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[ID: Five digital artworks featuring a variety of ocs. The first is of a red kangaroo/ cat creature, hopping forward as they grasp a letter in their right paw and as more mail flies out of their stomach pouch. The second drawing features a dark-skinned woman with shaved hair and piercings cosplaying as hatsumi miku, alongside a redraw of the “Daniel, the cooler Daniel” meme with her and miku acting as the cooler Daniel and regular Daniel respectively. The third drawing features a robot resembling both a phone and a skeleton. Her head is a phone, with a small cartoon skull showing on screen when opened and a sleeping skull decorating the back when closed. Her body vaguely resembles a skeleton. The 4th image shows a large, jaguar-inspired creature enthusiastically eating sand from the ground. Their head is completely round, only housing a single, large eye, while their chest mouth exposes their ribs as they eat. There’s a person watching them eat in judgmental silence, a bandanna covering their face and a cowboy hat perched on their head. The final sketch is a parody of the “didn’t I do it for your” borzi meme, with a borzi cosplaying as hatsune miku in this version. Instead of pigtails, there’s two additional borzi heads emanating from its temples. End ID]
Recent oc + Hatsune miku doodles
torneranno di moda anche i neuroni, dai
La muffa "aliena" che cresce intelligentemente
Si sparge veloce: perché questa strana muffa sta ossessionando gli scienziati. C'è qualcosa di incredibilmente strano in questa muffa: il suo "modo di fare", intelligente e strisciante, sta ridefinendo il modo in cui la comunità scientifica si approccia all'intelligenza in generale. Nel 1958 al cinema fece furore Blob, un film horror/fantascientifico che ruotava tutto attorno alla pericolosità di una melma gelatinosa proveniente dallo spazio, in grado di intendere, di volere e di conquistare il globo. Ecco, anche se il paragone è un po’ azzardato, potremmo pensare alla muffa Physarum Polycephalum proprio come a una specie di Blob, senza intenzioni bellicose né drammatiche per l’umanità. La muffa in questione è diventata da alcuni anni e, in particolare nelle ultime settimane, oggetto di studi approfonditi da parte della comunità scientifica. Gli scienziati sono infatti sempre più incuriositi dalla sua "intelligenza", che sembra ampliarsi e adattarsi per consentirle di alimentarsi e riprodursi in maniera attenta e strategica. Polycephalum, la muffa intelligente Prima di spiegare perché nelle ultime settimane gli studi sul Physarum Polycephalum si sono intensificati, cerchiamo di capire in cosa consiste questa strana muffa e quando ne è stata scoperta l’esistenza. Correva il 1800 quando Lewis David de Schweinitz, ritenuto il padre della micologia nordamericana, diede un importante contributo alla botanica scoprendo una muffa appartenente alla famiglia Physarum, per l’appunto il Polycephalum. Gli strumenti di allora non erano troppo all’avanguardia, ma potendo essere vista a occhio nudo, questa muffa appariva insolita per il suo comportamento in natura: si moltiplica e si riproduce in zone ombreggiate (tronchi e foglie in decomposizione), mangia spore fungine e attacca, sempre per nutrirsi, batteri e altri microbi. È stata dunque classificata come muffa intelligente e attiva ma, per un certo arco di tempo, gli studi su di essa sono stati accantonati. Con il passare degli anni e con l’espandersi dell’interesse scientifico verso le muffe melmose acellulari, gli studi sul Physarum Polycephalum si sono moltiplicati. Grazie a essi è stato possibile capire che ricopre un importante ruolo ecologico, favorendo il decadimento della materia organica e trasformandola in fonte d’alimentazione per sé e per altri batteri positivi. Ciò che però appare più incredibile è che il Polycephalum prospera da un miliardo di anni ed è proprio su questa particolarità che si sono concentrati gli studi più recenti. Il Polycephalum, le sue abilità e gli interrogativi Sì, perché gli scienziati si chiedono adesso com’è possibile che questo bizzarro piccolo organismo, che non ha né cervello né sistema nervoso, sia