â Abito in una piccola cittĂ del Sud: per questo dimentico gli ombrelli. Li dimenticavo anzi, perchĂŠ ora non li uso piĂš. Nelle cittĂ del Sud non piove spesso, e ci sono periodi in cui si può dire: quasi mai; cosĂŹ manca una certa dimestichezza con ombrelli, copricapo, impermeabili. Basta guardarsi intorno quando piove: ci vedi correre da un riparo allâaltro con il giornale o la borsa sulla testa incavata nel collo intanto che da un portico puntiamo veloci verso un portone. Per molti di noi, da anni quella è lâunica occasione per provare ancora lâebbrezza di correre. Si vede dai movimenti impacciati e dal respiro subito affannato. Alcuni hanno scarpe con i tacchi o mocassini dalla suola liscia, e fanno passi brevi e veloci in punta di piedi poggiando tutto il peso lĂŹ dove è impresso il numero delle scarpe o la sigla ÂŤvero cuoioÂť; e pure scivolano, scivolano appena e si sostengono con movimenti a scatto e con impaccio a un muro o al tetto di unâauto in sosta, graffiandosi le mani. Serrano le mascelle e sentono un piccolo colpo allo stomaco. Se fossi caduto, pensano. E si guardano intorno per vedere se qualcuno ha notato quel cedimento. Sperano nessuno. Poi ripartono. Stanno piĂš attenti, puntano i piedi, alternano corsa e saltelli e rovinano per sempre le scarpe quando le immergono in pozzanghere non piĂš evitabili. Altri, li vedi fermi al riparo e lasciano passare dieci minuti e poi altri dieci e dieci ancora, non sanno cosa fare, non sanno se aspettare che spiova un poâ o provarci ora che non è cosĂŹ brutto - dopo potrebbe venire giĂš peggio. Si preparano a ripartire, si dicono: ora!, studiano con cura le tappe da fare, cercano intorno sguardi complici, qualcun altro che vada, e se qualcuno va lo invidiano, si dicono: allora vado anchâio, ora!, ora!, poi però non lo fanno, restano, aspettano ancora un poâ, magari spiove. Altri dieci minuti; poi dieci ancora, e intanto pensano: dovevo andare anchâio prima, a questâora sarei giĂ a casa. Poi alla fine vanno, scegliendo il momento peggiore, la pioggia li bombarda con gocce asfissianti, vorrebbero gridare ma non lo fanno, o meglio lo fanno ma senza emettere suoni. Quelli che abitano nelle cittĂ del Sud, si sorprendono quando piove. Non hanno dimestichezza, insomma. Ammetto che tra non avere dimestichezza con gli ombrelli e dimenticarli puntualmente ne passa. Ma non è che potessi farci molto. Quando si dimentica qualcosa, si dimentica pure che non bisognerebbe dimenticarla. Ma questo a mia madre non riuscivo a farlo capire. â
Francesco Piccolo, Storie di primogeniti e figli unici, Feltrinelli (collana Universale Economica n° 1483), 1998; pp. 77-78.















