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"So che è complicato, ma se t'a senti, almeno provace. Mi piacerebbe sapere che cosa t'ha portato a diventa' 'na sirena. Beh, un tritone. Un tritonno" dice Fabrizio con un sorriso incoraggiante
Ermal lo guarda spaesato, poi capisce il gioco di parole e ridacchia piano
"Io... ...va bene.", dice dopo qualche secondo, facendosi di nuovo serio
Mentre Ermal cerca le parole da cui partire, la tazza sono abbandonata sul vassoio accanto a lui, Fabrizio passa un asciugamano bagnato sulle sue ferite (sono sporche, e dovrà mettere a lavare le lenzuola, ma in questo momento non gli importa) che nonostante tutto il sangue che ha perso e la loro profondità - e Fabrizio rabbrividisce al ricordo del colore inumano del sangue - si sono già rimarginate, lasciandosi dietro delle cicatrici che Fabrizio può solo pregare spariscano col tempo, così che Ermal non abbia alcun ricordo tangibile del suo passato. Non può proteggerlo dalla sua memoria, ma farà di tutto per creare insieme a lui nuovi ricordi che vadano, se non a sostituire perché sarebbe impossibile, almeno a sommarsi a quelli dolorosi del suo passato, come una specie di compensazione in ritardo - molto in ritardo, e nemmeno lontanamente sufficiente - per la sua sofferenza. Sa che il mondo deve molto di più ad Ermal che un potenziale fidanzato, ma lui non ha tutto il potere necessario a dargli quello che si merita veramente e può solo provare ad essere lì per lui.
Quando Ermal inizia a parlare, Fabrizio quasi sobbalza, perso nei suoi pensieri
"Ecco, è... È cominciato tutto quando ho deciso di andarmene. Ti ho raccontato di mio padre. Ma... Quello che ti ho detto quando ci siamo conosciuti è tutto quello che mi ricordavo... Prima. Ora, invece, so cos'è successo. Il giorno in cui ho cercato di scappare di casa e di portare con me mia madre e i miei fratelli, mio padre era fuori per... Non so cosa dovesse fare. Qualcosa." dice, quasi a non volerne parlare
Fabrizio lo guarda, preoccupato
"Dimmi solo quello che ti senti, ricciole'. Non lo dico a nessuno, ma è una decisione tua"
“E... e io non ce l’ho più fatta. Noi avevamo- I miei fratelli avevano registrato quello che... Quello che ci faceva... E l’abbiamo denunciato. Due giorni dopo, siamo scappati. Siamo arrivati a- a Milano e- e mia madre ha trovato lavoro, e i miei fratelli hanno inizato la scuola. Io non mi sentivo bene in quei giorni, ma abbiamo pensato che fosse qualcosa di- di normale, un po’ di mal di pancia, magari qualcosa che girava sulla nave...”
Ermal inspira di scatto, improvvisamente, e non è difficile capire che sta cercando di trattenere le lacrime. “Sfogate quanto voi, ce sto qua io”, sussurra Fabrizio mentre se lo tira addosso circondandolo in un abbraccio. Ermal si lascia andare ad un pianto liberatorio, la faccia nascosta sul petto di Fabrizio mentre lui gli carezza i capelli mormorando una sequela ininterrotta di “ora sei al sicuro”. E dopo quella che sembra un’eternità ma che in realtà è solo un paio d’ore, si tira su. “Grazie” mormora, gli occhi rossi e spenti, e a Fabrizio si spezza il cuore a vederlo così. “Non c’è problema”, replica, e non sapeva che una frase all’apparenza così banale potesse avere tanto peso per lui, ma cerca di trasmettergli un senso di protezione, di fargli capire che lui c’è e non ha intenzione di schiodarsi dal suo fianco anche se dovrà tornare presto in tour
E comunque non ha intenzione di abbandonarlo nemmeno quando andrà in tour. Non pensa che lo stress degli spostamenti farebbe bene ad Ermal, ma sa che farà di tutto per restargli accanto anche quando sarà lontano. L’ironia di dovergli insegnare ad usare un telefono, lui che ha appena scoperto il mondo dei social network ed evita di usare il suo cellulare ogni volta che può, lo prende in pieno petto, e inizia a ridere, a ridere.
