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Trionfa la FPO, la destra identitaria austriaca e suona la riscossa l'Austria profonda, quella dei crocefissi di campagna, delle chiese alpine, dei contadini legati al ritmo della terra. Trionfa pe...
Max Ferrari: Vittoria in Austria della destra identitaria che chiama la Lega alla battaglia anti-UE
Vittoria in Austria della destra identitaria che chiama la Lega alla battaglia anti-Ue
Trionfa la FPO, la destra identitaria austriaca e suona la riscossa l’Austria profonda, quella dei crocefissi di campagna, delle chiese alpine, dei contadini legati al ritmo della terra.
Trionfa perchè dopo la morte misteriosa del carismatico Jorg Haider, potenziale leader naturale di tutto il mondo identitario mitteleuropeo, gli analisti la davano per morta e invece le urne hanno decretato che, passando dal 17,5 al 21,4%, è viva e vegeta ed è l’unico grande partito ad aumentare i propri consensi.
Vince, dunque, l’Austria conservatrice e cattolica e basta guardare una cartina del paese per vedere che il nero (colore associato ai democristiani dell’OVP) e il blu (FPO) predominano sul rosso della sinistra che rimane primo partito solo in 3 regioni più la multietnica Vienna dove comunque la FPO è seconda col 22% e raccoglie una marea di voti tra operai e pensionati che una volta votavano socialista ma oggi si sentono abbandonati da una sinistra attenta solo alle esigenze di alcune categorie di immigrati.
Una coalizione di governo nero-blu allargata agli euroscettici di Stronach (5,8%) sarebbe dunque possibile e rispettosa del sentimento degli elettori, ma ormai in Europa le elezioni sembrano essere diventate un optional perchè tanto poi i poteri forti di Bruxelles spingono al papocchio, alle grandi coalizioni destra-sinistra e così finirà anche a Vienna dove i “rossi” finiranno per comandare ancora grazie ai voti dell’Austria moderata che ha scelto i democristiani i quali però, ancora una volta, faranno la spalla a chi spinge all’immigrazione incontrollata, ai sussidi per i nullafacenti, alla multicultura obbligatoria e alla distruzione di ogni radice e tradizione. Certo sarà un governo appeso a un filo perchè avrà 99 seggi su 183, ma potrà sempre contare sull’appoggio esterno dei verdi che anche in Austria sono molto tendenti al rosso.
“Una coalizione di perdenti attaccati alla poltrona” li ha definiti Heinz Christian Strache, leader della FPO che si gode le prime pagine dei giornali di tutto il mondo e guarda avanti pensando alle strategie per far sì che il suo partito raggiunga ovunque il primo posto come in Stiria, la grande regione del sud-est dove ha totalizzato il 25%.
La più grande battaglia rimane quella dell’identità e a botta calda il leader ribadisce: “Ci opponiamo e ci opporemo all’islamizzazione dell’Austria e dell’Europa, i nostri valori sono cristiani e dobbiamo tramandarli ai nostri figli”. Non a caso una delle foto più usate da chi cerca di farlo passare per un fanatico lo ritrae con il leader fiammingo De Winter mentre espongono un cartello contro la costruzione indiscriminata di moschee in Europa, ma Strache non è uno di quelli che tirano il sasso e nascono la mano e, anche nel momento della vittoria, si ricorda degli amici accomunati dalle stesse battaglie e ai giornali dichiara:” In Europa abbiamo rapporti amichevoli con la Lega Nord, i fiamminghi del Vlaams Belang (protagonisti di un gemellaggio con i giovani leghisti) e gli olandesi di Geert Wilders”.
Non per nulla il 5 ottobre a Milano alcuni eurodeputati e onorevoli leghisti si confronteranno con i colleghi FPO sulla questione dello Ius Soli e in qualche modo riprenderanno un rapporto iniziato ai tempi di Haider. Occorre unire tutte le forze perchè le spaccature tra identitari costano care e qualcosa ne sa proprio Strache che se avesse potuto contare sui voti dei “fratelli separati” della BZO carinziana (3,6% e non entrata in parlamento) avrebbe raggiunto il 25% tondo e sarebbe il secondo partito, senza contare i voti finiti al partito euroscettico del miliardario austro-canadese Stronach che pare una meteora e che ha danneggiato solo la destra.
