Caro cardinale, è imbarazzante vedere come il
Catechismo della Chiesa Cattolica, nella sezione riservata ai principali peccati contro la castità, affianchi con distinzioni appena percepibili pratiche così differenti come, fra le altre, gli atti omosessuali e lo stupro. Dunque un omosessuale che ha relazioni affettive e sane dovrà bruciare all'inferno come uno stupratore che scarica i propri ormoni sulla prima innocente che passa per strada? Lo stupro è un reato equiparato alle lesioni personali, una minaccia gravissima all'integrità fisica e psicologica degli individui. Lo stupratore è un essere profondamente egoista. L'omosessualità non solo non è illegale, ma non minaccia affatto gli altri, né li rende incolumi di fronte alla sua forza.
Io, che ho avuto rapporti omosessuali, non mi sono mai innamorata di una donna. Vado dritta all'inferno, certo, mi prendo le mie responsabilità. Ma se fosse accaduto il contrario? Se mi fossi innamorata platonicamente di una donna, avrei ugualmente commesso peccato? La faccenda non mi è affatto chiara. Glielo chiedo con sincera curiosità, poiché né il
Catechismo né gli altri testi religiosi menzionano l'amore omosessuale, ma solo gli atti, ossia il sesso. Forse la Chiesa, mi chiedo, non si pone il problema che anche gli omosessuali sono capaci di amare? Forse la Chiesa vede il sesso come l'unico aspetto su cui si basano le relazioni omosessuali? Non è che la Chiesa pensa un pò troppo al sesso?
L'omosessualità, c'è da aggiungere, non è contro natura. Potrà ancora pensare che è eticamente sbagliata, che è contraria alle leggi di Dio, che è immorale. Ma non innaturale.
In natura, infatti, esistono svariate specie animali che praticano correntemente l'omosessualità senza dimenticare, al contempo, la riproduzione della specie. Molti animali sono omosessuali per scelta e piacere ed eterosessuali per sopravvivenza.