Salvini contestato da una parte del partito: «deriva meridionalista».
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Salvini contestato da una parte del partito: «deriva meridionalista».
Il Vitaliziato: Roberto Castelli 5.500 euro al mese
Il Vitaliziato: Roberto Castelli 5.500 euro al mese
// Roberto Castelli 69 anni di cui 21 passati in Parlamento. Percepisce un vitalizio mensile di 6.227,26 euro (5.500 euro netti), e nel 2013 ha incassato una liquidazione netta di 195mila euro.
Lo storico dirigente della Lega Nordè stato Ministro della giustizia nei governi Berlusconi II e III oltre che viceministro presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per il governo…
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Caro Renzi, chi ci assicura che non stiano spiandoci ancora? «La domanda posta da ilfattoquotidiano.it nei suoi articoli sul segreto di Stato riproposto da
La mamma degli idioti...
...forse allora lui ritiene che una ditta di Platì parta da Platì e vada a Milano a partecipare a una gara dell'Expo 2015. Mi sorprende tantissimo, perché allora vuol dire o che non ha capito nulla, o chi per lui, oppure siamo veramente messi male. Nicola Gratteri su Roberto Castelli.
(Credits: Ansa/Paolo Magni)
Dal cerchio magico di Gemonio a quello della ramazza maroniana di Via Bellerio. Sempre un cerchio sembra stringersi attorno a Umberto Bossi. Ora sarebbe quello del forsennato pressing sul Senatùr perché ritiri la candidatura al congresso annunciata il Primo maggio e poi di fatto uffcializzata da Roberto Castelli.
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Candidatura alla quale un mese fa, dopo lo scandalo Belsito, Roberto Maroni aveva detto che sarebbe stato pronto a dire sì. Salvo poi ripensarci.
Fatto sta che, dalla guerra della Lega - che somiglia sempre più a un Vietnam - giungono i rumors più disparati, quasi da fantapolitica. Narrano gole profonde leghiste che il Senatùr in queste ore sarebbe oggetto di pressioni continure e fortissime dei maroniani e, nella sede di Via Bellerio, anche dello stesso triumviro Roberto Calderoli che appare sempre più alleato di Maroni, perché torni sui suoi passi per aprire la strada a Maroni nuovo segretario federale al congresso.
C’è chi avrebbe visto sere fa lo stesso governatore Roberto Cota, ritenuto calderolian-maroniano, nelle nuove alleanze interne, precipitarsi dal Piemonte per marcare stretto Bossi raggiunto in un bar vicino a Gemonio.
C’è chi dice che Bossi sarebbe addirittura inseguito nella sede di Via Bellerio anche quando esce dall’ufficio per andare alla macchinetta del caffè. Non lo lascerebbero mai solo, un vera morsa che lo stringerebbe anche quando si muove all’interno del castelletto di uffici leghisti.
Calderoli e i collaboratori del suo staff sarebbero ormai diventati la sua onnipresente ombra in via Bellerio. Rumors, fantapolitica? Un fatto è certo: la guerra della Lega va avanti senza esclusione di colpi. E con modalità che appaiono più simili a una guerriglia in stile Vietnam che alle altre guerre giocate nei partiti più tradizionali e normali di quello strano animale che è la Lega Nord.
Partito sempre a guida carismatica e finora senza correnti, dove quando il conflitto deflagra rischia di diventare lo scontro tra persone. Ritirerà Bossi davvero la sua candidatura, come le cronache hanno scritto?
Chi conosce bene il suo pensiero è pronto a giurare che il suo cruccio in questo momento è uno solo: l’unità della Lega, salvare il movimento. Bossi cederà a chi gli dice: ritirati sennò sei tu che spacchi tutto?
Per il Senatùr questo suonerebbe come un ricatto. Così come, denunciano gole profonde leghiste, doversi sentire ogni volta rivangare le accuse sulla sua sua famiglia. Sale sulle ferite del Senatùr, che aveva già chiesto scusa dal palco di Bergamo, circondato dalle ramazze.