in grado di avere "cognizione" di dove si trova e di ampliarsi e spostarsi verso ambienti che gli consentano di trovare le condizioni ideali per il suo ciclo riproduttivo. Hanno dunque cominciato a fare dei test e si sono accorti del fatto che il Polycephalum ha altre interessanti abilità. Il biologo Chris Reid della Macquarie University in Australia e il suo team, nello specifico, si sono accorti che questa muffa può risolvere degli "enigmi complessi", come trovare la via di uscita da un labirinto e può avere memoria sia degli ambienti in cui prospera sia delle sostanze che incontra. Inoltre, tende a ricordare dove ha trovato cibo in precedenza e, di conseguenza, apprendere come procacciarselo. Come se non bastasse, ha anche l’abilità di apprezzare o non apprezzare determinate condizioni o sostanze: quando incontra qualcosa che non gli piace si ritrae, cercando di muovere prima il nucleo e poi le diverse sezioni per scappare via e/o allontanarsi. Tutto questo, ricordiamolo, senza alcun tipo di rete neuronale e senza ciò che finora gli scienziati hanno ritenuto fondamentale per i processi mnemonici e di apprendimento. L’importanza degli studi sul Polycephalum Con ulteriori studi, gli scienziati hanno iniziato a paragonare il Polycephalum a una "rete", nonostante tecnicamente sia un organismo unicellulare: ciascuna parte della muffa, infatti, sembra operare in maniera indipendente e condividere le informazioni con tutte le sezioni adiacenti e con quella centrale. Ed è proprio qui che parte il paragone più interessante: quello con i neuroni degli esseri umani. L’analogia è davvero intrigante e secondo le ricerche più recenti sia la topologia che la struttura delle nostre reti cerebrali sono estremamente simili al Polycephalum in estensione. Tuttavia, occorrerà studiare ancora molto per capire come le informazioni vengano propagate e condivise nella muffa e per capire se l’ipotesi della somiglianza con i neuroni sia effettiva. Se così dovesse essere, si aprono nuovi scenari anche per gli studi sul cervello umano, che potrà essere analizzato grazie a una serie di dati in comune, con l’obiettivo di svelare alcuni degli ambiti più misteriosi, come quelli che riguardano gli stadi del sonno, la memoria e gli stati d’incoscienza. Blob (Physarum polycephalum) crescita di 2 settimane in 7 minuti di tempo video. Read the full article
Mode.... che non dovrebbero mai passare...
Noto solo io una reazione molto lenta?
(fonte accaduto)
LA APP PER LA FASE 2
Con la Fase 2 sarà fondamentale utilizzare una preziosissima App. Non parlo di Immuni, ma di un’app ben più potente e sicura, Neuroni.
Sviluppata da Madre Natura, Neuroni è un’app gratuita che non sfrutta la tecnologia Bluetooth, bensì la ben più collaudata tecnologia Sinapsi. Si tratta di una tecnologia per nulla invasiva della privacy e che rende l’app comunque utile anche quando il 60% della popolazione non ne fa uso.
Le due app (una non esclude l’altra) funzionano in modi differenti. Facciamo un esempio.
La app Immuni vi dice se il tizio che era con voi in ascensore vi ha infettato.
La app Neuroni che per fare due piani potete prendere le scale, che ultimamente non è che avete fatto tutta questa attività fisica.
La app Immuni vi dice se la signora con cui avete litigato al supermercato per l’ultima confezione di lievito vi ha infettato.
La app Neuroni vi suggerisce invece di non litigare per una confezione di lievito e di non infilarvi nella corsia del supermercato dove sono presenti ben dodici provetti panificatori manco fosse il festival del pane di Altamura.
Ma il grande vantaggio di Neuroni è che è già installata in ogni scatola cranica e non richiede quindi uno smartphone.
Neuroni è di facile utilizzo anche se per tenerla operativa è necessario aggiornarla costantemente. Esistono vari modi per tenere la app Neuroni aggiornata, ma studi scientifici dimostrano che leggere è il metodo più efficace.
Dal momento che però non tutti sono consapevoli della potenzialità di questa app, permettetemi di tirar fuori l’Aranzulla che c’è in me per darvi qualche suggerimento sul settaggio.
Un primo test che potete fare per vedere lo stato di salute della vostra app è questo.
