Serve cercare a lungo e con grande disposizione d’animo, cercare nella notte fonda e immobile quell’unica persona che, fremito alle palpebre, inizi ora a sognare: è solo da un sogno nuovo che può principiare il futuro.
Valeria Parrella, Antigone.
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Serve cercare a lungo e con grande disposizione d’animo, cercare nella notte fonda e immobile quell’unica persona che, fremito alle palpebre, inizi ora a sognare: è solo da un sogno nuovo che può principiare il futuro.
Valeria Parrella, Antigone.
Qualche mese fa, vittima della calura e del sole, ho deciso di leggere qualcuno dei romanzi candidati al Premio Strega 2020. Adesso vorrei dirne qualcosa, rigorosamente fuori tempo massimo, come si confà a questi temi. Ne ho scelti tre su sei, lasciandomi guidare non dal titolo o dal contenuto - orrore - ma solo dal posto che quei libri hanno occupato nell'economia del concorso. Mai come quest'anno, infatti, la selezione finale del Premio ha obbedito a criteri funzionali, riducendo gli autori a figure astratte utili a occupare posti, come le formine geometriche che vanno inserite nei buchi adeguati dai bimbi. O dalle scimmie.
Ho preso dunque il libro del Vincitore, della Donna e dell'Outsider. Gli altri tre candidati, non occupando posizioni rilevanti dal punto di vista funzionale, rimangono anonimi. Certo, rispetto al quadro generale questo anonimato avrebbe forse potuto costituire un indizio di valore, ma diciamocelo: avevo voglia di leggere roba di scarsa qualità. Non sono stato deluso, ma andiamo con ordine. Cominciamo con Almarina, di Valeria Parrella.
La prima cosa da dire su Valeria Parrella è che Valeria Parrella sa scrivere. Ha la stessa capacità di Baricco di buttare giù quelle frasette evocative che condensano un carico emotivo al tempo stesso elevato e vago, ma le sue frasette sono meno frasette, più discrete e meditate, meno simili a slogan e più alle riflessioni private di una persona molto colta. L'effetto però è lo stesso: si legge la frase "emozionante", parte il brividino, ed evidentemente per molti lettori questa sensazione è un sintomo di buona scrittura. Magari quei lettori leggono libri per provare proprio il brividino, cercano quelle opere che "fanno venire loro la pelle d'oca". A me il brividino sembra la corrispondente letteraria del salto sulla sedia nel cinema horror. Roba che fa appello alla fisiologia. Sarà che è bello provare i brividi, ma a me non piace provarli senza il mio consenso. Il brividino che mi provocano certe cose che leggo, per me, ha il vago sentore di una molestia.
Però Valeria Parrella sa scrivere. Se il romanzo fosse solo questo - un esercizio di scrittura - allora Almarina sarebbe un ottimo romanzo. È qui che cominciano i problemi. Il libro racconta il rapporto affettivo della protagonista - un'insegnante di matematica del carcere minorile di Nisida - con una giovane reclusa, Almarina. Di materiale ce ne sarebbe un sacco, ma come per magia si riesce ad arrivare alla fine del libro senza sapere una sola cosa di più rispetto all'inizio: chiudo il libro e non ho idea di come sia fatta Nisida, di come funzioni il carcere, di quale sia l'esperienza della reclusione. Niente. Tutto ciò che rimane al lettore è una lunga riflessione intimistica sull'affetto, sul rapporto pedagogico, sulla differenza generazionale e di classe. E qui Parrella dà del suo meglio, producendosi in tirate paternalistiche imbarazzanti, dalle quali emerge un'idea di cultura che solo per pudore non mi impegno a classificare. Un solo esempio: i "premesopotamici" - i suoi vicini nel quartiere - che stanno lì «a emettere suoni disarticolati, a non rendersi conto che è mezzanotte, capisco che loro non vedranno i murales che noi abbiamo dipinto proprio per loro al parchetto giallo, non vedranno nella matematica che abbiamo spiegato fino a esaurirci l'aereo che li porterà lontano. Che non sentiranno mai musica jazz».Non sentiranno mai musica jazz.
Non voglio non voglio abituarmi, non sono nata per questo. Mia sorella sì, Ismene è nata per potersi abituare. Io sono nata Antigone: porto la radice del contrasto nel nome. Io non posso abituarmi, non posso vivere appiattita a terra, adeguarmi a un tempo che non scelgo, obbedire a leggi che non comprendo, rispondere a domande che non riconosco, a voci che non so. Non posso. E non voglio.
Valeria Parrella, Antigone.