Riunire gli identitari e gli euroscettici sarà dunque la priorità in patria e in Europa perchè come spiega il capo della FPO ”L’Austria è il cuore dell’Europa e il nostro successo ha un significato che va oltre i confini perchè gli europei non vogliono una UE che decide tutto dall’alto, ma più libertà e una Europa della Patrie sovrane e non delle banche e delle burocrazie senza volto e non elette dalla gente”. Strache lancia un’idea che ai lettori di vecchia data ricorderà certamente qualcosa:”La gente non voleva l’Euro.
Ci è stato imposto e ha fallito. Occorrono più valute, almeno due (ricordate l’idea bossiana della doppia moneta?) che darebbero a chi è in crisi la possibilità di svalutare senza gravare su chi ha i conti in regola. Adesso dovranno ascoltarci”.
L’idea infatti è sempre quella di creare un grande gruppo parlamentare europeo dei partiti identitari ma è chiaro che per farsi davvero ascoltare serve coinvolgere partner di peso e se escludiamo la Germania dove gli euroscettici hanno fatto un buon debutto ma non sono entrati in parlamento, l’apporto della destra francese appare fondamentale specie per Strache che dice di rifarsi al modello del generale/presidente De Gaulle. I gollisti francesi però oggigiorno sono troppo occupati dalle grane di Sarkozy per pensare all’Europa della Patrie vagheggiata dal generale e alla lotta alla dittatura dell’Euro.
Molto più attenta è invece Marine Le Pen, che i sondaggi danno in continuo rialzo, e che la sinistra francese non sa più come fermare.
Marine e Strache un paio d’anni fa a Strasburgo tennero una conferenza stampa congiunte e dissero:
«L’Unione europea è diventata l’antitesi della libertà, noi abbiamo mani e piedi legati nel cuore della tormenta mondialista». I giornali scrissero che erano due relitti di un’epoca passata: oggi uno è il vincitore morale delle elezioni austriache e l’altra è considerata la probabile prossima presidente di Francia.
Max Ferrari (La Padania del 1 ottobre 2013)
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Con tag Austria, Filip Dewinter, FPO, Frank Stronach, Heinz Christhian Strache, Marine Le Pen, Team Stronach, UE
MAX FERRARI: Austria al voto: l’assedio di Vienna. La destra identitaria sola contro tutti potrebbe farcela.
Austria al voto: l’assedio di Vienna. La destra identitaria sola contro tutti potrebbe farcela.
Euroscettico, anti-islamista, contrario all’immigrazione di massa: Heinz Christhian Strache, leader della FPO, la destra austriaca potrebbe essere la rivelazione delle elezioni che decideranno la prossima compagine governativa.
Data per morta e sepolta dopo l’incidente d’auto che costò la vita al carismatico Jorg Haider la componente identitaria austriaca ha saputo ricomporsi dietro a Strache e porre in serio pericolo la riconferma dell’attuale governo composto dalla strana alleanza tra sinistra (SPO) e democristiani (OVP) che ha fatto disastri soprattutto in tema di giustizia sociale e immigrazione, aumentata addirittura del 21% in un anno.
Una piega che gli austriaci di ogni colore non hanno apprezzato se è vero che i sondaggi danno in caduta libera socialisti (26-27%) e centristi (22%) che pur rimanendo primo e secondo partito perdono punti su punti a favore di una FPO che parte da un 17% del 2008 e non si sa dove potrebbe arrivare.
Ad un certo punto sembrava molto realistica l’ipotesi di Strache cancelliere e certamente quelli che a suo tempo a Bruxelles avevano minacciato sanzioni contro una eventuale cancelleria di Haider non dovevano essere contenti.
