PNY Burger Restaurant,
120 rue du Faubourg St-Antoine, 75011 Paris,
Bernard Dubois Design
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PNY Burger Restaurant,
120 rue du Faubourg St-Antoine, 75011 Paris,
Bernard Dubois Design
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PNY 1TB Pro Elite and Elite X USB 3.0/1 Flash Drive Reviews - HIgh Capacity and Speed in a Very Small Footprint
So we have been used to seeing 1TB and larger external drives for some time now, and typically they will be somewhat compact in size and have a cable which plugs into the storage device and PC. It is not common to see flash drives reaching that 1TB capacity and, in fact, I think we have...
Paris, avril 2018.
dynamo cycling / BAM karaoké box / PNY.
So I’m in love with my computer? Yeah pretty much.
I finished building this machine about a month ago, after about two years of saving/buying parts. I’m am blown away with how quickly and smoothly it runs. My first PC build in about 15 years. Named her Naomi Armitage after my favorite cyberpunk anime. She runs super quiet and super cool. Please feel free to ask any questions!
Specs/Hardware:
Case: Corsair Vengeance C70
PSU: EVGA Supernova 1000 T2
MoBo: ASUS Maximus IX Apex
CPU: Intel I7 6700k (not currently running it OC)
CPU Cooler: NZXT Kracken X62 (I was going to go air cooled but fell in love with this coolers aesthetics)(also I had to do some minor modification to the case to install it the way I wanted)
RAM: 16gb G.Skill Trident RGB 3200MHz 14-14-14-34 (not currently running it OC)
Hard Drives:
-System Drive: Samsung 960 PRO M.2 512GB
-Game Data: PNY XLR8 960GB SSD
GPU: ASUS STRIX GeForce GTX 1080Ti OC Edition (not currently running it OC)
Optical Drive: ASUS Blu-Ray Writer (BW-16D1HT)
Accessories:
-ASUS USB Bluetooth Adapter (USB-BT400, I had intentionally picked a board without any on-board wireless because I didn’t think I would ever use it... but it turns out I like my PS4 controller)
-Evercool Internal Storage Box (BOX-MK-BK, painted it to better match case)
-Replaced front case fans with NZXT AERs (120mm)
Keyboard: Razer Blackwidow Chroma
Mouse: ASUS GX950
Headset: Razer Kraken 7.1 Chroma (hoping to replace this with a wireless headset pretty soon)
I have also replaced the case window. It came with one for mounting fans on the window but it blocked the view of everything and I was going for a clean look. The stock window is also smoked and I wanted a clear window to show off the hardware.
As I said before the last time I built a computer was probably 15 years ago, but wow. The cable management on this case is amazing. I am just amazed by how easy it was to hide everything and keep it organized.
I’ve been considering getting some custom cables made to give it an even cleaner look, but money.
Paris, mars 2018.
PNY Marais.
Paris, New York..PNY - cg photography
PNY RP60 SSD esterno portatile: Veloce, corazzato, con qualche compromesso di troppo? - Recensione
Cinquantaquattro grammi. Pesa meno del mio portachiavi, eppure dentro ci sta un terabyte di dati pronti a viaggiare a duemila megabyte al secondo. Quando il corriere mi ha lasciato il pacco sul tavolo della cucina, una sera di fine febbraio, ho pensato che mancasse qualcosa: la scatola era così leggera che sembrava vuota. E invece no. Il PNY RP60 era lì dentro, avvolto nel suo guscio gommato nero, con un cavo piatto che non avevo mai visto prima su un SSD portatile e un foglietto con il codice per Acronis True Image. Fine della dotazione, inizio della curiosità. Il mercato degli SSD esterni è diventato una giungla. Tutti promettono velocità assurde, resistenza a qualsiasi cosa e prezzi competitivi. La verità? La maggior parte dei drive portatili da 20 Gbps si assomiglia parecchio, sotto la scocca. Cambiano i materiali, cambia il design, cambiano le sfumature nelle prestazioni sostenute. Ma la vera differenza la senti solo