Ermal lo guarda, spaesato, e quando Fabrizio gli spiega che stava pensando a come insegnargli a mettersi in contatto con lui per telefono, proprio lui che non lo sa usare e fa parte della schiera dei quarantenni che rispondono con quattrocento faccine ai messaggi e, quando devono scrivere qualcosa, utilizzano un miliardo di puntini di sospensione, Ermal scoppia a ridere con lui.
Ed è così bello vederlo sorridere di nuovo, mentre il sole fa capolino dalle nuvole che hanno fatto battere la pioggia tutta la notte sulla loro finestra - pioggia cui loro la sera prima sono riusciti a scampare per un qualche miracolo divino. “Hai fatto uscire il sole” sussurra Fabrizio, e Ermal sorride guardando fuori dalla finestra. Quando sposta nuovamente lo sguardo su di lui, vede nei suoi occhi una determinazione, un’intensità che ha visto solo poche volte nella vita. Ermal gli prende le mani tra le sue e continua a parlare a bassa voce
E gli racconta del dolore del momento in cui si è reso conto che il male allo stomaco non era un semplice mal di pancia, e di quanto ha sofferto mentre la carne si è aperta ed è cresciuta e si è ricoperta di scaglie che sono spuntate dalla sua pelle scarnificandolo, la madre che piangendo l’ha portato in braccio fino al bagno e ha riempito la vasca di acqua fredda che potesse lenire le sue ferite mentre gli ripeteva “non preoccuparti, zemra ime, va tutto bene, passerà presto”
E quando l’ha lasciato lì, nella vasca bianca sporcata dal blu brillante del suo sangue, dopo che pensava si fosse addormentato, Ermal l’ha sentita mormorare una litania che sembrava tutto tranne che albanese, un insieme di suoni più antichi del tempo stesso.
E quando Mira era tornata nel bagno, lui aveva finto di dormire mentre lei gli passava amorevolmente la mano sulla fronte cantandogli una ninnananna che non le sentiva cantare da anni. Si era davvero addormentato quando lei aveva iniziato a raccontargli una storia, la storia di un principe maledetto da uno stregone malvagio che non sarebbe tornato umano finché lui e la sua anima gemella non si fossero salvati la vita a vicenda...
Quando Ermal finisce di parlare, Fabrizio si rende conto di stare piangendo anche lui. Si tira nuovamente addosso Ermal, e lo stringe più forte che può.
L’ultima cosa che si ricorda prima del mare è sua madre e i suoi fratelli che lo portavano via da casa di notte, quando nessuno li vedeva, perché come lo spieghi un bambino con la coda di un pesce al posto delle gambe? E poi più niente. Il buio, il dolore dell’acqua salata sulle ferite ancora fresche e quando si era rivolto al cielo per avere una risposta, per sapere cosa fare, il sale che bruciava sulla pelle e negli occhi e il braccialetto di sua mamma che gli stringe l’avambraccio perché troppo grande per il suo polso sottile, si ricorda la voce gelida di un uomo che gli dice, senza compassione alcuna “Imparerai”.
Si addormentano di nuovo sulle lenzuola sporche di sangue cobalto, gli occhi rossi e stanchi. Il sole passa in un arco nel cielo, e solo quando sta per tornare a nascondersi dietro l’orizzonte Fabrizio apre gli occhi.