Forse non a caso, dal nulla è sbucato un nuovo partito euroscettico, il “Team Stronach” guidato da un 81enne miliardario austro-canadese, che attraverso una campagna pubblicitaria ricca e martellante è accreditato di un 8% di voti, quasi tutti “sottratti” alla FPO che così finirebbe terza (con il 21%), dietro alla sinistra e, per pochissimo, non riuscirebbe a superare i democristiani.
Strache però non si è dato per vinto e negli ultimi giorni ha puntato tutto sui temi più sentiti dai ceti popolari: l’immigrazione incontrollata (18.000 richiedenti d’asilo solo nel 2012) e le ingiustizie sociali da essa derivanti a partire dal fatto che mentre si regalano sussidi e residenze a finti profughi e profittatori di ogni provenienza, si tagliano aiuti e servizi primari agli anziani e ai bisognosi austriaci.
A loro si rivolge la FPO con lo slogan “Ama il tuo vicino” e per loro, “poveri di serie B” dimenticati dal governo, chiede aiuti degni e una pensione minima di 1200 euro.
La stampa internazionale parla di “egoisti che non vogliono estendere ad altri i loro privilegi”, facendo finta di non sapere che quegli “egoisti” hanno lavorato e pagato tasse per una vita in cambio del “privilegio” di una misera pensione messa a rischio dall’estensione a chi non solo non ha contribuito per nulla alla crescita austriaca, ma fa di tutto per non integrarsi.
Senza parlare della delinquenza crescente e del disastro culturale provocato dalla sinistra multicuralista che appoggia l’islamizzazione della società a partire dalla scuola come dimostrato, tra l’altro, dalla scelta di alcuni istituti che, per non offendere gli studenti stranieri, hanno eliminato dai libri di storia ogni riferimento agli assedi di Vienna compiuti dai turchi nel sedicesimo e 17esimo secolo.
Non una cosa da poco, visto che l’assedio di Vienna fu la battaglia per la vita dell’intera Europa cristiana, che sarebbe stata spazzata via e sottomessa al sultano se la città fosse caduta.
Ebbene: Strache e la FPO oggi si sentono ancora su quel fronte, ultimo baluardo mitteleuropeo di fronte all’avanzare dell’Eurabia.
Non a caso una delle battaglie più accese in campagna elettorale è stata quella sulla lingua usata a scuola (secondo la FPO, gli alunni che non parlano il tedesco non devono superare il 30% in ogni classe) e su quella utilizzata per manifesti e volantini elettorali: lingua tedesca per la FPO, tedesco e turco per alcuni candidati di sinistra e addirittura della democristiana OVP.
D’altra parte gli stranieri sono ormai il 20% della popolazione e il loro voto, che certo non va ai partiti identitari, è sempre più determinante come ben sa la sinistra europea che non per nulla predica la politica delle frontiere aperte. Questa, per l’Austria, potrebbe essere una delle ultime occasioni per dare una sterzata e per chiudere il portone e, malgrado tutti scommettano su una riedizione del governo SPO-OVP qualche segnale dice che nel segreto dell’urna una buona fetta di elettori moderati potrebbero punire i democristiani e dare fiducia a Strache.
Se la OVP fosse superata dalla FPO o comunque fosse molto avvicinata, il suo segretario filo-UE e filo-sinistra dovrebbe dimettersi lasciando spazio ad altri più a destra e in quel caso una FPO con un buon risultato potrebbe proporre ai democristiani un’alleanza identitaria euroscettica aperta anche al vecchio Stronach.
Fantapolitica? Vedremo. Quel che è certo è che, anche in questa battaglia di Vienna a difesa dell’identità dell’Austria cattolica e dell’Europa cristiana, noi sappiamo con chi stare.
