A volte il dolore ci fa racchiudere le persone in uno spazio angusto e perdere di vista la loro complessità o, semplicemente, l'affetto che hanno provato per noi. Se abbiamo amato qualcuno e ci ha fatto soffrire, da quel momento tendiamo a distribuire in modo manicheo il bene e il male, appiattendoli in una specie di istante eterno che somiglia a una stratificazione geologica: io patisco e ti amo, quindi bene; tu mi lasci e non mi ami, quindi male. Non è così. Le storie sono sfumate e e le persone pure. Lo sono se crediamo lo siano. Lo sono se ci crediamo, alle persone. E allora capita che a distanza di 7 anni da un 18 ottobre pazzo, Roma-Parigi-Roma in un giorno, solo per pranzare a Montmartre, arrivi un piccolo risarcimento: "Se stessimo ancora insieme, saprei cosa regalarti a Natale." "Ah, e cosa?" "Vendono dei braccialetti in acciaio su cui puoi incidere le coordinate di un luogo." "E che luogo incideresti? Il TBar di Via Ostiense?" "No, il Trocadero."