Ermal, addormentato per metà su di lui, con la testa sul suo petto, è così in pace col mondo che Fabrizio non vorrebbe svegliarlo, ma le sue gambe sono ancora sanguinolente nonostante Fabrizio abbia cercato di ripulire le sue ferite: i tagli erano profondi, e ci vorrà del tempo prima che si rimarginino completamente. A Fabrizio, ipocondriaco com’è, preoccupa il fatto che Ermal non abbia la possibilità di farsi ricucire le ferite e nemmeno di farsi visitare da un medico per paura di attirare troppo l’attenzione sul sangue impossibilmente blu del riccio.
“Ermal” sussurra, e l’altro si muove nel sonno, solleticandogli il mento coi capelli
“Mh” mugola Ermal, che non sembra per niente intenzionato a svegliarsi
“Ermal, vendono pantaloni!”
“Dove?” chiede Ermal, improvvisamente sveglio, tirandosi su e guardandosi freneticamente intorno. Quando si rende conto che Fabrizio stava scherzando, si gira verso di lui con l’espressione tradita più esagerata che Fabrizio abbia mai visto in vita sua
E infatti scoppia a ridere, scompigliandogli i capelli
“Che cazzo ridi” sibila Ermal
“Sei bellissimo tutto incazzato” risponde Fabrizio, gli occhi lucidi, ancora senza fiato per la risata improvvisa, realizzando appieno quello che ha detto solo dopo averlo detto
E entrambi arrossiscono. Fabrizio nasconde il volto tra le mani, abbassando la testa, ed Ermal distoglie lo sguardo, facendo finta di non essere per niente imbarazzato
Ma dopo qualche attimo, Fabrizio sente una pressione gentile sulle sue dita
E lascia andare la tensione mentre Ermal abbassa le sue mani e gliele prende tra le sue
E lo guarda, e sorride, e stavolta niente zanne all’orizzonte ma solo una luce malandrina negli occhi
Le loro labbra si sfiorano
(E l’onda di felicità che travolge Fabrizio al pensiero che Ermal si senta tanto a suo agio da cercare il contatto fisico lo lascia senza fiato)
E non sanno per quanto tempo stanno lì a baciarsi lentamente, ma quando si staccano è perché lo stomaco di Ermal brontola rumorosamente
E Fabrizio scoppia a ridere
E dopo aver ripulito le ferite di Ermal ed averle bendate
(Ha cercato un video su YouTube per farlo, perché di corsi sulla sicurezza non è mai riuscito a farsi entrare in testa mezza parola, e l’ultimo che ha fatto è stato quando era ragazzo ed avevano appena approvato la 626 e il suo datore di lavoro era abbastanza responsabile da far seguire a tutti i suoi dipendenti un corso sulla sicurezza sul lavoro per prevenire incidenti. A Fabrizio quell’uomo manca spesso, è stato come un padre per lui e lo tenuto a lavorare per cinque anni, e il denaro che è riuscito a risparmiare con il salario che prendeva lo ha aiutato a realizzare il suo sogno di diventare un cantante)
(Ermal non si fida tantissimo delle bende, ma Fabrizio gli spiega che o lo fa lui o vanno in ospedale e orde di scienziati si avventano su Ermal per scoprire perché il suo sangue è blu. Il sangue umano, gli spiega Fabrizio, di solito è rosso. Dall’espressione confusa di Ermal alle sue parole, Fabrizio capisce che Ermal era troppo piccolo per ricordarsi l’ultima volta in cui si è sbucciato il ginocchio e gli è uscito sangue)
(Ma Fabrizio fa attenzione mentre lo benda e, anche se il disinfettante gli brucia un po’ le ferite più marginali ma comunque da disinfettare, mentre aiuta Fabrizio a sciacquare le ferite più profonde, Ermal pensa che finalmente ha trovato qualcuno che lo tratta come un suo pari, si prende cura di lui e non lo considera un essere “a metà”. E ora che ci pensa, Fabrizio non gli ha dato l’impressione di averlo mai considerato nulla se non uguale a lui, nonostante le loro differenze, sia quelle evidenti che quelle più nascoste)
Fabrizio prepara da mangiare
Ermal non ha la minima idea di cosa sia
(è rimasto a Milano solo per pochi giorni, e non ha mai visto nessuno mangiare la carbonara nelle sue osservazioni degli umani)
E fissa il piatto con sospetto, alternando sguardi al cibo e occhiate interrogative a Fabrizio
“Non è che non mi fidi di te... ...ma... ...come fai ad esserne sicuro?”