quando il drive lo usi per davvero, giorno dopo giorno, spostandoci sopra i file del lavoro, i backup del NAS, le foto delle vacanze, i progetti video che pesano decine di giga. Ho voluto capire se questo drive reggesse la prova della quotidianità, fuori dal laboratorio dei benchmark. La risposta, come spesso succede con i prodotti di fascia media, non è un sì o un no netto. Però ci arriviamo, con calma. Attualmente è acquistabile su Amazon. Unboxing e prime impressioni La confezione è essenziale, quasi spartana. Cartone bianco e nero con il rendering del prodotto in primo piano, niente fronzoli. Dentro: l'SSD, il cavo USB-C piatto lungo circa trenta centimetri, una guida rapida multilingue e il codice per scaricare Acronis True Image dopo la registrazione sul sito PNY. Nessun adattatore USB-A, nessuna custodia protettiva, nessun laccetto per il moschettone. Solo l'indispensabile. Non è che mi aspettassi una confezione premium a questo prezzo, ma un adattatore USB-A sarebbe stato un pensiero gentile verso chi ha ancora PC con solo porte Type-A. Il manuale è disponibile online. La prima impressione tattile, però, è stata positiva. L'ho preso in mano e la gomma opaca dà un grip rassicurante, quasi come tenere una gomma da cancellare gigante e morbida. Ma poi, stringendo un po' i lati, ho sentito una leggera flessione sulla parte frontale. Uno scricchiolio sottile, appena percettibile. Niente di preoccupante, però da un drive che dichiara resistenza a cadute da tre metri ti aspetti una sensazione un po' più granitica, un po' più da carro armato. Sarò onesto: non mi ha dato fastidio durante l'uso quotidiano, è più una questione di percezione iniziale che di problema strutturale reale. Una volta che lo metti nello zaino e te ne dimentichi, quella flessione smette di esistere. Il cavo piatto, invece, mi ha incuriosito parecchio. Sembra un vecchio cavo flat IDE degli anni Duemila, quelli che si usavano per collegare gli hard disk nei PC desktop. Strano? Sì, decisamente. Ma ha un vantaggio pratico enorme: nel casino di cavi sulla mia scrivania, lo riconosco al volo anche al buio. E non si attorciglia su sé stesso come fanno i tondi. Dopo due settimane, devo ammettere che ci ho fatto pace e anzi, adesso i cavi tondi mi sembrano quasi primitivi. Design e costruzione Il design è un rettangolo nero opaco, con una trama a linee diagonali incrociate sulla superficie superiore. Il logo PNY al centro, discreto, quasi timido. Nessun LED di attività, nessuna striscia RGB, nessun elemento decorativo superfluo. Un approccio minimalista che personalmente apprezzo: non ho bisogno che il mio SSD somigli a un'astronave. Le dimensioni sono contenute ma non microscopiche: circa 97 x 60 x 12 millimetri. Non siamo ai livelli di compattezza estrema di certi concorrenti che stanno nel palmo di una mano come una moneta grossa, tipo quelli con scocca in metallo che pesano il doppio ma occupano la metà dello spazio. Lo infili comunque in tasca senza problemi, oppure lo agganci con un moschettone al foro triangolare in alto a destra. Quel foro, tra l'altro, è una delle poche concessioni al design funzionale: pratico, ben rifinito, non sembra appiccicato lì per caso come succede con certi prodotti cinesi da due soldi. La porta USB-C è in basso, protetta da un cappuccio in gomma vincolato al corpo tramite una linguetta flessibile. Ed è qui che nasce il primo piccolo grattacapo: la linguetta è così morbida e cedevole che reinserirla nella sua sede diventa un esercizio di pazienza. Le prime volte ho dovuto quasi forzarla con le unghie. Dopo qualche giorno ci ho preso la mano, ma resta un punto debole nel design. Capisco la scelta ingegneristica: senza quel tappo, addio certificazione IP65. Però una soluzione a scatto magnetico, o anche solo una gomma leggermente più rigida, avrebbe risolto il problema. Dettaglio? Forse. Ma sono i dettagli che fanno la differenza