Il Vietnam leghista è solo agli inizi.
redazione, Sabato 12 Maggio 2012
fonte: http://blog.panorama.it/italia/2012/05/12/bossi-e-la-candidatura-al-congresso-ecco-il-cerchio-che-fa-pressing-sul-suo-ritiro/
tags: Lega Nord; Roberto Maroni; Umberto Bossi; Roberto Calderoli; Roberto Castelli; Roberto Cota; Panorama
Un commento
Castelli: «Vorrei morire come martire della Padania e avere un monumento nella piazza della mia frazione». Beati i piccioni.
Sono povero, guadagno solo 145mila euro all’anno
Roberto Castelli
[...]è stato anche indagato dal tribunale di Roma per abuso d’ufficio per alcune consulenze in seno al Ministero della Giustizia, ma il Senato negò l'autorizzazione a procedere: per le stesse accuse anche il tribunale dei ministri chiese di procedere, ma nuovamente l'autorizzazione venne negata. Ciononostante la Corte dei Conti, con sentenza n. 592 dell'8 aprile 2009, condannò Castelli al rimborso di 98.876,96 euro a titolo di risarcimento erariale. Sempre durante il suo mandato, relativamente all'operato dei Gruppi Operativi Mobili della polizia penitenziaria dipendenti dal ministero di cui era allora ministro (scusate le ripetizioni), dichiarò - chiedendo di essere ascoltato come testimone: "Quando sono stato a Bolzaneto (la caserma di, che già alcune settimane prima del 21 luglio 2001 era stata adattata a carcere con annessa infermeria per gli arresti del G8 di Genova) nella notte di sabato e ho visitato personalmente l’area detentiva, non ho visto nulla di irregolare"! I pubblici ministeri, al processo contro le forze dell'ordine per quei fatti, riferirono di persone costrette: a stare in piedi per ore e ore (ma lui, intervistato, risponderà che "... anche i metalmeccanici stanno in piedi otto ore al giorno"); a fare la posizione del cigno e della ballerina (lui pensò fosse per dividere i maschi dalle femmine); ad abbaiare per poi essere insultati con minacce di tipo politico ("viva il duce, viva la polizia penitenziaria"; "1,2,3 viva Pinochet 4,5,6 morte agli ebrei - variante: fossi in te non parlerei - 7,8,9 il negretto non commuove") colpiti con schiaffi e colpi alla nuca, e con lo strappo di piercing anche dalle parti intime, altri colpi se non cantavano "faccetta nera"; a qualcuno hanno pisciato addosso, gli sbattevano la testa contro il muro; una ragazza vomitava sangue... Molte le ragazze obbligate a spogliarsi, a fare piroette con commenti brutali ("Puttana, troia", facendo riferimenti di tipo sessuale: "Che bel culo, ti piace il manganello" - ma queste per lui erano fantasie), da parte di agenti presenti anche in infermeria (sarà proprio un infermiere a parlare)... Invece i giudici d'appello di Genova hanno condannato in secondo grado tutti i 44 imputati (e non solo 15 come nel processo di primo grado) per i fatti di Bolzaneto e, per quanto prescritti, i condannati dovranno risarcire le vittime (la prescrizione sarebbe stata impedita se l'Italia avesse introdotto nel suo sistema penale il reato di tortura - come è obbligata dalla firma della Convenzione ONU contro la Tortura del 1988 - ma l'allora ministro disse che ci voleva un testo "equilibrato" per la legge, perché "la colpa è del legislatore di sinistra che ha presentato un testo INACCETTABILE, si parla di torture di natura psicologica!"). Amnesty International sottolineò l'importanza della sentenza perché riconosceva che a Bolzaneto vi furono "gravi violazioni dei diritti umani".[...]
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