Max Ferrari (La Padania del 29 settembre 2013)
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http://maxferrari.net/2013/09/29/austria-al-voto-lassedio-di-vienna-la-destra-identitaria-sola-contro-tutti-potrebbe-farcela/
Euroscettico, anti-islamista, contrario all'immigrazione di massa: Heinz Christhian Strache, leader della FPO, la destra austriaca potrebbe essere la rivelazione delle elezioni che decideranno la p...
Suvorov. Il generale dello Zar che guido' le armate austro-russo-lombardovenete contro Napoleone. http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/6931403/121971774.html
Giornale murale dei nostri ascoltatori → L'Europa di Putin: il discorso di Valdai “trasformato” dai giornali Tags: Italia, Societá, Valdaj, Nel mondo, Russia
Giornale murale dei nostri ascoltatori → L'Europa di Putin: il discorso di Valdai “trasformato” dai giornali
Tags: Italia, Societá, Valdaj, Nel mondo, Russia
Max Ferrari
24.09.2013, 15:18
Foto: RIA Novosti
Il destino della Russia e dell'Europa, le identità, il multiculturalismo, l'immigrazione: di questo han discusso politici russi (anche dell'opposizione) ed esperti di ogni paese riuniti a Valdai, ma di tutto ciò cos'è uscito sui giornali italiani? Nulla, se non una battuta scherzosa di Putin su Berlusconi “processato perchè si intratteneva con delle donne, ma se fosse stato omosessuale nessuno lo avrebbe toccato con un dito”.
Su questa boutade le nostre penne più famose si sono gettate in lunghi articoli scandalizzati contro la Russia, “omofoba”, “illiberale”, etc. ma non hanno scritto una riga sulle parti pregnanti del discorso ufficiale di Putin da cui sono emerse tematiche scottanti per anche per l'Europa sottomessa alla UE e sicuramente condivise da una larghissima fascia di italiani.
Senza dimenticare, inoltre, che questi antirussi in servizio permanente hanno sorvolato sul fatto che il Prof. Romano Prodi, fresco candidato alla presidenza della repubblica fosse lì, a Valdai, sorridente e amichevole al fianco di quel Putin che la stampa “progressista” definisce un dittatore. E' impazzito Prodi o scrivono menzogne i sedicenti “liberali e progressisti”? Facile la risposta, ma andiamo oltre e arriviamo alle cose censurate ma interessantissime come il rapporto tra identità di popolo, identità di genere,demografia e immigrazione.
In Italia, a fronte di un generale calo demografico occidentale, una certa sinistra, e in particolare il ministro Kyenge, da un lato propone lo smantellamento anche semantico della famiglia tradizionale (con l'eliminazione delle parole “padre” e “madre”), dall'altro propone come “soluzione” l'arrivo incontrollato di immigrati che in teoria dovrebbero “ringiovanire” il paese e “arricchirlo” ma che di fatto crea instabilità e rischia di trasformarsi in una forma di colonizzazione culturale con le tradizioni autoctone che in alcune zone diventano minoritarie e gli abitanti nativi costretti ad adeguarsi a usi e costumi degli immigrati.
La Russia, invece, ha una visione del problema e soluzioni diametralmente opposte che Putin ha voluto chiarire:
“Gli Europei si stanno estinguendo. Non lo capite? E i matrimoni tra persone dello stesso sesso non producono figli. Volete sopravvivere attraendo immigrati? Ma la società non è in grado di integrare così tanti immigrati”.
La salvezza dell'identità nazionale e culturale, sta secondo il presidente russo, nella difesa della tradizione religiosa: “Senza i valori cardine della cristianità e delle altre religioni mondiali, senza le norme morali scolpite nei millenni, le persone inevitabilmente perderanno la loro dignità umana”.
Un processo di dissoluzione che la Russia rifiuta di adeguarsi e Putin critica quelle “nazioni Euro-atlantiche dove ogni identità tradizionale inclusa quella sessuale è rigettata... dove c'è una politica che parifica le famiglie con molti bambini a quelle omosessuali, il credere in Dio con il suo contrario”.
