Arrivo con 2 settimane di ritardo perché dopo 20 anni di attesa per qualcosa del genere in Tv, 15 giorni che differenza potevano fare? Alla fine non l'ho nemmeno visto in Tv, ma su RaiPlay.
E io non ho idea di come Giovanni Benincasa e Valerio Lundini siano riusciti a portare in Tv questa "Combinazione felicissima di poesia e di crudo realismo", per usare le parole di Enrico Berlinguer, ma ce l'hanno fatta, e se non li avete ancora ringraziati per esserci riusciti, non siete nemmeno degni di camminare a piedi scarzi per la periferia romana assieme a Emanuela Fanelli.
Una Pezza di Lundini è una trasmissione che l'Italia non si merita, ma di cui ha bisogno, perché un Paese così puoi raccontarlo solo col teatro del grottesco, rivoltando completamente i canoni dei Late Night Show.
Quando la tua scrivania è un bidone dell'immondizia (perché nulla sembra essere lasciato al caso), allora puoi davvero aspettarti di tutto, perché per la prima volta, dopo tanto tempo, nessuno degli spettatori riesce davvero a immaginare o a prevedere cosa sta per succedere in studio.
Lundini ci ha regalato qualcosa che avevamo perso da tempo: la capacità di stupirci.
E all'improvviso, per riuscirci, non abbiamo più bisogno di seguire le avventure di Eric Andre su Adult Swim, o di ricordare con nostalgia gli exploit di Andy Kaufmann; Una Pezza di Lundini è qui, adesso, in Italia, sulla Rai, e in quei 20 minuti di tecnica e amore (da cui però traspare solo l'amore) nessuno è al sicuro, tra uno stacchetto a sproposito, un collegamento surreale, un'intervista scomoda (a partire dalle sedie), un continuo ribaltamento dell'estetica dell'arte, e Lundini che non ci vomita addosso il suo ego, ma mangia, tanto, sempre, proprio come noi, che ormai siamo abituati a ingozzarci di tutto, in continuazione.
Non importa che tu sia un uomo comune, o una celebrità, o lo stesso spettatore, in quei 20 minuti siamo tutti livellati, immersi in un catartico disagio che ci ricorda costantemente che, fuori dalla narrativa a tavolino, siamo tutti esseri umani, coi nostri difetti, le nostre falle, le nostre insicurezze, le nostre contraddizioni, e la nostra incapacità di metterci comodi in un contesto non prestabilito, e una volta messi a nudo abbiamo solo due scelte: disperarci o ridere, e qui si ride tantissimo, come sarebbe piaciuto a Karl Kraus, di noi e tra di noi.
Una Pezza di Lundini non è la luce in fondo al tunnel, Una Pezza di Lundini è IL tunnel, il tunnel meglio arredato degli ultimi anni, tanto che starci dentro non sembra poi tanto male, quando la luce in fondo non sembra altro che un'enorme trappola per zanzare: una trappola in cui restare fulminati e arrostiti, in attesa che Lundini, alla fine, mangi anche noi.