tra un buon prodotto e un ottimo prodotto. A proposito di polvere: la superficie gommata è una calamita. Dopo due giorni sulla scrivania accanto al Mac mini, il drive sembrava uscito da sotto un divano. Pelucchi, granelli di polvere, micro-detriti di ogni genere si incollano alla gomma con un entusiasmo imbarazzante. Se siete il tipo che pulisce lo schermo del telefono tre volte al giorno, preparatevi a un rapporto complicato con questo SSD. A me, sinceramente, dopo la prima settimana ho smesso di farci caso. Vabbè, attira polvere. Anche il mio cane attira polvere. Si sopravvive. Specifiche tecniche Capacità 1 TB (disponibile anche 2 TB) Interfaccia USB 3.2 Gen 2x2 (20 Gbps) Connettore USB Type-C Controller Silicon Motion SM2320 (USB nativo) Velocità lettura seq. (dichiarata) Fino a 2.000 MB/s Velocità scrittura seq. (dichiarata) Fino a 1.800 MB/s Certificazione IP65 (polvere e getti d'acqua) Resistenza cadute Fino a 3 metri Dimensioni 97,3 x 59,9 x 12,4 mm Peso ~55 g Materiale scocca Guscio in silicone gommato Compatibilità Windows, macOS, Android, iOS, PS5, Xbox Software incluso Acronis True Image (codice download) Cavo incluso USB-C to USB-C piatto (~30 cm) Garanzia 3 anni Sotto la gomma: il cuore tecnico Quello che rende interessante questo drive, più del guscio gommato o del cavo piatto, è cosa c'è dentro. Il controller è un Silicon Motion SM2320, e qui si apre un discorso che merita attenzione. A differenza di molti SSD esterni che usano un bridge chip per convertire il protocollo NVMe in USB, l'SM2320 parla USB in modo nativo. Nessuna traduzione, nessun intermediario, nessun collo di bottiglia artificiale. Cosa significa nella pratica? Tre cose: meno calore generato durante i trasferimenti, meno consumo energetico (e quindi meno impatto sulla batteria del laptop quando lo usate in mobilità), e compatibilità universale. Il drive funziona con qualsiasi dispositivo USB, fino al vecchio USB 2.0 se serve. Certo, a quella velocità sarebbe come guidare la Cupra Formentor nel traffico di Roma alle otto di mattina: il motore c'è, ma non lo sfrutti. Però almeno funziona, e non è scontato come potrebbe sembrare. La memoria NAND è TLC, come nella stragrande maggioranza dei drive di questa fascia. La cache SLC, che simula celle a singolo livello per assorbire le prime decine di giga di scrittura a velocità piena, è dimensionata in modo ragionevole ma non generoso. Quando si esaurisce, la velocità cala. Ne parlo in dettaglio nella sezione benchmark. Un dettaglio che ho apprezzato durante l'uso prolungato: il drive non scalda quasi mai in modo percepibile. Anche dopo trasferimenti pesanti da 30-40 giga, la superficie resta tiepida, quasi a temperatura ambiente. Il merito è in parte del controller nativo USB che genera meno calore, in parte del guscio in gomma che isola termicamente. Con certi SSD esterni concorrenti, soprattutto quelli con scocca in alluminio, ho avuto la sensazione di reggere una tazzina di caffè appena versato. Qui no, mai. Test sul campo Arriviamo al dunque. Ho usato il drive per due settimane collegandolo principalmente al Mac mini M4 Pro e a un PC desktop con scheda madre dotata di porta USB 3.2 Gen 2x2 nativa. La differenza tra le due configurazioni è stata istruttiva, e racconta molto sullo stato confusionario dello standard USB nel 2026. Sul Mac, che supporta USB fino a 10 Gbps anche tramite le porte Thunderbolt, le velocità si sono fermate intorno ai 1.000-1.050 MB/s in lettura e 900-950 MB/s in scrittura. Numeri buoni, intendiamoci, ma lontani anni luce dal potenziale reale del drive. È un po' frustrante: hai tra le mani un SSD che potrebbe andare al doppio della velocità, e il tuo computer da tremila euro gli mette il freno a mano. Non è colpa di PNY, sia chiaro, è l'ecosistema USB che fa acqua da tutte le parti in termini di standardizzazione. Sul PC con porta nativa Gen 2x2, invece, le cose