Poi ha raggiunto la summa di tanti discorsi che si intrecciano affermando una cosa che da noi è ormai vietato dire e forse addirittura pensare (ma non siamo nell'Occidente liberale?): “Ogni diritto delle minoranze deve essere rispettato, ma il diritto della maggioranza non può essere messo in discussione”.
Putin, dunque, da un lato lancia un programma di resistenza culturale valido per tutta l'Europa e dall'altro, pragmaticamente, afferma: “Ogni nazione approva le leggi che ritiene, ma lasciate fare alla Russia le proprie scelte secondo il nostro modo di vedere”.
Messaggio chiaro: non sono gradite intromissioni straniere con il pretesto della “democrazia” e l'opposizione interna, rappresentata a Valdai dal sindaco di Ekaterineburg, è invitata a un dibattito costruttivo nell'interesse nazionale e non a farsi strumento di quei gruppi di pressione esterni che in altre nazioni dell'est Europa e dell'Asia centrale hanno portato alle disastrose “rivoluzioni colorate”.
Non a caso Putin ha spiegato che l'Ucraina, sconquassata dalla famosa rivoluzione “arancione”, è liberissima di scegliere se far parte della UE o dell'Unione Doganale Eurasiatica, ma che se scegliesse la UE non potrà poi pretendere di interagire liberamente coi mercati russi e con Mosca lanciata nel progetto di integrazione eurasiatica:”un progetto- ha spiegato Putin- mirato alla protezione dell'identità dei popoli dello spazio Eurasiatico nel nuovo secolo e nel nuovo mondo”.
Gli eurasiatisti francesi amano parlare dell'asse “Parigi-Berlino-Mosca”, che non piace per nulla alla sinistra di Hollande, ma affascina Marine Le Pen e, per una pura coincidenza, uno dei politici stranieri più importanti invitati a Valdai era l'ex premier francese François Fillon, uomo della destra moderata, che in questi giorni in patria è stato criticatissimo perchè ha osato far capire che in caso di ballottaggio tra la Le Pen e la sinistra, lui potrebbe pensare di votare Marine. Una svolta epocale per la politica francese fondata sull'esclusione dei nazionalisti.
Proprio Fillon ha fatto a Putin la domanda dell'anno: “si candiderà ancora alle presidenziali del 2018?”. Il presidente ha detto che non lo esclude e tutta l'Europa identitaria che ormai lo vede come “faro” continentale ne è ben contenta.
Max Ferrari
http://italian.ruvr.ru/radio_broadcast/6931403/121859556.html
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Le tasse che paghiamo serviranno a finanziare i terroristi di Al Qaida in Siria? I nostri quattrini saranno utilizzati per far vincere coloro che sventrano i nemici âinfedeliâ e ne mangiano gli org...
Roma alleata di Al Qaida in Siria con le nostre tasse?
Le tasse che paghiamo serviranno a finanziare i terroristi di Al Qaida in Siria? I nostri quattrini saranno utilizzati per far vincere coloro che sventrano i nemici “infedeli” e ne mangiano gli organi? Putin lo ha chiesto direttamente e pubblicamente al premier inglese, Cameron, e questi imbarazzatissimo non ha saputo cosa rispondere! I nostri soldi serviranno a supportare chi decapita i preti e chi stupra e schiavizza le bambine colpevoli di essere cristiane? Il rischio è concreto perchè se l’italietta di Letta ancora una volta si lascerà trascinare in avventure belliche decise oltre la Manica e oltreoceano finiremo alleati de facto con i peggiori terroristi visti sulla piazza internazionale negli ultimi decenni. Intendiamoci,il clan Assad non suscita entusiasmo ma è il male minore con cui l’occidente ha convissuto, e talvolta allegramente banchettato per decenni, mentre la cosiddetta opposizione ormai è totalmente controllata da gruppi di fanatici islamisti e mercenari il cui scopo dichiarato è la