Avete tifato per il poliziotto che inseguiva il runner solitario sulla spiaggia con l’appoggio di elicotteri, droni e satelliti e non vi hanno per nulla infastidito i ventuno milioni di euro sprecati per un ospedale inutile realizzato solo per marketing politico?
Ecco, in questo caso avete dei problemi di settaggio. E può essere anche che le parole della D’Urso abbiano in qualche modo hackerato il vostro sistema operativo.
Purtroppo non è possibile resettare il tutto, ma qualche rimedio proprio in vista della Fase 2 è possibile. Ora vi spiego come fare (Aranzulla scansati proprio). Accedete al menù principale. Cercate le funzioni “hater”, “delatore” “caccia-alle-streghe” e togliete la spunta. Mettete invece la spunta a “spirito critico”, “buon senso”, “prudenza”, “empatia” e “solidarietà” e salvate le nuove impostazioni premendo ok.
Ecco, così facendo avrete a disposizione la più potente arma per affrontare la Fase 2.
p.s. se nel frattempo ascoltando il consiglio di Trump vi siete iniettati o avete ingerito della candeggina, sappiate che la vostra app non è stata danneggiata. Semplicemente, per un errore di fabbrica, non vi è mai stata installata. Capita.
Lorenzo Sartori
LA APP PER LA FASE 2
Con la Fase 2 sarà fondamentale utilizzare una preziosissima App. Non parlo di Immuni, ma di un’app ben più potente e sicura, Neuroni.
Sviluppata da Madre Natura, Neuroni è un’app gratuita che non sfrutta la tecnologia Bluetooth, bensì la ben più collaudata tecnologia Sinapsi. Si tratta di una tecnologia per nulla invasiva della privacy e che rende l’app comunque utile anche quando il 60% della popolazione non ne fa uso. Le due app (una non esclude l’altra) funzionano in modi differenti. Facciamo un esempio.
La app Immuni vi dice se il tizio che era con voi in ascensore vi ha infettato.
La app Neuroni che per fare due piani potete prendere le scale, che ultimamente non è che avete fatto tutta questa attività fisica.
La app Immuni vi dice se la signora con cui avete litigato al supermercato per l’ultima confezione di lievito vi ha infettato.
La app Neuroni vi suggerisce invece di non litigare per una confezione di lievito e di non infilarvi nella corsia del supermercato dove sono presenti ben dodici provetti panificatori manco fosse il festival del pane di Altamura.
Ma il grande vantaggio di Neuroni è che è già installata in ogni scatola cranica e non richiede quindi uno smartphone.
Neuroni è di facile utilizzo anche se per tenerla operativa è necessario aggiornarla costantemente. Esistono vari modi per tenere la app Neuroni aggiornata, ma studi scientifici dimostrano che leggere è il metodo più efficace.
Dal momento che però non tutti sono consapevoli della potenzialità di questa app, permettetemi di tirar fuori l’Aranzulla che c’è in me per darvi qualche suggerimento sul settaggio.
Un primo test che potete fare per vedere lo stato di salute della vostra app è questo.
Avete tifato per il poliziotto che inseguiva il runner solitario sulla spiaggia con l’appoggio di elicotteri, droni e satelliti e non vi hanno per nulla infastidito i ventuno milioni di euro sprecati per un ospedale inutile realizzato solo per marketing politico?
Ecco, in questo caso avete dei problemi di settaggio. E può essere anche che le parole della D’Urso abbiano in qualche modo hackerato il vostro sistema operativo.
Purtroppo non è possibile resettare il tutto, ma qualche rimedio proprio in vista della Fase 2 è possibile. Ora vi spiego come fare (Aranzulla scansati proprio). Accedete al menù principale. Cercate le funzioni “hater”, “delatore” “caccia-alle-streghe” e togliete la spunta. Mettete invece la spunta a “spirito critico”, “buon senso”, “prudenza”, “empatia” e “solidarietà” e salvate le nuove impostazioni premendo ok.
Ecco, così facendo avrete a disposizione la più potente arma per affrontare la Fase 2.
p.s. se nel frattempo ascoltando il consiglio di Trump vi siete iniettati o avete ingerito della candeggina, sappiate che la vostra app non è stata danneggiata.
Semplicemente, per un errore di fabbrica, non vi è mai stata installata. Capita.
(Lorenzo Sartori)