cambiano radicalmente. Ed è qui che ho potuto misurare il vero potenziale dell'unità. La prima sera ho lanciato CrystalDiskMark quasi per rito. I risultati mi hanno fatto alzare un sopracciglio: 2.013 MB/s in lettura sequenziale e 1.782 MB/s in scrittura sequenziale. Praticamente in linea con le specifiche dichiarate, se non leggermente superiori in lettura. Alcuni laboratori hanno addirittura registrato punte di 2.100 MB/s in lettura, superando le specifiche ufficiali. Mica male per un drive che si trova a meno di cento euro. Con ATTO, che testa il throughput con diversi blocchi di I/O, il drive ha raggiunto il pieno regime già a 128K, stabilizzandosi intorno a 1.940 MB/s in lettura e 1.720 MB/s in scrittura con I/O da 64 MB. Il profilo è pulito, senza anomalie strane o cali improvvisi: esattamente quello che vuoi vedere da un SSD ben ottimizzato. Ma il benchmark sintetico racconta solo metà della storia. Il giorno dopo ho fatto la prova che mi interessa davvero: copiare una cartella di lavoro da 47 giga, un mix di RAW da 50 megapixel, file video H.265, progetti Premiere e qualche archivio ZIP pesante. Il trasferimento dal PC all'unità esterna ha viaggiato a circa 850-900 MB/s per i primi 20-25 giga, poi ha cominciato a rallentare. La cache SLC si è esaurita, e la velocità è scesa intorno ai 500-550 MB/s. Non un crollo verticale, ma un calo percepibile che si nota nella barra di progresso. Ora, la domanda vera è: nella vita reale, quante volte trasferite 47 giga in un colpo solo? Io lo faccio quando scarico i backup dal NAS Synology, e in quel caso il collo di bottiglia è comunque la rete gigabit, non il drive. Per il 90% degli usi quotidiani, quelle prime decine di giga a velocità piena bastano e avanzano. Copiare un album di foto da una gita al CUS Roma per il tiro con l'arco? Fatto in tre secondi. Spostare il progetto di un articolo da 2-3 giga? Neanche il tempo di alzarsi dalla sedia. Ho provato anche a collegarlo alla PlayStation 5 per spostare un paio di giochi pesanti. Funziona senza problemi, ma la PS5 supporta solo USB 3.2 Gen 2 da 10 Gbps, quindi anche qui le velocità reali si fermano a circa metà del potenziale. Una sera ho spostato un gioco da 80 giga e in una ventina abbondante di minuti era tutto sul drive esterno. Accettabile, non fulmineo, ma considerando che intanto scrollavo il telefono non mi ha pesato. La prova più cattiva l'ho riservata al quinto giorno: scrittura continua con Iometer per stressare il controller e vedere dove crolla. Dopo circa 90 secondi di martellamento costante, la velocità è scesa sotto i 400 MB/s, e ha continuato a oscillare in quella zona per il resto del test. Non è il miglior risultato che abbia visto su un drive Gen 2x2, ma c'è da dire che questa è una tortura sintetica che nessun utente normale infliggerà mai al proprio SSD nel mondo reale. Se state copiando un database da 500 giga in un'unica sessione, avete bisogno di un altro tipo di soluzione. Approfondimenti Benchmark a confronto: i numeri che contano Metto giù i risultati dei benchmark principali che ho raccolto durante le due settimane di test, così li avete tutti in un posto. Le prove sono state eseguite sul PC desktop con porta USB 3.2 Gen 2x2 nativa, per avere i numeri più rappresentativi delle prestazioni massime. CrystalDiskMark (test sequenziale, coda 8, thread 1): lettura 2.013 MB/s, scrittura 1.782 MB/s. I risultati random 4K sono meno esaltanti ma nella norma per un drive esterno USB: circa 45 MB/s in lettura e 120 MB/s in scrittura. Non è un NVMe interno, e non ha senso confrontarlo con quei numeri. Ricordiamocelo. ATTO Disk Benchmark (blocco 64 MB, coda 4): lettura 1.940 MB/s, scrittura 1.720 MB/s. Il throughput raggiunge il pieno regime già con blocchi da 128K, che è esattamente il comportamento di un SSD ben ottimizzato con controller nativo. Nessuna stranezza nei blocchi piccoli, profilo lineare e