creazione di un califfato sottoposto alla più dura legge coranica. Gente che ha dichiarato a più riprese di essere affiliata ad Al Qaida, che ha spiegato di voler sterminare tutti i cristiani della regione e ha ostentato odio per l’occidente, i suoi valori, la sua cultura, la sua gente. E la UE, incredibilmente, fa il tifo per loro. Sì perchè a spingere per l’intervento armato non sono tanto gli USA come raccontano i giornali, ma Gran Bretagna e Francia, che probabilmente tendono a soddisfare e non irritare le sempre crescenti e incontrollabili masse di migranti che pendono dalle labbra degli estremisti delle varie moschee sparse tra Parigi e Londra e che invocano la guerra contro la Siria laica. Diciamocelo francamente: l’orribile storia dei 1300 uccisi a Damasco dalle armi chimiche presumibilmente usate da Assad fa acqua da tutte le parti. Da mesi si cerca un pretesto per intervenire e già a maggio i giornali occidentali furono spinti a scrivere che l’esercito governativo aveva usato i gas, ma poi successe l’imprevedibile: il magistrato svizzero Carla Del Ponte, membro della commissione d’inchiesta dell’ONU, ebbe il coraggio di dire che in effetti era molto probabile che le armi chimiche fossero state usate, ma c’erano molte prove e precise testimonianze che incolpavano i ribelli e non Assad. Da allora la Del Ponte, ex procuratore generale del Tribunale Penale Internazionale, per anni adulata dalla stampa internazionale è finita sotto silenzio e, passati alcuni mesi, rieccoci con la stessa accusa e con le orrende foto che tutti hanno visto. Però ci sono tante stranezze: come mai le foto hanno cominciato ad essere divulgate il 20 quando la strage si sarebbe compiuta il 21? Come mai ci sono foto che mostrano corpi tenuti sotto ghiaccio nei giorni precedenti? Come mai nessuno mostra le immagini delle tv algerine che riprendono i ribelli islamisti mentre caricano stranissime testate su un cannone e poi lo attivano a grande distanza? Come mai molti tra i maggiori esperti di armi chimiche, persino inglesi, si mostrano dubbiosi? Come mai i russi hanno stabilito con precisione che le bombe chimiche sono state lanciate dalle zone occupate dagli islamisti mentre i governi UE a partire da quello italiano brancolano nel buio, ma nell’incertezza se la prendono con Assad? E’ credibile che gli Assad, conosciuti come le “volpi di Damasco” si siano rincretiniti al punto tale da fare l’unica mossa in grado di scatenare la reazione internazionale? E perchè farla proprio nel momento in cui l’esercito regolare stava sgominando ovunque i terroristi? Troppe cose non tornano e ricordano troppo da vicino le grandi bugie raccontate al mondo negli anni scorsi. Sembra la fotocopia del casus belli inventato per l’Iraq: si raccontò che Saddam possedeva armi di distruzione di massa e si fecero vedere le foto fatte dai satelliti, ma anni dopo gli americani ammisero che era un falso. Falsa anche la strage di Racak, attribuita all’esercito serbo, che servì a scatenare la guerra contro la Yugoslavia e a staccare il Kosovo dalla madrepatria. Dubbiosissima anche la ricostruzione della famosa strage del mercato a Sarajevo di cui i serbi han sempre negato la responsabilità e che diede la stura all’intervento NATO. Personalmente ricordo benissimo l’esperienza tra Albania,Kosovo e Serbia durante la guerra: quasi tutti i colleghi scrivevano cose che non vedevano e spesso non accadevano ma che qualcuno, da lontano, suggeriva. Quella però era la “verità” e la verità vera non aveva nessuna udienza e anzi veniva ridicolizzata. Con queste premesse capirete bene che qualche dubbio sorge spontaneo anche perchè, seppur censurate, dalla Siria arrivano