale quello che mi ha appena detto” e lui mi disse “avvocato, ma lei non ha capito che io l’ho fatto in sua difesa”“
da radio carcere, radio radicale 9 luglio 2019