prevedibile. DiskBench (copia file reale, cartella mista da 23 GB con foto, video e archivi): velocità media di scrittura intorno ai 1.030 MB/s. Questo dato è molto più vicino all'esperienza quotidiana rispetto ai picchi sintetici, perché la cartella conteneva file di dimensioni e tipologie diverse, come succede quando copi davvero le tue cose da un posto all'altro. PCMark 10 Storage (tracce applicative reali): un punteggio nella media alta per la categoria Gen 2x2, leggermente sotto ai migliori drive con interfaccia Thunderbolt ma decisamente sopra a qualsiasi drive Gen 2 da 10 Gbps. Il posizionamento è coerente con il prezzo. I numeri sono numeri. Ma lasciatemi tradurre: questo drive, in condizioni normali con porta adeguata, trasferisce un file da 10 giga in circa 6 secondi. Sei secondi. Il tempo di aprire WhatsApp e leggere un messaggio. Facciamo un passo indietro e pensiamo a quanto ci metteva un hard disk esterno USB 2.0 dieci anni fa per la stessa operazione. Ecco, il mondo è cambiato. La questione della compatibilità USB E qui viene il tasto dolente che nessun produttore vuole affrontare direttamente. USB 3.2 Gen 2x2 suona bene sulla carta, ma nella pratica resta uno standard di nicchia. La maggior parte dei laptop in circolazione supporta al massimo USB 3.2 Gen 2 (10 Gbps) o Thunderbolt 3/4, che è retrocompatibile ma non supporta il protocollo Gen 2x2 in modo nativo. I Mac, tutti i Mac di ogni generazione, rientrano in questa categoria. Anche il mio Mac mini M4 Pro, che costa un patrimonio, non ha una singola porta Gen 2x2. Il risultato pratico: comprate un drive capace di 2.000 MB/s e vi ritrovate con 1.000 MB/s. La metà esatta. È come comprare una macchina da 250 km/h e guidarla solo in autostrada con limite a 130. Non è colpa del drive, sia chiaro: è un limite dell'ecosistema USB, che negli ultimi dieci anni ha fatto di tutto per confondere i consumatori con una nomenclatura che sembra studiata apposta per generare confusione. USB 3.0, 3.1, 3.1 Gen 1, 3.1 Gen 2, 3.2 Gen 1, 3.2 Gen 2, 3.2 Gen 2x2. Mah. È come se i nomi li scegliesse qualcuno che vuole vendere tabelle comparative. Il consiglio è semplice: prima di comprare, controllate la scheda tecnica del vostro PC o laptop. Se ha una porta USB 3.2 Gen 2x2 dedicata, perfetto, sfrutterete tutto il potenziale. Altrimenti, valutate con onestà se quei 2.000 MB/s vi servono davvero o se un drive da 10 Gbps, magari più economico, non faccia già il suo lavoro per le vostre esigenze. Resistenza e certificazione IP65: quanto ci si può fidare? Parliamo di robustezza, che è uno dei punti su cui PNY insiste molto nella comunicazione di prodotto. Il drive dichiara IP65 e resistenza a cadute da tre metri su superfici dure. La certificazione IP65 significa protezione totale dalla polvere e dai getti d'acqua a bassa pressione. Non immersione, attenzione: getti. Se vi cade nel lavandino pieno d'acqua, nessuna garanzia. Ma un acquazzone improvviso mentre trasferite foto dalla fotocamera in mezzo a un prato? Dovrebbe sopravvivere senza traumi, a patto che il cappuccio USB sia chiuso. La resistenza alle cadute l'ho testata in modo non scientifico: mi è scivolato dalla scrivania sul parquet del salotto, da circa 80 centimetri, mentre Dafne mi faceva le feste al rientro dalla passeggiata. Nessun danno visibile, nessun problema con i dati, nessun settore corrotto. Non ho avuto il coraggio di lanciarlo da tre metri, perché il deadline degli articoli non aspetta nessuno e non avevo un SSD di scorta sotto mano. Ma le certificazioni dichiarate, testate in laboratorio con condizioni controllate, mi fido che corrispondano al vero. Una cosa va detta chiaramente: il cappuccio USB è il punto vulnerabile dell'intero sistema di protezione. Se non è perfettamente inserito nella sua sede, tutta la certificazione IP65 perde di significato. E visto che rimetterlo a posto è scomodo, lo ripeto, ammetto