nitide le voci di tanta gente perbene che ci chiede di non finanziare i loro macellai. Parlo degli appelli dei cattolici siriani di cui pare ricordarsi solo Magdi Allam, parlo delle denunce degli armeni, i primi cristiani d’oriente e del mondo, parlo delle accuse della comunità curda: tutti dicono che i ribelli supportati dall’occidente sono dei delinquenti sanguinari, dei terroristi senza scrupoli, degli aguzzini impietosi e ci chiedono di non armarli ulteriormente. Perchè le TV italiane tanto attente nel riproporre gli appelli di questo o quel prelato a favore dei clandestini non trovano un minuto per dar voce ai vescovi del medio oriente che ci raccontano l’orrore quotidiano di una comunità rispettata da Assad e oggi vittima di scientifico sterminio? Avete letto cosa scrivono i sacerdoti rimasti in quelle zone? Cose agghiaccianti. Resta da capire cosa ci guadagni l’Italia in questa ennesima sciagurata avventura dalla parte sbagliata. La partecipazione all’eliminazione di Gheddafi ci ha fruttato la perdita del monopolio su gas e petrolio (regalate a francesi e inglesi) e la creazione di uno stato-pirata al di là del mare col bel risultato che oggi in Libia spadroneggiano le bande islamiste e dalle sue coste partono migliaia di clandestini. Non contenti a Roma e Bruxelles hanno preso posizioni controproducenti e ambigue anche su Tunisia ed Egitto (dimostrando grande simpatia per gli islamisti deposti dai militari al Cairo) e ora si apprestano a fare l’errore più grosso. Il paradosso più grande, di cui nessuno parla, è che la madre di tutte le recenti guerre e guerriglie è l’intervento in Afganistan che è stato un fallimento ma, almeno ufficialmente, nasceva col nobile e intento di sconfiggere i terroristi di Al Qaida accusati dell’attentato alle “torri gemelle” di New York. A pochi anni di distanza non solo Al Qaida è più forte di prima, ma il cosiddetto Occidente pare diventato il suo più fidato e stupido alleato. Ancora una volta l’unica posizione che va nell’interesse dell’Europa e degli europei è quella russa che chiede indagini serie e conferenza di pace non sabotata da strani accadimenti. Mosca ultimo baluardo di ragionevolezza.
al-Qaida, Bashar al-Assad, Enrico Letta, islam,Siria, terrorismo, USA, Vladimir Putin
Max Ferrari (La Padania del 27 agosto 2013)
Mondo | 25 novembre 2012 - 17:40 | 0 Commenti |
LOMBARDIA - Berlusconi torna in campo e appoggia la candidatura di Maroni. Svolta inattesa a Milanello, dove il Cavaliere ha detto che sta pensando a rimettersi in gioco e ha gettato nel panico quella parte del suo partito che già pensava di spartirsene l’eredità politica e di mettere fuori gioco la Lega.
Tutto comunque è in divenire e la reazione di Formigoni annuncia bufere nel PDL. “Silvio riflettici-ha detto Formigoni- perchè i nostri non voteranno mai Maroni”. A questo punto tutto dipenderà dal braccio di ferro tra il Cavaliere pro Maroni ed Alfano che appoggia la candidatura dell’ex sindaco di Milano, Albertini, noto soltanto per la sua sfilata in mutande.
L’unica certezza dunque è che la Lega correrà con Maroni e che punterà tutto sul tema dell’Autonomia regionale sul modello del Sud Tirolo. Se poi dovesse vincere si tenterà di confederare Lombardia, Veneto e Piemonte (tutte governate dal Carroccio) in una Euroregione a statuto speciale. Al centro di tutto, dunque, il tema della fiscalità e delle tasse romane che stritolano il Nord.
Lega e PDL comunque partono svantaggiati perchè i sondaggi danno il primato ad Ambrosoli un ciellino di sinistra appoggiato dal PD, Vendola e forse da Casini che vanno dove si vince. Grillo attualmente veleggia intorno al 20. Per i Lumbard è la partita decisiva.