Fabrizio non sa che Ermal non conosce il piatto, e crede che stia mettendo in dubbio le sue abilità culinarie
E Fabrizio sa di saper fare bene tre cose: cantare, il padre, e gli spaghetti alla carbonara.
Quindi arrotola gli spaghetti sulla forchetta di Ermal, infilza un paio di pezzetti di guanciale e gli porge la posata
Ermal continua ad essere un po’ scettico, ma la assaggia
E non dico che sia la cosa migliore che abbia mai mangiato - la cucina di mamma Mira non si batte assolutamente - ma ci si avvicina
Inutile dire che in dieci minuti Ermal ha finito tutto il piatto
E occhieggia quello di Fabrizio, speranzoso
Ma Fabrizio si limita a ridere e a indicargli la pentola
Che ha un’altra porzione di pasta dentro
Fanno a metà, e Fabrizio sorride soddisfatto quando Ermal gli dice che è buona
“L’avevo capito, ricciole’. Te la sei finita in du’ secondi”
“Non... non si fa?” chiede Ermal, insicuro
“No, è per te. Devi stare attento quando mangi, può andarti storto qualcosa se non fai i bocconi piccoli.”
“Mh. Va- va bene” dice Ermal, interrompendosi a metà della frase per sbadigliare
“Annamo a dormì, va” dice Fabrizio, mentre si alza per mettere i piatti nel lavello
Senza lenzuola, però, che sono a lavare
La brezza marina in ogni caso si fa sentire e per stare bene dormono abbracciati
O, meglio, si sdraiano e rimangono in silenzio per un po’ uno di fronte all’altro. Poi Ermal pian piano si addormenta, e nel sonno si avvicina a Fabrizio, fino a tirarsi la sua testa sul petto
E dormono così, l’immagine speculare della notte precedente
La mattina, Fabrizio si sveglia con una voce cristallina nelle orecchie
Che canta una melodia sconosciuta, non parole ma musica, musica vera e propria che chiunque stia cantando riesce a riprodurre con la sola voce
E Fabrizio è estasiato, e vede che a cantare è Ermal, seduto sulla finestra con seduta che dà sul mare
E si gode il concerto improvvisato, chiudendo gli occhi per concentrarsi di più sulla musica
La melodia lo trascina, lo trascina così tanto che dopo qualche minuto sente il bisogno di alzarsi e raggiungere Ermal
E lo fa, sorridendo. Si siede accanto a lui sulla finestra e lo osserva, la luce del sole che lo fa sembrare ancora più pallido del solito dandogli un’aria eterea, come un sogno troppo bello per essere vero
E quando Ermal si gira verso di lui e ricambia lo sguardo, a Fabrizio sembra di aver vinto di nuovo Sanremo, dalla felicità insuperabile che prova
Si è sentito così solo quando ha preso in braccio i suoi bimbi per la prima volta
E gli viene in mente un’idea completamente irrazionale, folle, ma che gli sembra fantastica e così giusta che decide di metterla in atto prima di subito
Apre la finestra, e si sporge verso il mare. Ah, come sarebbe bello adesso entrare in acqua, e nuotare fino in profondità, ed essere circondato dai pesci che gli nuotano attorno! Può quasi sentire l’acqua fresca sulla sua pelle, vedere il sole che filtra attraverso la superficie e i pesci che gli nuotano accanto...
Si sporge di più, sempre di più, per raggiungere il mare
E tutto a un tratto, gli manca l’equilibrio e cade in avanti