che un paio di volte l'ho lasciato aperto dopo un trasferimento veloce. Cattiva abitudine, lo so. Però un design diverso del tappo avrebbe evitato il problema alla radice. Il controller nativo USB: la differenza invisibile Ho accennato prima al Silicon Motion SM2320 e al fatto che sia un controller USB nativo. Ci torno perché è una di quelle differenze che non si vedono a occhio nudo, non si toccano con mano, ma si sentono nell'uso quotidiano. Ed è probabilmente il punto di forza più importante di questo drive, più delle velocità sequenziali. Il meccanismo è semplice. Molti SSD portatili montano un SSD NVMe M.2 interno collegato a un bridge chip che traduce il protocollo NVMe in USB. Funziona, funziona bene in molti casi, ma aggiunge complessità, calore e qualche millisecondo di latenza. Un controller nativo USB elimina tutto questo passaggio. Il risultato è un drive che consuma meno energia, scalda meno, e funziona letteralmente con qualsiasi dispositivo dotato di porta USB, dal PC desktop all'iPhone, dalla PlayStation 5 al tablet Android da 200 euro. Durante le due settimane di test, l'ho collegato a sei dispositivi diversi: Mac mini, PC desktop, laptop Windows, iPhone, un vecchio tablet Android e la PS5. Zero problemi di compatibilità. Zero. Nessun driver da installare, nessuna formattazione particolare (l'ho lasciato in exFAT, leggibile ovunque), nessun dispositivo che non lo riconoscesse. Sembra una cosa banale, ma non lo è: ho avuto SSD esterni che facevano i capricci con certi hub USB, che venivano riconosciuti a singhiozzo da macOS, che avevano bisogno di un firmware update per funzionare con Linux. Qui niente di tutto ciò. Colleghi e vai. Scritture sostenute: il tallone d'Achille Stavo per scrivere che le prestazioni sono impeccabili sotto ogni aspetto, ma ripensandoci non sarebbe onesto. Il calo di velocità dopo l'esaurimento della cache SLC è il punto debole principale di questo SSD, e sarebbe disonesto minimizzarlo solo perché il resto funziona bene. Il meccanismo è noto a chi mastica di storage: la memoria TLC (Triple Level Cell) scrive tre bit per cella, il che la rende economica e capiente, ma anche più lenta rispetto alla SLC che scrive un solo bit per cella. Per mascherare questa lentezza, i produttori riservano una porzione di memoria che viene gestita in modalità SLC: i dati in arrivo vengono scritti lì alla massima velocità, e poi spostati nelle celle TLC in background. Fin qui tutto bene. Il problema nasce quando la cache si riempie. Nel caso specifico, dopo circa 20-25 giga di scrittura continua e ininterrotta, la velocità scende da circa 1.700-1.800 MB/s a 500-550 MB/s. In test estremi come Iometer, con scrittura sostenuta per diversi minuti, si arriva anche sotto i 400 MB/s dopo un paio di minuti di martellamento. Non è il peggior risultato della categoria, ma neanche il migliore. C'è chi fa meglio allo stesso prezzo. Per chi lavora con video pesanti in 4K o 8K e fa trasferimenti di decine e decine di giga di continuo, questo potrebbe essere un problema concreto. Per tutti gli altri, per chi copia foto, documenti, backup incrementali, progetti di lavoro nella norma, probabilmente non noterete mai questo calo. Sinceramente, per un drive che costa meno di cento euro, è un compromesso che personalmente trovo accettabile. Magari tra un mese, dopo averci spostato l'archivio video di un anno intero, cambio idea. Read the full article
PNY's innovative Slim RTX 5070 card outperforms full-sized counterparts in thermal testing, raising eyebrows in the tech world.
The main thing to take from these tests is that the PNY Slim RTX 5070 doesn't make any concessions for being smaller. In some of these tests, the performance was better than the full-sized Gigabyte card. If the card is really pushed, it's capable of reaching the same temperatures as the full-sized card, but doesn't appear to be throttling at all.