BB
fonte: http://www.mattinonline.ch/elezioni-in-lombardia-sfida-tre-maroni-e-ambrosoli/
tags: Mattinonline, Silvio Berlusconi, Roberto Maroni, Roberto Formigoni, Lega Nord, Elezioni Regione Lombardia, Gabriele Albertini, Umberto Ambrosoli
Mondo | 24 novembre 2012 - 14:13 | 0 Commenti |
ELEZIONI CATALANE - Ad un passo dal voto in Catalogna e dalla sicura vittoria indipendentista da Roma a Bruxelles i telefoni si fanno bollenti. I subgovernatori delle varie nazioni e i veri padroni del vapore UE sono nel panico e devono assolutamente trovare il modo di non riconoscere alcun valore alla volontà del popolo catalano.
A far loro paura non è tanto il destino di Barcellona e dintorni, ma l’effetto domino che si propagherà immediatamente sul resto d’Europa ad incominciare dal Veneto e dalle Fiandre. Naturalmente i camerieri di Bruxelles e gli scopini delle varie capitali sono all’opera per arginare il tutto, ma spesso la toppa è peggiore del buco e una delle frasi più demenziali pronunciate dai tecnocrati è che la Catalogna non è il Kosovo e non ha i requisiti per l’indipendenza.
Di fronte a questa scemenza assoluta molti tacciono e qui c’è da imbestialirsi perché occorrerebbe far presente che è il Kosovo a non avere nessuno diritto e se alla fine persino il Kosovo è stato accettato come stato autonomo, la Catalogna non si deve nemmeno discutere.
Perché? Perché i kosovari, immigrati di recente dall’Albania, si sono proclamati indipendenti su una terra non loro (fino alla fine degli anni ’60 il Kosovo era al 90% serbo) mentre i catalani chiedono la libertà della PROPRIA patria. Non basta? I kosovari albanesi, una volta autonomi han cacciato con la violenza tutte le minoranze, mentre i catalani non si sognano di farlo, così come Barcellona rimarrà sempre un centro di cultura e legalità europea mentre il Kosovo islamizzato è diventato una Tortuga, uno Stato-Mafia al centro di mille traffici illeciti. Eppure i delinquenti sono stati esaltati e aiutati e gli onesti sono osteggiati.
SN
fonte: http://www.mattinonline.ch/kosovo-si-catalogna-no-assurdo/
tags: Mattinonline, barcellona, catalogna, indipendenza, UE
Mondo | 24 novembre 2012 - 11:29 | 0 Commenti |
MADRID - Se vende nacionalidad Espanola urlano gli indignati che denunciano la legge recentemente varata dal governo di Madrid che consentirà agli stranieri di ottenere il permesso di soggiorno attraverso l’acquisto di un immobile dal prezzo minimo di 160.000 euro.
Sono molti i paesi extraeuropei che agevolano l’ottenimento del passaporto a chi investe in loco e ultimamente lo ha fatto anche l’Ungheria, ma che lo facesse l’altezzosa Spagna e a prezzi così bassi è cosa che a molti non piace. Sfrattano gli spagnoli che non hanno più i soldi per pagare l’affitto e poi regalano la nazionalità a personaggi poco raccomandabili, accusa l’opposizione, ma il Governo tira dritto e spiega che ci sono un milione di appartamenti invenduti e non esiste altra soluzione per cercare di far ripartire il settore edilizio.
D’altra parte la frusta della UE si fa sentire e non è consentito fare gli schizzinosi e così persino il Re, Juan Carlos, nella recente riunione dei paesi Sud Americani di lingua spagnola ha chiesto aiuti finanziari sotto forma di investimenti. E pensare che nel 2010 tutti gli esperti dicevano che grazie alla grande attività estera delle banche iberiche la Spagna stava riconquistando l’America Latina.
La realtà e che a causa di quelle banche, oggi i giovani spagnoli cercano lavoro in Argentina e Brasile e Juan Carlos chiede aiuto alle ex colonie.
SN
fonte: http://www.mattinonline.ch/spagna-passaporti-in-vendita-e-juan-carlos-chiede-aiuto-alle-ex-colonie/
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