Almarina, di Valeria Parrella [Einaudi, 2019]
Almarina, di Valeria Parrella [Einaudi, 2019]
Elisabetta Maiorano ha cinquant’anni ed è vedova. Di mestiere fa l’insegnante e tutte le mattine entra ed esce dal carcere minorile di Nisida dove ogni giorno si reca per svolgere il suo lavoro con i giovani detenuti. I dieci passi che tutte le mattine deve fare per passare dal punto di riconoscimento alla sbarra d’accesso sono il rito che le permette di ripercorrere quotidianamente le ragioni…
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Doppia recensione: Pontiggia e Parrella
NB Scrivo questa recensione prima del risultato del parziale con argomento proprio i due romanzi di cui sto per raccontarvi, le mie idee, pareri, opinioni potrebbero avere brusche variazioni a seguito del risultato dell’esame (e mi sembra ovvio!).
Non so bene quanto a questi due autori faccia piacere essere recensiti insieme (che poi, va bhe, delle mie recensioni se ne fregano proprio) ma visto che io li ho affrontati insieme faccio questo piccolo esperimento. Il metodo comparativo è uno dei metodi attraverso cui apprendiamo ma non me la sento di fare un vero e proprio confronto, piuttosto: immaginate di avere due paia di occhiali da sole con delle lenti colorate in maniera diversa, ne indossate prima uno e poi l'altro ma guardate sempre lo stesso oggetto, le due esperienze non sono le stesse ma in qualche misura si assomigliano. Ecco questi due romanzi sono come le lenti colorate. Storia dei libri in fuga: Il tema centrale è lo stesso: la disabilità. Pontiggia in "Nati due volte" ci narra di un padre e di un figlio, Parrella in "Tempo di imparare" racconta di una madre e di un figlio. Raccontano entrambi di un percorso che si snoda nella vita quotidiana, da casa a scuola, dalle strutture mediche alle vacanze. Una costellazione di eventi, più logicamente connessi quelli della Parrella, più come stelle isolate quelli di Pontiggia ma legati dalla continua ricerca di attimi significativi di una relazione profonda, complessa e a tratti inaspettata con i loro figli. E allora in Pontiggia troviamo lo scontro con i medici, la vacanza a Creta, i problemi con la scuola, i problemi con le ragazze, così come in Parrrella troviamo lo scontro con la burocrazia, il sostegno degli altri genitori, la prima gita del figlio... Momenti che descrivono la vita per le famiglie "speciali" ma non solo. Perchè acchiapparli: Che per scrivere, o meglio che per scrivere bene un libro ci voglia una certa capacità mi sembra chiaro e lampante, ma per scrivere bene un libro che tratta di un argomento così particolare senza cadere nel patetismo o nella finta autocommiserazione ci vuole davvero un'immensa dote narrativa. Pontiggia e Parrella ci riescono, e ci riescono pure bene. Pontiggia è spesso ironico e lapidario, Parrella è più malinconica e metafisica (farà germogliare la parola "handicap") ma nessuno dei due romanzi è banale. Pontiggia l'ho amato da subito, usa l’ironia con una maestria incredibile, eccezionale! Con Parrella ho avuto un inizio incerto ma, alla fine, è stato più toccante, più profondo anche se non saprei dire bene il perchè. Li consiglio? Sì tantissimo! Credo che permettano di vedere almeno uno scorcio di cosa voglia dire la parola handicap nelle sue declinazioni quotidiane. Se la magia più grande dei libri sta nel riuscire ad aprire le porte su altri mondi possibili, allora questi romanzi spalancano portoni!
Noticina a fondo recensione: dal libro di Pontiggia è stato tratto un film, anche se non ripercorre esattamente il romanzo secondo me è carino :)
“Solo le persone superficiali non giudicano dalle apparenze”
Credo nelle prime impressioni, credo che non ci sia nulla di superficiale in questo e credo anche che “avere una prima impressione” richieda una certa preparazione. Con le persone sto imparando, con i libri ancora no! Ogni libro alla fine non è mai come la sua prima impressione!
Ho completato qualche giorno fa la lettura di Tempo di imparare e devo dire che dopo un inizio incerto, l’ho rivalutato! Mi piacerebbe fare per questa lettura e per Nati due volte una recensione di coppia (visto il tema comune della disabilità), spero di trovare presto un po’ di tempo!
La citazione nel titolo è di Wilde!
Aveva nostalgia di se stessa. Il suo presente non arrivava: era la pressione che manca alla nuca un attimo prima della carezza, la linea libera che aspetta proprio quella telefonata per occuparsi…
Valeria Parrella, Per grazia ricevuta
Io non so aspettare e non voglio farlo, nell’attesa i mostri prendono forma e si ingigantiscono, mangiano le ore per crescere e mangiarmi.
Valeria Parrella, Lo spazio bianco